Nuovo Centrodestra

Il Nuovo Centrodestra si prepara all’assemblea del prossimo 18 marzo che dovrebbe segnare una svolta politica precisa, a partir dal cambio del nome: “Ncd ha una scadenza che e’ quella del 18 marzo. In quella giornata faremo una cosa che avremmo dovuto fare da molto tempo e cioe’ il cambio del nome del partito. Il nuovo nome fara’ riferimento esclusivamente ai moderati, ai riformisti e all’area di centro”, ha spiegato Fabrizio Cicchitto al quotidiano ‘Il Dubbio’. L’esponente Ncd e presidente della Commissione Esteri della Camera aggiunge: “Sulla base dell’esperienza maturata durante questi anni sceglieremo una collocazione netta senza riferimenti al centrodestra ma soltanto al centro. La cosa non e’ mai stata riconosciuta pubblicamente, ma questa legislatura e’ durata 4 anni, e puo’ durarne 5, grazie alla nostra decisione di appoggiare il governo Letta che non fu un atto di trasformismo, ma un atto necessario per evitare altre elezioni politiche anticipate e quindi un’avventura. Lo aveva fatto anche Berlusconi nel 2013 quando aveva capito che le elezioni avevano sconvolto il quadro politico e messo fine al bipolarismo, rendendo necessarie larghe intese tra Pd e Pdl”. “Arrivati a questo punto ci troviamo davanti a una situazione in cui mi pare assai probabile che andremo da soli alle elezioni – sottolinea Cicchitto – a prescindere dalla legge elettorale”.

Il senatore Giuseppe Esposito lascia il Nuovo Centrodestra, partito di Alfano. “Ormai da mesi il percorso intrapreso dal Nuovo Centrodestra e da Angelino Alfano è distante dalla mia visione e dalla mia storia politica e per questo considero oggi conclusa la mia esperienza in un partito che ha troppo presto disatteso le ragioni ispiratrici per le quali era nato”, ha dichiarato Esposito, sottolineando che “già nel corso del tempo” la sua posizione “è stata più volte in discordanza con quella del gruppo”. Ha aggiunto il senatore: “Ricordo infatti di non aver votato una legge elettorale incapace di ristabilire il diritto per i cittadini di scegliersi i propri parlamentari e tantomeno ho potuto votare in Aula la riforma costituzionale poi definitivamente bocciata dal popolo sovrano al referendum”. Ed ha continuato: “Ringrazio gli amici e i colleghi per questo percorso svolto insieme augurandogli le migliori fortune. Io però sono costretto a prendere altre strade per seguire la mia coscienza e le mie convinzioni che ritengo di aver sempre rispettato, con chiarezza ed onestà, anche votando in dissenso dal gruppo nel corso di questo periodo”.