ministro del lavoro

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha rivelato tutta la propria pochezza nell’attacco gratuito ai giovani costretti a lasciare il nostro Paese alla ricerca di un lavoro (‘Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata. Bisogna correggere un’opinione secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori. Se ne vanno 100mila, ce ne sono 60 milioni qui: sarebbe a dire che i 100mila bravi e intelligenti se ne sono andati e quelli che sono rimasti qui sono tutti dei pistola). Ebbene, in tempi di disoccupazione a due cifre, Poletti ha avuto la stessa delicatezza di un elefante in un negozio di porcellane. Fuoco incrociato su di lui, attacchi, sberleffi, richiesta di dimissioni e mozione di sfiducia. Senza considerare che, con questo pretesto, sono state fatte ricerche sull’attivita’ professionale del di lui figlio, Manuel, direttore di una testata giornalistica locale che ha beneficiato di 500 mila euro di contributi pubblici in tre anni. Chissa’, magari Manuel, senza questi contributi avrebbe lasciato l’Italia per trovare un lavoro all’estero. Forse li ha avuti perche’ figlio di un potente o forse no. Chissa’. Certo, le colpe e le gaffes dei padri non possono ricadere sui figli, ma anche i padri, suvvia, facciano un po’ di attenzione e rispettino i figli degli altri, se vogliono rispetto per i propri.