real politik

Quale significato può assumere la Santa Pasqua in una congiuntura come quella di oggi, in cui soffiano venti di guerra e si consolidano tensioni sociali ed economiche di enorme portata? Il monito di Papa Francesco contro le ingiustizie e le disuguaglianze nel mondo é sempre di più un grido nel silenzio e nella indifferenza generale. Il contesto politico globale si contraddistingue per incertezza, instabilità, scontri e minacce di guerra atomica. Le grandi agenzie internazionali segnano il passo e rivelano la propria inefficacia. L’Unione europea non é in grado di affermare con credibilità un progetto di dialogo e di interazione. Gli Usa devono fare i conti con la megalomania di un presidente, Trump, che deve rispondere ai propri istinti primordiali e agli interessi delle lobby che lo hanno sostenuto. La crisi mediorientale, con un Assad che ha fatto della Siria un palcoscenico di guerra, e la questione turca con un Erdogan che fa prove di dittatura con tanto di referendum di conferma, i venti di guerra nordcoreani e la furia imperialista della Cina, non lasciano presagire nulla di buono per il 2017. Pensare, del resto, che Putin possa rappresentare un mediatore tra le grandi potenze, o un facilitatore di intese al ribasso, fa capire come siamo messi male. Se a ciò aggiungiamo il terrorismo di matrice islamica e gli attentati ‘mordi e fuggi’ dei lupi solitari in franchising con l’Isis, il quadro diventa drammatico. La Pasqua, in questo momento, appare come un timido segnale di speranza al quale aggrapparsi nonostante la ragione e la real politik. Contro ogni logica e previsione ottimistica.