particulare

La campagna referendaria entra nel vivo. A distanza di due mesi scarsi dal giorno del voto, il 4 dicembre, le truppe cammellate del Si e del No affondano gli scarponi sul terreno nemico alla conquista dell’agognato trofeo. E’ dal tempo di Dante Alighieri che ci si divide nel nostro Paese, e non sempre per nobili motivi, ma oggi l’Impero e il Papato non sono in gara. Guelfi e ghibellini. Siamo un Paese polemico e litigioso, il cuore prevale sul cervello, le grida sui ragionamenti, la logica dell’appartenenza sulle argomentazioni. In ballo ci sarebbe una riforma costituzionale e la possibilita’ di ridurre il numero dei parlamentari e i costi della politica – dice il Si- o il pericolo di derive autoritarie e di riduzione dello spazio di manovra della minoranza – professa il fronte del No. La realta’ e’ molto piu’ prosaica: da una parte chi vuole mandare a casa il Premier Matteo Renzi, artefice e promotore del quesito, e dall’altra i suoi avversari. Da una parte chi vuole mantenere e consolidare il proprio potere, dall’altra chi vuole scalzarlo per prenderne il posto. Da una parte chi considera Renzi simpatico e in gamba, dall’altra chi lo detesta e lo ritiene un furbo arrogante. Gli schieramenti sono gia’ in campo: associazioni, partiti, sindacati, corporazioni, lobbies, poteri forti e deboli, palesi ed occulti, voteranno per interesse personale, per i propri vantaggi e per cio’ che ne potranno trarre. Alla Costituzione e alla sua eventuale trasformazione sono interessati in pochi. La Costituzione e’ solo un pretesto come un altro. Cio’ che conta e’ il nostro particulare.