missili

La Russia e gli Stati Uniti dovrebbero riprendere il dialogo sulla difesa missilistica, di grande importanza a livello globale. Lo ha detto il vice ministro degli Esteri russo Seregej Rjabkov, come riferisce l’agenzia di stampa Sputnik, ripresa dall’agenzia Nova. “Vorrei sottolineare l’importanza del tema della difesa missilistica. Permettetemi di ricordarvi che esiste un legame indissolubile fra gli armamenti strategici offensivi e la difesa missilistica, come ribadito nell’attuale Trattato per la riduzione degli armamenti strategici offensivi. Per lungo tempo non c’e’ di fatto stato dialogo con la controparte Usa, ed ora e’ giunto il momento propizio per tornare a parlarne”, ha affermato Rjabkov. Le parole del funzionario diplomatico di Mosca giungono dopo la pubblicazione della Nuclear Posture Review da parte del Dipartimento della Difesa Usa, in cui si sottolinea la preoccupazione per lo sviluppo delle capacita’ nucleari russe.
Il vice ministro degli Esteri ha inoltre sottolineato l’importanza di superare le difficolta’ nelle attuali relazioni bilaterali fra Mosca e Washington nelle crisi regionali.

Il Giappone ha deciso di schierare i missili intercettori dopo l’annuncio della Corea del Nord di essere in grado di lanciare, dietro eventuale ordine del dittatore Kim Jong, missili balistici vicino all’isola Usa di Guam. A dare l’annuncio è stato il ministero della Difesa di Tokio. I sistemi, ha ricordato la tv pubblica Nhk, sono basati sul combinato intercettori terra-aria e radar da tenere operativi nel caso in cui anche singoli pezzi di missili cadano sul territorio nipponico.

Con il lancio dei missili sulla Siria, Donald Trump “ha preso tre piccioni con una fava. E piccioni si chiamano Russia, Iran e Cina”. Il presidente degli Stati Uniti, sostiene il generale Carlo Jean, ex consigliere militare di Francesco Cossiga al Quirinale, in una intervista a Libero, ha compiuto un capolavoro diplomatico: “Ha fatto capire che la pace in Siria senza gli americani non si può fare” e “non a caso, la reazione della Russia è stata decisamente scomposta” con “l’annullamento dell’accordo con gli Stati Uniti sulla sicurezza aerea in Siria. Azzerare quel patto danneggia più Mosca che Washington. I russi per raggiungere la Siria devono passare su zone aeree controllate dagli americani. E non possono sorvolare la Turchia. Dunque devono partire dall’Iran, sorvolare l’Iraq dominato dall’aviazione Usa e quindi arrivare in Siria, che però dalla base di Incirlik, in Turchia, è a sua volta controllata dai velivoli americani”. Ma soprattutto, a Putin ha recapitato un messaggio forte e chiaro: “Ha detto: guardate che non sono Obama, io sparo” e per “l’Iran il messaggio è lo stesso”, “e infatti la reazione di Teheran è stata estremamente cauta”. E il terzo piccione? “È il più grande: la Cina, con la quale è aperta la questione della Corea del Nord” ma “in questo caso, tuttavia, rispetto alla Siria si tratterebbe di un’operazione più complicata”, “l’eventuale attacco americano non si potrebbe tradurre m qualche azione dimostrativa o limitata. Kim Jong-Un dispone di 15mila cannoni in grado di colpire Seul. E dalle simulazioni effettuate è emerso che se queste bocche da fuoco non fossero neutralizzate in poche ore, a Seul morirebbero centinaia di migliaia di persone. Cosa che gli Stati Uniti non possono permettersi. E allora i cinesi sanno benissimo che un eventuale intervento Usa sarebbe portato avanti con armi ai neutroni. Ora a Pechino avranno le orecchie dritte”. Ma sul futuro siriano, avverte, le incognite restano tutte: “Trump si trova di fronte a un bivio: come evitare che la Siria si trasformi in un altro Iraq e in un’altra Libia? Un piano americano, se c’è, è tenuto ben mascherato”, “il rischio che facendo fuori Assad si sfasci l’esercito e che, di conseguenza, la Siria si trasformi in un’altra Libia, è concreto”. Aggiunge poi che “Trump oltre alla politica estera deve tenere conto anche di quella interna, dove è riuscito a ricompattare i Repubblicani intorno a lui” e che la restaurazione della potenza militare russa è solo propaganda: “La Russia non può fare una nuova Guerra fredda con gli Stati Uniti. Washington ha leve molto forti. Può fare, ad esempio, una speculazione al ribasso del prezzo del petrolio. Trump ha il coltello dalla parte del manico”, “la Casa Bianca ha recuperato il rapporto con Turchia, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati. Tutto il mondo sunnita è allineato con Trump. Questo significa che senza gli americani la pace in Siria non si può fare” mentre “l’Ue non serve a niente. Strategicamente e politicamente non esiste”.