Pakistan

Una delegazione americana guidata da Lisa Curtis, direttrice per l’Asia meridionale del Consiglio nazionale per la sicurezza statunitense, e integrata da alti responsabili del Dipartimento di Stato e del Pentagono, ha visitato oggi Islamabad dove ha avuto colloqui con le autorita’ pachistane riguardanti la situazione in Afghanistan e l’impegno del Pakistan per la lotta al terrorismo. La delegazione pachistana era guidata dal sottosegretario agli Esteri Tehmina Janjua e, ha reso noto un comunicato, le parti hanno esaminato lo stato delle relazioni bilaterali alla luce della dottrina del presidente Donald Trump per Afghanistan e Asia meridionale. Nel suo intervento Janjua ha ribadito la nota posizione del Pakistan favorevole ad una soluzione politica della crisi afghana concepita e gestita dal governo di Kabul. I responsabili pachistani, ha inoltre precisato il comunicato, hanno confermato l’impegno delle forze armate nazionali per eliminare il terrorismo da tutto il territorio, ed hanno manifestato preoccupazione per i continui attacchi provenienti da oltre frontiera. Da parte sua la delegazione americana, dopo aver ricordato la lunga cooperazione con il Pakistan, ha sottolineato l’importanza di rilanciare le relazioni bilaterali “in modo da poter raggiungere il comune obiettivo di pace e stabilita’ in Afghanistan e nella regione”.

La Cina ha difeso oggi il ruolo del Pakistan, Paese con cui ha strette relazioni, nella crisi afghana, dopo l’avvertimento rivolto ad Islamabad dal presidente americano Donald Trump nel discorso in cui ha illustrato la sua nuova strategia per l’Afghanistan. Interrogata oggi dai giornalisti a Pechino, riferisce GEO Tv, la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha sostenuto che il Pakistan e’ in prima linea nella lotta contro il terrorismo e che ha fatto “grandi sacrifici” ed ha dato “importanti contributi” nella lotta per contrastarlo. Riteniamo, ha sottolineato nel corso dei suo briefing quotidiano a Pechino, che “la comunita’ internazionale dovrebbe riconoscere pienamente l’impegno del Pakistan nel contrasto del terrorismo”. “Siamo comunque contenti – ha aggiunto – di vedere il Pakistan e gli Usa cooperare sulla base del rispetto reciproco, e lavorare insieme per la sicurezza e la stabilita’ nella regione e nel mondo”. Hua ha concluso di sperare che “una politica di rilievo statunitense possa promuovere la sicurezza, la stabilita’ e lo sviluppo dell’Afghanistan e di tutta la regione”.

La Cina potrebbe costruire una sua base militare in Pakistan, Paese con cui ha stretti rapporti, dopo quella che ha costituito di recente a Gibuti. Lo riferisce la tv Saama di Islamabad. L’emittente cita al riguardo il rapporto annuale preparato dal Pentagono per il Congresso in cui si sottolinea un avanzamento di Pechino su tutta la linea degli impegni militari, sostenuta da spese per la Difesa stimate a oltre 180 miliardi di dollari, 40 di piu’ di quanto figura nel bilancio statale ufficiale cinese. Il progetto di costruire basi militari all’estero e’ nuovo nella politica cinese. La base navale creata di recente a Gibuti e’ infatti la prima di cui la Cina dispone e se si dovesse concretare una simile iniziativa in Pakistan, si tratterebbe secondo gli analisti di un proposito chiaro di consolidare la propria influenza in varie regioni chiave del pianeta.

Momenti di intensa tensione hanno segnato oggi ad Islamabad una mobilitazione del partito di opposizione Pakistan Tehreek-i-Insaf (Pti), guidato dall’ex star del cricket pachistano passata alla politica, Imran Khan, con scontri fra dimostranti e polizia che ha proceduto all’arresto di almeno 70 persone. Lo riferisce Dunya Tv. L’emittente ha ricordato che obiettivo della protesta, giunta al suo terzo giorno e di carattere nazionale, e’ quello di “paralizzare Islamabad” nel mese di novembre per protestare contro il governo che ha arrestato nei giorni scorsi giovani attivisti del Pti, un piano che le forze di sicurezza sono determinate a far fallire. Per bloccare i militanti che volevano raggiungere la residenza del loro leader nel quartiere di Bani Gala, gli agenti hanno fatto uso di sfollagente e candelotti lacrimogeni e per rappresaglia i dimostranti hanno appiccato il fuoco al bosco che si trova nella zona. La reazione della polizia e’ dovuta anche al fatto che il governo ha imposto la ‘sezione 144′ del Codice penale che proibisce i raduni pubblici nella capitale e nella citta’ gemella di Rawalpindi, ma il Pti e la Lega musulmana Awami (Aml) hanno annunciato che sfideranno la proibizione.