Riccardo Nuti

“Si parla di Codice Antimafia e il Pd decide di affrontare la questione nel modo più maturo che conosce: non affrontando l’argomento. Siamo al ridicolo ormai”. Lo sostiene il deputato del gruppo Misto, Riccardo Nuti, dopo che il testo è stato approvato in commissione senza apportare alcuna modifica. “La decisione di “non decidere” assunta dalla maggioranza e dunque di non toccare il testo, nonostante sia un segreto di Pulcinella il fatto che il Codice così com’è è impresentabile, risponde a logiche di omertà a dir poco vergognose”, commenta Nuti, componente della commissione Giustizia e della commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere.
E aggiunge: “Come ho avuto già modo di denunciare, il testo che Palazzo Madama ha avuto l’indecenza di approvare è pieno zeppo di limiti, conflitti d’interessi e contraddizioni, mentre manca completamente di trasparenza ed eventuali sanzioni per le nomine illegittime degli amministratori giudiziari, col rischio concreto che potremo avere non uno, ma mille casi Saguto. Tutte falle che in commissione si è fatto finta di non vedere”.
“I limiti di questo testo – continua il deputato – sono infiniti, segno del fatto che non si ha la minima intenzione di combattere la mafia. Ho lottato in ogni modo per chiedere maggiore trasparenza nella gestione e assegnazione dei beni confiscati e sequestri, e per eliminare la vergogna dei Tavoli provinciali in prefettura e del Comitato consultivo all’interno dell’Agenzia dei Beni Confiscati, luoghi potenziali di enormi conflitti d’interessi per associazioni antimafia e di categoria. Ancora una volta, dunque, i mille scandali del passato niente hanno insegnato a questa politica sorda e cieca, capace solo di fare inutili annunci”!.
“Il rischio ora – conclude Nuti – è che anche in Aula il testo venga approvato senza alcuna modifica. Ci propineranno che poi eventuali aggiustamenti saranno demandati a decreti successivi che, come sappiamo, in realtà non arriveranno mai. La verità è che a questa classe dirigente non interessa per nulla contrastare le mafie; ai parlamentari Pd e compagni interessa soltanto far finta di combattere le criminalità, di modo da raccattare voti e rielezione. L’apparenza sull’essere, insomma. Esattamente quello che cercano mafie e corruttori. Grazie Pd, grazie maggioranza”.

“Speravamo che il ministero dell’Interno potesse spiegare in maniera esaustiva la mancanza assoluta di trasparenza sul Fondo di solidarieta’ per le vittime del racket e dell’usura e sui membri del Comitato che gestisce i soldi, di cui ad oggi si sa poco o nulla. E invece spiace constatare che il Viminale e’ riuscito a dare una risposta che ‘non risponde’ a nulla, rendendo il tutto ancora piu’ oscuro”. Lo dice il deputato Riccardo Nuti, membro di commissione Antimafia, in merito a quanto affermato dal viceministro Filippo Bubbico, in risposta ad una sua interrogazione. Nella risposta del Governo si ricorda quali sono i criteri che le associazioni devono possedere per far parte del Comitato di solidarieta’; si sottolinea poi “l’inopportunita’ della pubblicazione dei nomi dei beneficiari delle provvidenze e dei mutui concessi, trattandosi di vittime di reati odiosi, che spesso costituiscono espressione dell’attivita’ di organizzazioni criminali di stampo mafioso” e che, comunque, “la trasparenza dell’attivita’ del Comitato e’ assicurata con la pubblicazione delle relazioni presentate annualmente”. Infine, per quanto riguarda il rendere pubblici i nomi dei membri del Comitato di Solidarieta’, il ministero dell’Interno spiega che sono stati loro stessi, all’unanimita’, a “ritenere di non dar luogo alla pubblicazione dei propri nominativi per ragioni di riservatezza, sicurezza personale e opportunita’” “Il Governo continua a ritenere essenziale che i membri del Comitato non siano noti”, dichiara il deputato Nuti, ribadendo la sua “perplessita’, specie per quel che riguarda l’inopportunita’ della presenza nel comitato di associazioni antiracket, visto il rischio di potenziali conflitti d’interessi che la cosa comporta”. “Senza la dovuta trasparenza – aggiunge – difficilmente si potranno evitare tali conflitti e, soprattutto, contrastare il fenomeno delle infiltrazioni criminali nelle associazioni stesse, cosa che accade sempre piu’ spesso. Ecco perche’ chiederemo al piu’ presto che il ministro dell’Interno venga in commissione Antimafia affinche’ si faccia luce sui componenti del Comitato che gestisce il Fondo. La legalita’, per essere realmente tale, richiede trasparenza”. “Solo allora – conclude Nuti – potremmo conoscere i nomi di chi ha assegnato i risarcimenti per le vittime di racket. Cifre non secondarie se si considera che solo nei primi 5 mesi del 2016 il Comitato ha assegnato qualcosa come 9 milioni. Noi continueremo con la nostra battaglia e insisteremo sugli emendamenti gia’ presentati, per chiedere la pubblicita’ sul sito web dei verbali delle riunioni e dei documenti approvati dal Comitato, e soprattutto per togliere dal Comitato i rappresentanti delle associazioni e di nominare un Commissario straordinario indipendente dalla politica”. 

“Quante volte leggiamo di ruberie all’interno della pubblica amministrazione? Quante volte assistiamo a milionari danni all’erario senza che i responsabili paghino le conseguenze? Questa storia deve finire immediatamente: è ora che chi commette crimini all’interno delle strutture pubbliche, ne paghi le conseguenze”. A dirlo è il deputato Riccardo Nuti che, insieme alle colleghe Giulia Di Vita, Loredana Lupo, Chiara Di Benedetto e Claudia Mannino, ha presentato un disegno di legge per punire tutti quei pubblici dipendenti che si macchiano di condanne da parte della Corte dei Conti. “Spesso ci dimentichiamo – ammonisce il deputato – che la nostra Costituzione stabilisce chiaramente che “i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione”. Il disegno di legge mira a fare in modo che questo dettame costituzionale sia sempre garantito”. Entrando nel merito, Nuti spiega che “il disegno di legge presentato dispone che chi viene condannato in via non definitiva venga trasferito, in via cautelativa, ad uffici dove non si gestiscono flussi economico-finanziari o posti di lavoro. Chi, invece, è condannato in via definitiva sarà licenziato e interdetto dai pubblici uffici per dieci anni se le condotte oggetto della condanna sono di tipo dolose; mentre nel caso di condotte non dolose (cioè si ha la colpa del danno erariale ma non lo si ha prodotto intenzionalmente), il dipendente sarà trasferito a tempo indeterminato”. “Sono queste – conclude Nuti – misure essenziali per colmare un vulnus responsabile di gravi episodi di corruzione all’interno della pubblica amministrazione. La politica non può restare a guardare, ma deve fare la sua parte, facendo in modo che la struttura pubblica sia trasparente, pulita e incorruttibile. Questo è un primo importante passo in tal senso, essenziale per fare in modo che i cittadini tornino a fidarsi delle strutture pubbliche.

“Sono sempre il Riccardo Nuti che a Palermo ha lottato contro un intero sistema di potere, di mafia bianca e nera. Proprio quell’impegno, senza gloria e arricchimento, mi ha consentito di rappresentare una comunita’ e una speranza alla Camera dei Deputati. Da parlamentare ho proseguito la battaglia: senza risparmiarmi, esponendomi e facendomi nuovi nemici. Stessa battaglia che ho tentato di portare avanti per le prossime comunali”. Lo dice Riccardo Nuti del M5s su facebook. Il deputato M5s aggiunge: “Oggi questa storia delle firme e’ come un contrappeso. La mia difesa nel procedimento penale, mio diritto e dovere, provera’ che sono estraneo ai fatti. Per il momento accetto in silenzio (presto se ne capira’ il motivo) e con fatica quotidiana la gogna e gli insulti compiaciuti che mi piovono da settimane, convinto che le indagini della magistratura confermino la mia coerenza, il mio rigore morale e la mia affidabilita’ di uomo e politico. Allora saro’ lo stesso Riccardo Nuti di sempre, quello che non abbassa mai la testa”.