referendum 4 dicembre

Continua la due giorni di Matteo Renzi in Sicilia a parlare di referendum. Palermo, Trapani e Messina le tappe del premier, con una sosta a Taormina per presentare il logo del G7 del prossimo marzo. “Le riforme servono a rimettere il Paese al passo coi tempi – dice Renzi, che oggi è presente all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università di Palermo – E’ il momento in cui l’Italia deve avere il coraggio di guardare in faccia il proprio futuro”. E riguardo ai sondaggi: “Non so se, come dicono, a Nord il Si’ e’ nettamente in vantaggio a differenza che nel Sud – afferma – so solo che questo referendum non lo vinco io. O lo vinciamo tutti insieme oppure prevarranno coloro che sanno solo lamentarsi”. E riferendosi ai politici che sostengono il No: “Quelli di prima sono stati messi da parte e dicono che questa e’ l’occasione per evitare di finire ai giardinetti. Che e’ un’aspirazione legittima, ma si fa a spese degli italiani”. Continua il premier: “Se il referendum passa, per la vecchia guardia finisce la stagione degli inciuci. Se non passa, non ci sono cataclismi, non ci sono le cavallette, ma non cambia nulla, per i prossimi 20 anni”. E poi un attacco ai “grandi professori” del No che “perdono anche al Tar” e ad “Alcuni sindacati” che in sostegno del No ‘bloccano le citta’.

‘Caro presidente Berlusconi e (se mi permetti ancora) caro Silvio, l’adunata dei no accorsi sotto il balcone di Massimo D’Alema (un’antologia da Spoon River) ha mostrato in modo tangibile che collocare Forza Italia sotto quell’insegna equivale a tradirne la storia e a danneggiarne l’immagine”. Lo scrive l’ex presidente Fi del Senato Marcello Pera, in una lettera aperta a Silvio Berlusconi chiedendo di ripensare la collocazione di Forza Italia sul referendum costituzionale del 4 dicembre, schierandola in zona Cesarini a favore del Sì. “Caro presidente Berlusconi – sottolinea fra l’altro Pera nella lettera aperta pubblicata da “Libero”- si tratta di fare i conti con il nostro passato, la nostra vocazione, l’interesse dell’Italia, e infine di scegliere. Votando sì al referendum o lasciando i propri elettori liberi di votare sì, non occorrerebbe neppure smentirsi con un dietro-front immotivato, anche se la motivazione ci sarebbe, perché Forza Italia ha votato a favore della riforma due volte e, come disse un parlamentare di Forza Italia nelle dichiarazioni di voto finali, la riforma porta la firma anche di Silvio Berlusconi”. “C’è adesso – scrive ancora Pera- un’occasione d’oro, che Renzi ha offerto: la revisione della legge elettorale. Prendendolo sul serio, Forza Italia può ottenere una riforma migliore per sé e per quel centrodestra che prima o poi si dovrà ricostituire su basi liberali. Può togliere ai Cinquestelle il grimaldello che gli è stato regalato. Può rinascere dalle sue ceneri. Altro che fare un dispetto a Renzi per aver eletto il presidente Mattarella. Altro che prendersi una rivincita giudiziaria sulla sciagurata legge Severino! Berlusconi sarebbe un Padre della patria. Un ritrovato punto di riferimento dei moderati. Una figura insostituibile per la stabilità del sistema e la salvezza dell’Italia. Un interlocutore internazionale affidabile. Votando sì, si esce dall’angolo e si rientra al centro della scena. Io mi ostino a crederci, caro presidente Berlusconi. Lei è ancora il generale che motiva e guida le truppe rimaste, mentre i suoi colonnelli e finti alleati, oggi come ieri, pensano solo all’intendenza. Perciò confido in Lei. Con una stretta di mano”. Lo stesso D’Alema è stato onesto: quei No non fanno una forza di governo e servono solo per mandare a casa Renzi. Riflettiamo su questo punto, la “cacciata del tiranno” evocata da D’Alema contro Renzi, con esattamente gli stessi termini in cui la predicava contro Berlusconi (“è pericoloso per la democrazia”), e pensiamo allo scenario più che prevedibile che ne consegue. Mandare a casa il governo è il compito dell’opposizione. Però una opposizione che mandi a casa un governo senza potergli subentrare non fa il proprio mestiere. Apre una crisi politica e istituzionale da cui non trae, né per sé, né per l’Italia, alcun beneficio. Per essere più espliciti: se Renzi va a casa, Forza Italia non va al governo. Perché gli mancano le forze per vincere da sola, avendo già perso credibilità presso milioni di elettori, e gli mancano anche per vincere in coalizione, perché una coalizione tra Forza Italia, nuovi lepenisti e vecchi nazionalisti avrebbe l’effetto di distruggerne la natura e di ridurne ancora la consistenza elettorale, come peraltro i supposti alleati dichiarano di voler fare. Insomma: Renzi va a casa, D’Alema torna protagonista del suo partito, che a quel punto si sarà trasformato nell’ennesima variante della serie Pci-Pds-Ds, Grillo raccoglie i frutti di chi ha scosso l’albero, e Forza Italia finalmente sarà… irrilevante! Soprattutto se si considerano l’interesse dell’Italia e le aspettative sull’Italia manifestate esplicitamente dall’Unione europea, la Banca centrale europea, gli Stati Uniti, i mercati finanziari, mandare a casa Renzi in queste condizioni a me sembra un gioco non solo perdente ma irresponsabile e suicida. Renzi sarà sostituito, prima o poi, ma se prima non si può, o prima non è conveniente (anche perché fa alcune delle nostre politiche), allora è meglio aspettare il poi e nel frattempo agire per prepararlo. Consideriamo ora lo scenario opposto. Forza Italia sostiene Renzi sulla riforma costituzionale. È evidente che chi è determinante per salvare un governo, entra nel governo, ne orienta la composizione e ne condiziona le scelte. Può obbligarlo a politiche che quello non intende fare, oppure che farebbe sol che ne avesse la forza. Può intestarsi le riforme. Può mostrare che le sue ricette sono indispensabili. Può presentarsi come salvatore dell’Italia in un momento di crisi gravissima. Dove sta l’interesse di Forza Italia? Con il primo scenario, diventa piccola e isolata e porta l’Italia a correre rischi greci (anche i comunisti greci vinsero un referendum e poi chiamarono la troika e stesero la mano a mo’ di piattino), con il secondo scenario diventa protagonista e può risollevare il Paese. Nell’un caso continuerà a smobilitare i propri, ora attoniti e frastornati e abbandonati, elettori, nell’altro tornerà a galvanizzarli. Perché avranno definitivamente mandato a casa D’Alema, come i liberali desiderano, non Renzi, che vuole anche lui mandare a casa D’Alema. Certo, facendo passare la riforma costituzionale, Forza Italia si inimicherebbe la Lega attuale, ma i liberali non sono lepenisti e i democratici non sono populisti. Questi vogliono solo contarsi a spese di Forza Italia, Forza Italia vuole governare a vantaggio dell’Italia. Il secondo scenario lo hanno compreso, con diversi gradi di consapevolezza, Scelta civica, Ala, Ncd. Lo hanno compreso decine di ex-parlamentari di Forza Italia, compresi fondatori e ex-ministri, che hanno aderito a Liberisi, con tanti comitati che si stanno costituendo in tutta Italia. Lo hanno compreso gli elettori di Forza Italia che in numero sempre crescente, come dicono i sondaggi, si oppongono alla gabbia del No. Messi tutti assieme, sono gli stessi cittadini che nel 1994 vollero la nascita di una forza liberale, riformista, moderata ma determinata, e nel 2016 ne vogliono la rinascita.

“L’elezione indiretta dei nuovi senatori non sarebbe uno scandalo. Basti guardare al Senato francese e quello tedesco. Ma siamo pronti a lavorare, come ha detto il premier, sulla proposta della minoranza Chiti-Fornaro. Che prevede due schede: una per l’elezione dei consiglieri regionali, una per i senatori”. Così il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio in una intervista al Corriere della Sera. “Matteo Renzi – continua il ministro riferendosi ai contrasti interni al partito democratico – ha fatto una grande apertura alla minoranza sull’elezione diretta. Quindi dico che, per il bene del Paese, ci sono le condizioni per trovare un accordo”. E prosegue: “Fa tremare i polsi l’idea che non troviamo un’intesa. Vorrei trasmettere agli amici della minoranza del Pd il grido che arriva dai territori. Bisogna abbassare i toni, anche nella maggioranza, e trovare un’intesa. Perché se non si trova, un No al referendum può mettere a rischio l’unità del partito”. Delrio propone “un accordo con ordine del giorno vincolante in Parlamento, prima del referendum. Per me la politica non è fatta di ricatti e minacce – afferma – ma di strette di mano”. A Virginia Raggi, che, come altri promotori del No al referendum, sostiene che non si puo’ fare contemporaneamente il sindaco di Roma, il sindaco della citta’ metropolitana e la senatrice, Delrio replica che “e’ lo stesso lavoro fatto in due sedi diverse. Molte questioni sono intrecciate in Comuni, citta’ metropolitane e Senato”.

Il quesito, nel referendum 2001 sulla modifica del titolo V e in quello 2006 sulla modifica della seconda parte della Costituzione, era formulato in maniera analoga a quello della prossima consultazione popolare del 4 dicembre, con indicato il solo titolo di legge e non l’elenco dei singoli articoli della Costituzione da modificare. Quindi ci troviamo davanti ad una “prassi”. Lo rileva l’Avvocatura dello Stato, a nome della Presidenza del Consiglio, nella memoria – che ha visionato l’Ansa, come riporta in una nota – depositata al Tar Lazio contro i ricorsi sul quesito referendario. “Non sussiste la natura artatamente suggestiva, fuorviante ed incompleta”, del quesito referendario e “il titolo riflette chiaramente la ratio e i contenuti essenziali del testo di riforma, rendendolo individuabile ed esplicitando lo spirito che ha motivato il legislatore ad approvarlo” dice la memoria dell’Avvocatura dello Stato, come riferisce l’Agenzia, sottolineando che “il titolo del disegno di legge” “è stato confermato da ben sei letture parlamentari”

Renato Brunetta esprime “solidarietà” ai telespettatori di Politics “dopo l’ignobile pollaio che abbiamo potuto vedere” ieri sera, con l’intervista a Matteo Renzi. Telespettatori, insiste il capogruppo di Fi intervenendo alla Camera dopo le comunicazioni del premier sul Consiglio Europea, “che non si erano ancora ripresi dalla domenica bestiale, senza calcio, Renzi-Giletti, fatta in spregio alla regolamentazione della par condicio che è stata approvata pochi giorni dopo. Deve essere davvero disperato per aver bisogno di questa invasione, avendo tutti i giornaloni dalla sua parte, dopo aver blindato i tg, dopo aver condizionato le tv private. Ne aveva proprio bisogno? Non ne ha guadagnato la sua credibilità”. E su questo punto Brunetta cita alcuni sondaggi: “La fiducia in lei si è dimezzata in 30 mesi, da 60% a 30. In 30 mesi in cui lei ha potuto fare carne di porco della democrazia parlamentare, nonostante questo la fiducia nella sua persona è crollata di 30 punti. La gente ha capito la malattia politica che la affligge, l’azzardo morale, il non mantenere la parola. Studi la teoria dei contratti dell’ultimo premio Nobel: l’azzardo morale è imbrogliare. L’hanno capito i cittadini quando andranno a votare il 4 dicembre”.