previdenza

“Il presidente dell’Inps Boeri non va coinvolto nella lotta politica, ma non gli si puo’ chiedere, come fanno i leghisti e quanti si trovano in disaccordo con le sue idee, di tacere la realta’ evidente del mondo del lavoro e della previdenza, che egli con competenza e misura ha evidenziato anche oggi. La fotografia di Boeri rappresenta le cose come sono, non come i ‘sovranisti etnici’ vorrebbero che fosse. Punto. Il resto e’ cinica propaganda sulla pelle sia degli stranieri che degli italiani, a partire dai futuri pensionati”. Lo scrive su Facebook il senatore e sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova, promotore di Forza Europa. “Senza immigrati l’economia italiana non sarebbe in ripresa e senza immigrati i conti dell’Inps andrebbero in sofferenza e mancherebbero le risorse per pagare di qui in poi le pensioni degli italiani. La struttura della popolazione di un Paese- prosegue Della Vedova- e’ un fattore fondamentale del suo dinamismo economico e della sostenibilita’ dei suoi conti pubblici. Un’Italia che aggravasse il suo tasso di dipendenza demografica sarebbe destinata al declino e al default finanziario. Anche per i rifugiati il punto dovrebbe essere esattamente questo: abbandonare il falso argomento dei pull factor e, mentre ci si occupa dei push factors e di come stroncare i flussi irregolari gestiti dalla criminalita’, anche aprendo canali legali, creare le condizioni per consentire a quanti sono arrivati negli ultimi semestri di lavorare regolarmente fino a che resteranno in Italia. E sappiamo- conclude Della Vedova- che questo non ‘porterebbe via il lavoro agli italiani’, ma rafforzerebbe l’economia e le prospettive di crescita, anche dal punto di vista occupazionale”.

L’intesa tra il governo ed i sindacati sulla previdenza “apre una nuova fase nel rapporto tra la politica ed i corpi intermedi dopo anni di ‘disintermediazione’ e di ostracismo sulla concertazione”. Lo scrive sul Gazzettino il segretario della Cisl Annamaria Furlan. La sindacalista ricorda che “era dal lontano 2007 che non concordavamo un intervento cosi’ dettagliato e corposo sulla previdenza (con uno stanziamento di ben 6 miliardi in tre anni) per un sostegno concreto ai piu’ deboli della societa’”. E’ importante aver fatto passare il concetto, rileva, “che sulle questioni pensionistiche e del lavoro, il dialogo con il sindacato e’ un valore aggiunto”. Per Furlan, “si tratta di una svolta politica, ma soprattutto culturale, un segnale in controtendenza rispetto al clima di divisioni e di rissa persistente nel Paese”. Finalmente si torna ad utilizzare un  metodo di confronto e un linguaggio “che favoriscono la coesione sociale e la partecipazione. Si coglie, in particolare, la necessita’ di una condivisone sulle scelte sociali ed economiche, piu’ volte sollecitata dal Presidente della Repubblica, Mattarella”. Il risultato, secondo il segretario della Cisl e’ che alla fine “siamo riusciti a ripristinare un criterio di equita’ ed un patto di solidarieta’, cancellando anche alcune iniquita’ assurde della riforma Fornero: in primis il concetto che non tutti i lavori sono uguali, cosi’ come non tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori sono uguali”. Restano, comunque, delle questioni aperte. “Dobbiamo continuare sulla strada del dialogo con il governo – conclude – fronteggiando nelle prossime settimane con lo stesso spirito di co-responsabilita’ le grandi questioni aperte: come favorire la crescita con interventi fiscali che sostengano la domanda aggregata e gli investimenti produttivi; aumentare l’occupazione stabile dei giovani; rinnovare subito tutti i contratti aperti ma cambiando anche il sistema e le relazioni industriali in modo da alzare sia la produttivita’ sia i salari; far partecipare i lavoratori ai processi di trasformazione, di innovazione e di qualita’ nelle aziende e nella pubblica amministrazione”.