Nobel

Kazuo Ishiguro e’ il vincitore del Premio Nobel 2017 per la Letteratura. L’Accademia delle Scienze di Stoccolma ha assegnato il Nobel per la capacità di inserire nei suoi romanzi una “grande forza emotiva”, scoprendo “l’abisso sotto il nostro illusorio senso di connessione con il mondo”. Ishiguro è nato nel 1954 a Nagasaki, a cinque anni si è trasferito con la famiglia in Inghilterra e nel suo paese d’origine è tornato solo da adulto. “Il mondo – ha detto Ishiguro alla Bbc – si trova in un momento di grande incertezza, perciò spero che i premi Nobel possano rappresentare una forza positiva. Sarei profondamente commosso se in qualche modo riuscissi a contribuire”. Con i suoi romanzi è stato insignito di numerosi premi. Con ‘Un artista del mondo fluttuante’ ha vinto il premio Withbread, mentre con ‘Quel che resta del giorno’ ha conquistato il premio Booker. ‘Il gigante sepolto’ del 2015 è una rivisitazione del ciclo arturiano attraverso il viaggio avventuroso compiuto da un’anziana coppia per raggiungere il figlio.

Venticinque premi Nobel per l’economia hanno criticato i programmi “antieuropei” “protezionisti” di alcuni candidati alle presidenziali francesi tra cui Marine le Pen, mettendo in guardia su un editoriale pubblicato su Le Monde dal rischio di “destabilizzazione” in Francia e in Europa. “Alcuni di noi sono stati citati dai candidati alle elezioni presidenziali francesi, in particolare Marine le Pen e la sua squadra, per giustificare un programma politico sulla questione dell’Europa” scrivono i 25 Nobel tra cui l’americano Robert Solow (1987), l’indiano Amartya Sen (1998) e il francese Jean Tirole (2014). Nonostante le “posizioni diverse” sull'”unione monetaria e la politiche di rilancio”, “le nostre opinioni convergono nella condanna della strumentalizzazione del pensiero economico”, aggiungono i firmatari, che ritengono la costruzione europea “fondamentale” per mantenere il progresso economico dei Paesi Ue. Tra i 25 firmatari ci sono economisti di estrazione liberale e altri più critici verso al globalizzazione e l’euro, sulla scia dell’americano Joseph Stiglitz, Nobel 2011, regolarmente citato dalla candidata del Front national. “Gli sviluppi proposti dai programmi antieuropei destabilizzerebbero la Francia e rimetterebbero in causa la collaborazione tra i Paesi europei, che garantisce oggi la stabilità economica e politica in Europa” scrivono i 25 firmatari. “Le politiche isolazioniste e protezioniste e le svalutazioni competitive, tutte a scapito di altri Paesi, sono mezzi pericolosi per generale crescita” e si rivelerebbero “di pregiudizio alla Francia e ai suoi partner commerciali”. Per quanto riguarda l’immigrazione, attaccata dalla leader del Fn, “quando sono ben integrati nel mercato del lavoro, i migranti possono essere un’opportunità economica per il Paese che li accoglie”. “Mentre l’Europa e il mondo sono davanti a prove senza precedenti, serve più solidarietà, non meno” aggiungono.

Il premio Nobel 2001 per l’Economia, Joseph Stiglitz non é uno che le manda a dire. Viene apprezzato proprio per la semplicità del suo pensiero. Le sue critiche all’Unione europea e in particolare all’euro come moneta unica non sono nuove ma lo scenario che si é venuto a creare negli ultimi mesi, dalla Brexit in poi, e la sfiducia crescente nei confronti di Bruxelles, sembrano alimentare le sue motivazioni. ‘L’austerità – spiega l’economista – ha ucciso la crescita nella Ue. Se Renzi dovesse perdere il referendum, partirebbe il processo irreversibile della fuga dall’euro da parte dell’Italia e non solo. Oggi la realtà é che i governi sono troppo deboli e che il vero potere é concentrato nelle mani della Germania e della Bce. Non si possono fare riforme con la pistola alla testa di popoli indeboliti dalla crisi. Non é una sorpresa per me vedere che Hollande é debole, che Renzi perde consensi e che in Spagna non si fa nemmeno un governo. E’ stato un errore lanciare la moneta unica senza avere le infrastrutture politiche ed economiche adeguate e capaci di gestirla’

“In questo 2016 ricorrono l’ottantesimo anno dalla morte della scrittrice nuorese Grazia Deledda e il novantesimo anno dal conferimento, a lei, dell’unico Premio Nobel femminile delle lettere italiane. Grazia Deledda fu una donna forte e anticonformista, che non temeva i pregiudizi, autrice di una scrittura personale che affonda le sue radici nella conoscenza della tradizione e della cultura sarda”. Lo dice il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Questo intenso legame tra letteratura e territorio, da cui seppe tuttavia poi affrancarsi, attraversa la sua produzione secondo un modello di straordinaria potenza e capacita’ espressiva, dai toni intimamente lirici e autobiografici con personaggi spesso proiezioni di una vita sognata. Interprete del malessere esistenziale che segno’ la fine dell’Ottocento, Grazia Deledda e’ stata capace, per l’unicita’ della sua opera e l’alto valore morale dei suoi scritti, pur provenendo da un’area periferica del Paese, di entrare a pieno titolo a far parte dell’olimpo del panorama letterario mondiale. Nei suoi romanzi, l’influsso della narrativa verista imprime una svolta decisiva al suo stile, in cui i suoi personaggi, tormentati da profondi conflitti interiori, sono delineati con mano precisa”. Il presidente della Repubblica conclude: “Le sue opere rappresentano una pietra miliare nella storia della letteratura e la ristampa di molti dei suoi lavori conferma la continua attenzione alla sua opera che contribuisce a diffondere la nostra cultura in Italia e all’estero, rappresentando un modello di indubbia valenza per le nuove generazioni”.

Addio a Elie Wiesel. E’ morto nella sua casa di Manhattan. Aveva 87 anni. Nobel per la Pace nel 1986, era sopravvissuto alla Shoah, che raccontò in conferenze, lavori teatrali e in 57 libri. Il suo nome venne conosciuto nel 1960 in tutto il mondo con la traduzione in inglese della sua biografia “Notte”.