Omicidio

Inizieranno mercoledì 26 aprile a Palermo le iniziative per ricordare Pio La Torre e Rosario di Salvo, uccisi dalla mafia il 30 aprile 1982. Il programma del 35esimo anniversario partirà mercoledì alle 10 quando giovani studenti delle scuole puliranno la lapide commemorativa in via Li Muli, presso Piazza Turba. Saranno presenti il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e Vito Lo Monaco, presidente del centro Pio La Torre. Giovedì 27 aprile alle 10, presso il Giardino Rosario Di Salvo di via Nazario Sauro a Palermo, sarà inaugurato un monumento raffigurante Pio La Torre e Rosario Di Salvo dell’artista Mario Giuntini. Tra gli altri eventi, tre studenti di Palermo, Loano (Sv) e Potenza, in rappresentanza degli oltre diecimila partecipanti al Progetto educativo antimafia promosso dal centro studi La Torre, presenteranno i risultati del questionario sulla percezione mafiosa. Venerdì 28 aprile verrà presentato il francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “Il Senso civico” dedicato a Pio La Torre e Rosario Di Salvo ed emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico. Sempre nella giornata di venerdì nel cortile interno della Scuola delle scienze giuridiche ed economico sociali di via Maqueda a Palermo, verrà scoperto un busto raffigurante Pio La Torre, realizzato da Salvatore Giarratano, vincitore di un bando promosso dal centro Pio La Torre tra gli studenti dell’Accademia delle belle arti di Palermo. Alla cerimonia saranno presenti il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli.

Ricorre oggi il 33^ anniversario dell’omicidio del giornalista e scrittore Giuseppe Fava, che venne ucciso la sera del 5 gennaio 1984 davanti all’ingresso del teatro Stabile di Catania. Aveva parcheggiato la sua Renault 5 e stava per aprire la portiera quando un killer sparo’ attraverso il finestrino: cinque proiettili calibro 7,65 lo raggiunsero al collo e alla nuca. Un delitto di mafia, commissionato per fare tacere una voce libera. A Catania era diventato un giornalista scomodo, ed attraverso i “Siciliani”, mensile da lui fondato appena un anno prima, nel gennaio dell’83, conduceva numerose e scottanti inchieste contro l’intreccio mafia, affari e politica. Per l’uccisione di Giuseppe Fava la prima Corte d’Assise di Catania ha condannato il boss Nitto Santapaola e Aldo Ercolano, ritenendoli mandanti, e Marcello D’Agata, Francesco Giammuso e Vincenzo Santapaola, come organizzatori ed esecutori dell’omicidio. La Corte d’appello di Catania ha poi confermato le condanne all’ergastolo per Nitto Santapaola e Aldo Ercolano, mentre ha assolto D’Agata, Giammuso e Vincenzo Santapaola che in primo grado erano stati condannati all’ergastolo come esecutori dell’omicidio. Sentenza che e’ stata confermata in Cassazione nel mese di novembre del 2003.

Una donna di Gela, Giuseppa Savatta, 41 anni, ha ucciso le sue due figlie, Maria Sofia di 9 anni e Gaia di 7 e poi ha tentato di suicidarsi scavalcando il balcone della sua casa, al secondo piano di un edificio di via Passaniti, nel centro storico della città. La donna avrebbe ucciso le figlie facendogli ingerire candeggina. Subito dopo avrebbe ingerito anche lei il liquido cominciando a gridare e tentando di scavalcare il balcone di casa. I corpi delle bambine sono stati trovati dal marito della donna, Vincenzo Trainito, 48 anni, ingegnere che insegna in un istituto scolastico privato, rientrato in casa ha pure bloccato la moglie mentre tentava di lanciarsi dal balcone. L’uomo ha poi chiamato polizia e carabinieri. Alcuni vicini dicono che la donna soffrisse di depressione ma l’indiscrezione non è confermata, al momento, da alcun atto ufficiale.

Antonio Logli, marito di Roberta Ragusa, è stato condannato a 20 anni per omicidio e distruzione di cadavere: è accusato di aver ucciso la moglie scomparsa nel nulla nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 dalla sua casa in via Dini a Gello, in provincia di Pisa. La sentenza, al termine del processo con rito abbreviato, è stata pronunciata al termine della camera di consiglio dal gup del Tribunale di Pisa, Elsa Iadaresta.

Ha ucciso la sua compagna a colpi di pistola al termine di un litigio mentre in casa c’era la figlia della donna di 12 anni a Dorno, nel Pavese. Avrebbe poi mandato un sms a un amico scrivendo ciò che aveva fatto. E’ accaduto la notte scorsa. L’uomo, Roberto Garini, un infermiere di 51 anni, è stato arrestato. La vittima è Emanuela Preceruti, 44 anni. La tragedia si è consumata a Dorno (Pavia), un comune della Lomellina di quasi cinquemila abitanti. Il fatto è accaduto nell’appartamento di una palazzina a due piani, in via Monsignor Passerini, nel centro del paese. Quando l’uomo ha iniziato a sparare ha ferito al fianco la ragazzina che si è finta morta. Quando Garini se ne è andato è uscita dal balcone e si è lanciata dal primo piano, procurandosi una lesione alla caviglia. L’uomo ha poi avvisato con un messaggio o una telefonata un conoscente, al quale ha riferito quel che era accaduto, pregandolo di chiamare le forze dell’ordine. Interrogato, ha dato una piena confessione ed ora si trova nel carcere di Pavia accusato di omicidio volontario.