Napolitano

“Paolo Gentiloni è divenuto punto essenziale di riferimento per il futuro prossimo e non solo nel breve periodo della governabilità e della stabilità politica dell’Italia”. Lo ha detto il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano alla consegna al premier del premio Ispi istituito in ricordo dell’ambasciatore Boris Biancheri. In Paolo Gentiloni – ha detto ancora – “alla coerenza, alla lealtà, alla disciplina si accompagna sempre quella impronta di libertà, quello spirito di ricerca senza preclusioni” e “vi si accompagna una attitudine all’ascolto e al dialogo che diventerà sua dote decisiva da ministro degli Esteri e poi da presidente del Consiglio”. Secondo Napolitano, “in ciò è la chiave del ristabilimento da lui perseguito e realizzato di rapporti costruttivi e fecondi con gli alleati europei, della crescita di dignità e di influenza dell’Italia in tutte le sedi internazionali”. Gentiloni ha quindi “conquistato una limpida e piena fiducia tra gli italiani e nelle relazioni internazionali”, ha concluso l’ex capo dello Stato.

“Mi domando perche’ Napolitano non possa mai essere messo in discussione. Come si sia costruito questa immunita’ totale rimane un mistero, visto che fu lui a imporre i governi illegittimi di Monti, Letta e Renzi. Lui che avrebbe dovuto essere garante super partes della Costituzione”. Lo dichiara il presidente dei deputati della Lega, Massimiliano Fedriga. “Basta sfogliare la recente storia del nostro Paese per capire come fu lo stesso Napolitano a spingere l’Italia nella guerra in Libia (insieme a Sarkozy e Obama) – aggiunge – facendoci aderire alla coalizione che doveva applicare la risoluzione Onu, ma di fatto abbattere il regime libico. Le ripercussioni di questo atteggiamento fuori dagli schemi sono sotto gli occhi di tutti. Un presidente della Repubblica che in tutti i modi ha cercato di influenzare la politica interna ed estera del Paese e che ancora una volta conferma di non essere mai stato adeguato per la carica che ha ricoperto”, conclude.

“Le parole di Matteo Salvini contro Giorgio Napolitano sono offensive e inaccettabili anche in un contesto di dura e legittima dialettica politica. Il centrodestra moderato prenda le distanze da Salvini”. Lo dice Gianfranco Librandi (Pd)

“L’ex presidente Napolitano si gode le vacanze dorate in Trentino-Alto Adige, scortato dalla solita schiera di agenti di sicurezza e dai rinforzi inviati dalla Questura di Bolzano. Il soggiorno blindato di Re Giorgio, con tanto di volo blu e hotel di lusso, e’ uno scandalo insopportabile a spese degli onesti contribuenti”. Lo scrive il deputato del M5S Riccardo Fraccaro sul blog di Beppe Grillo. “Dopo 64 anni di politica costata fiumi di soldi pubblici oltre che danni incalcolabili alla democrazia, Napolitano la smetta di pesare ancora sulle spalle del Paese – aggiunge -. Secondo quanto svelato dall’inchiesta del quotidiano Il Tempo, anche quest’anno il ri-presidente ha scelto Sesto Pusteria, nelle Dolomiti, come meta per la sua villeggiatura di lusso. Napolitano e consorte hanno raggiunto il Trentino con un aereo di Stato, sorvolando i comuni mortali, mentre la scorta ha viaggiato in treno. Sono state necessarie due auto per raggiungere l’hotel da 500 euro a notte, dove Re Giorgio potra’ soggiornare tranquillamente fino all’8 agosto nonostante il suo impegno di senatore a vita. La sua protezione h24 e’ garantita non solo dagli agenti fissi al suo servizio, ma anche da otto carabinieri divisi in turni e tre poliziotti con doppio turno. Per le tre settimane di vacanza di Napolitano sono necessari voli di Stato, auto di scorta, presidi di sicurezza distolti dal territorio di Bolzano e la suite piu’ grande dell’hotel a 4 stelle: tutto a spese dei cittadini – conclude Fraccaro -. Re Giorgio continua ad alimentare l’esasperazione sociale, che giustamente sfocia nelle vive proteste degli altoatesini per l’ennesima villeggiatura blindata nelle Dolomiti. Si ritiri a vita privata, nessuno ne sentira’ la mancanza”.

“Marco Pannella e’ stata una forte individualita’ politica, l’inventore e il leader di un partito e di un movimento militante, nato per stare in una continua mobilitazione combattente, un partito sui generis”. Questo il ricordo di Giorgio Napolitano ad un anno dalla morte di Marco Pannella, una testimonianza “di verita’ e non edulcorata per l’occasione”, oggi a Montecitorio. “Tra noi- ricorda Napolitano- ci furono scontri e incontri, reciproche contestazioni e riconoscimento sul piano politico, morale e affettivo. Il suo fu un partito collettivamente vivacissimo e operosissimo, attrattivo di energie giovani. A Pannella, ancora oggi, Napolitano riconosce il merito di aver aperto “l’accesso all’attivita’ politica a soggetti estranei al normale percorso politico, seppe far arrivare nelle istituzioni soggetti di sofferte vicende ed ingiustizie”. In nome dei ricordi non edulcorati, Napolitano menziona ancora oggi il proprio “dissenso alla radicalita’ dei mezzi con cui venivano affidate le proposte dei Radicali, specialmente il dilagante ricorso referendario che rischiava di banalizzare e svuotare il senso dello stesso, o l’ostruzionismo parlamentare”. L’incontro “decisivo”, secondo Napolitano, arrivo’ con Emma Bonino “che seppe integrare una leadership che altrimenti sarebbe stata solitaria. Lei fu un tramite affettuoso nel rapporto tra me e Marco anche nei suoi ultimi giorni di vita- termina l’ex presidente- e di cio’ voglio ancora ringraziarla”.

“Io li chiamo perfezionisti, persone che propongono soluzioni e che poi non vogliono che a decidere sia la politica”. Giorgio Napolitano, nella sua lunga lectio magistralis alla scuola di formazione del Pd, attacca chi critica il testo di riforma costituzionale, trovando diversi difetti, ma che non fa i conti con i compromessi a suo dire necessari. “Se io ottenessi un testo di riforma perfetto, redatto da un gruppo di costituzionalisti, cosa difficile perche’ si dovrebbero mettere d’accordo, poi – osserva l’ex Capo dello Stato – sarebbe sempre il Parlamento a decidere. E’ quella la condizione per arrivare a un accordo”. Infine boccia chi sostiene che in assenza di un’intesa vasta “non si dovrebbe andare avanti”. “Non e’ accettabile – attacca Napolitano – che ci si fermi quando ci sono comportamenti contradditori e sleali”. Infine ricorda i meriti della riforma, soprattutto per quanto riguarda il Senato: “Molti dicevano che nessun senatore, un po’ come i tacchini a Thanksgiving, avrebbe approvato una riforma che prevedesse il proprio scioglimento. Invece – conclude Napolitano – ci siamo riusciti”.

Matteo Renzi apre alle modifiche alla legge elettorale e fa squadra con Napolitano. “L’Italicum non piace? E che problema c’è, discutiamola – ha affermato il presidente del Consiglio a Bari, intervistato da TeleNorba – Ma facciamo una legge elettorale migliore di questa, non accetteremmo mai una legge elettorale peggiore di questa. La mia apertura è vera, sincera”, ha aggiunto. Con questo messaggio lanciato durante la sua visita in Puglia sembra parlare alla minoranza del partito democratico e alle forze politiche che vogliono modificare la legge. L’apertura giunge nel giorno in cui il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano dichiara “surreale”, in una intervista a Repubblica, la guerra alla riforma costituzionale, ma ritiene necessario “un accordo per cambiare l’Italicum”.

Salvini esulta sulla vittoria del fronte Brexit. Un grazie grande come il mondo agli inglesi, che contro tutto e tutti rispondendo a ogni tipo terrorismo finanziario e mediatico hanno liberamente votato con orgoglio. Hanno dato l’ultima chance all’Europa di cambiare”. Cosi Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, in conferenza stampa a Milano dopo l’esito del referendum sulla Brexit. ”Ho invidia per il fatto che gli inglesi possano votare, una cosa che l’Italia ha proibito. Ho qui l’emendamento che noi abbiamo portato in Parlamento, bocciato più volte da Renzi e dal Pd”. Salvini ha detto che la sinistra ”ha gettato la maschera. Pensa che sia meglio che gli italiani non decidano sulle cose europee”. Il risultato è ”uno schiaffone a Napolitano, Prodi e Renzi”.

 

‘Napolitano e Renzi sono responsabili del genocidio degli italiani. Sono loro i razzisti contro di noi. Scherzano con il fuoco. Avere in Italia milioni di persone impaurite e precarie, con lavori che durano una settimana a quattro euro all’ora e con migliaia di immigrati pronti a prendere il posto degli italiani che alzano la testa sostanzialmente è un genocidio. Un genocidio di chi vive in questa Penisola. Responsabili sono i Renzi, gli Alfano, le Boldrini, i Napolitano, le Fornero”. Mentre “dell’esistenza di Mattarella non si accorge nessuno”. E ancora il leader leghista “Con Giorgio Napolitano non è una questione personale. Io ce l’ho con quelli che stanno portando avanti una sostituzione etnica e di popoli. Con quelli che coccolano i clandestini e affamano gli italiani. E Napolitano è uno di questi”. Così come “l’Unione europea è il disegno per annientare i popoli che abitano l’Europa. Quindi cancellare francesi, austriaci, tedeschi, italiani. Tutto nel nome del denaro. Siamo in mano a un branco di massoni, venduti e affamatori. Il problema è che se tirano troppo la corda, la corda poi si spezza. E la gente si sta incazzando tanto. Io sto cercando di contenerla e organizzarla in maniera democratica, ma se scherzano col fuoco poi si scottano”. “Gli immigrati sono usati. Io non me la prendo con i disgraziati che sbarcano, me la prendo con queli che li usano’.

Non esiste un modo unico di ricoprire una funzione pubblica o politica. Esistono certo, le regole, le prerogative, i compiti istutuzionali e quelli di rappresentanza. Poteri formali da una parte e poteri sostanziali dall’altra, ma la stessa carica può assumere un valore, un significato o un altro a seconda degli spazi che si intendono occupare. Quello dell’ex presidente Giorgio Napolitano é emblematico di un modo di intendere la presidenza della Repubblica che appare del tutto distinto e distante dal modo con il quale oggi il suo successore, Sergio Mattarella, esercita il mandato. A conferma di ciò l’ennesima esternazione di Napolitano che, lasciato il Quirinale, non ha abbandonato il suo piglio rivelando, da senatore a vita, una indomabile voglia di agone politico che non ha mai abbandonato, nemmeno nei suoi quasi nove anni da sindaco d’Italia. ‘Come in Austria o in Francia – ha esclamato Re Giorgio parlando agli studenti della Scuola di Politica diretta dall’ex premier Enrico Letta – ci sono partiti di destra nati su tematiche tradizionali di destra e ora caratterizzati dall’antieuropeismo. In Italia abbiamo la Lega, la principale espressione di posizioni xenofobe, nazionalistiche e ora anti europeiste’. Apriti cielo. La Lega di Salvini, comprensibilmente, non ci sta ‘Giorgio Napolitano ha detto davanti a una platea di giovani che siamo xenofobi. Xenofobia, significa paura del diverso, noi non abbiamo paura proprio di nessuno, vogliamo solo difendere la nostra gente, per questo rigettiamo questa infamia. Abbiamo dato mandato ai nostri legali di valutare come procedere contro l’ex presidente della Repubblica. I soldi che ricaveremo li daremo in beneficenza a associazioni che si occupano di anziani bisognosi’ Cosi i capigruppo della Lega Gian Marco Centinaio e Massimiliano Fedriga. Ovviamente non poteva mancare il parere di Matteo Salvini, noto alle cronache per la sua pacatezza ‘Napolitano dovrebbe essere ricoverato, non sa più quello che dice. Straparla e mi spiace che prenda uno stipendio dello Stato italiano’. Certo, da un ex capo dello Stato sarebbe lecito attendersi maggiore prudenza, ma i vizi e le abitudini, si sa, non é facile perderli: Napolitano in piu’ di una occasione, durante la sua permanenza al Quirinale, ha esternato in modo piu’ che incisivo e ha operato in senso politico, dettando la linea, con nomine ad orologeria di senatori a vita, con interventi diretti di moral suasion sui vari Premier, non mancando di rimarcare la sua ostilità nei confronti di Berlusconi. Vi é persino chi lo accusa – non senza qualche valido argomento – di avere garbatamente congiurato contro l’ultimo governo di Silvio. Altro stile quello di Mattarella, piu’ equilibrato, più rispettoso del ruolo di presidente della Repubblica secondo i dettami propri della Costituzione, ben lontano dalle tensioni della politique politicienne, a conferma di un ruolo super partes che preserva con rigore e autorevolezza.