riforma costituzionale

“Qualche minuto fa, venendo qui, mi hanno dato un volantino del No. Uno dei punti che si leggono e’ che la riforma sarebbe stata scritta sotto dettatura del Governo. La verita’ ha un limite. Questa riforma e’ stata votata ben sei volte in Parlamento”, “chi dice che e’ scritta sotto dettatura, dice una bugia, diciamoglielo. A tutto c’e’ un limite”. Cosi’ il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti, ad un’iniziativa per il Si’ a Borgo San Lorenzo (Firenze). “Vorrei – ha aggiunto – che gli ultimi sette giorni di campagna fossero spesi nel racconto che cosa dice la riforma, leggendo cosa dice la riforma, non le bugie”.

La commissione parlamentare di Vigilanza Rai ha approvato la delibera di regolamento della par condicio nelle trasmissioni radiotelevisive del servizio pubblico per la consultazione referendaria del 4 dicembre. Il regolamento garantisce parita’ di accesso alle ragioni del Si’ e del No. La delibera entrera’ in vigore il giorno dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. “Esprimo soddisfazione per l’approvazione all’unanimita’, oggi in Commissione di Vigilanza Rai, del regolamento sulla par condicio”. Cosi’ in una nota Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, che da giorni aveva sollevato la questione della parità di accesso alle trasmissioni Rai da parte dei diversi schieramenti a favore o contro la riforma costituzionale. “Quello che pero’ dobbiamo segnalare, – ha aggiunto – e’ il comportamento completamente spudorato della Rai che invece di aspettare l’approvazione del regolamento in Commissione di Vigilanza, ha consentito al premier Renzi di accomodarsi in esclusiva e senza contraddittorio nel salotto di Giletti della domenica di RaiUno. Era tanto difficile rispettare le regole per la Rai? Evidentemente si’”. Nei giorni scorsi il capogruppo azzurro a Montecitorio ha chiesto l’intervento del Consiglio d’Europa e dell’Osce, affinché venga svolto un monitoraggio sulla campagna referendaria che si concludera’ con la consultazione del 4 dicembre.

“Io li chiamo perfezionisti, persone che propongono soluzioni e che poi non vogliono che a decidere sia la politica”. Giorgio Napolitano, nella sua lunga lectio magistralis alla scuola di formazione del Pd, attacca chi critica il testo di riforma costituzionale, trovando diversi difetti, ma che non fa i conti con i compromessi a suo dire necessari. “Se io ottenessi un testo di riforma perfetto, redatto da un gruppo di costituzionalisti, cosa difficile perche’ si dovrebbero mettere d’accordo, poi – osserva l’ex Capo dello Stato – sarebbe sempre il Parlamento a decidere. E’ quella la condizione per arrivare a un accordo”. Infine boccia chi sostiene che in assenza di un’intesa vasta “non si dovrebbe andare avanti”. “Non e’ accettabile – attacca Napolitano – che ci si fermi quando ci sono comportamenti contradditori e sleali”. Infine ricorda i meriti della riforma, soprattutto per quanto riguarda il Senato: “Molti dicevano che nessun senatore, un po’ come i tacchini a Thanksgiving, avrebbe approvato una riforma che prevedesse il proprio scioglimento. Invece – conclude Napolitano – ci siamo riusciti”.

“È almeno dal mese di maggio che la politica confligge sull’idea platonica del referendum, senza confrontarsi sul merito. Il vero pericolo è che nell’elettorato si crei un’assuefazione al rumore di fondo, senza che nessuno spieghi di cosa stiamo parlando”. Lo afferma il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio. “Una campagna elettorale -aggiunge- che alla fine durerà sei mesi dovrebbe, dunque, far capire ad ogni cittadino italiano ogni singolo aspetto di una riforma complessa, che tocca 47 articoli della Costituzione. Fino ad ora, invece, il merito è stata l’unica cosa che la politica ha trascurato”. “Nei due mesi e una settimana che ci dividono dal voto, cerchiamo allora -conclude- di recuperare il senso profondo di questa importante modifica costituzionale, spiegando, se siamo in grado di farlo, alla pubblica opinione quali sono i veri valori in campo”.

E’ stata fissata la data del referendum sulla riforma costituzionale. Il Consiglio dei Ministri l’ha comunicata: é il 4 dicembre. Critiche dalle opposizioni e dal comitato del NO: troppo tardi, esiste il rischio di astensioni. Ma il premier Matteo Renzi ha spiegato che in questo modo la manovra economica avrà ottenuto almeno un voto da parte della Camera prima della consultazione’. La data é stata concordata con il Colle. Si profila ora una campagna referendaria molto lunga, contrassegnata da toni forti e da tensioni politiche non indifferenti. Il premier aprirà il tour a Firenze, nel teatro dove si candidò 8 anni fa, palazzo Obihall. Il comitato del No teme che il differimento della data possa favorire l’astensione, con evidente vantaggio per il SI. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale italiana, osserva che ‘il Paese é atteso per un importante appuntamento, il referendum sulla Costituzione. Il nostro invito é quello di informarsi personalmente, al fine di avere chiari tutti gli elementi di giudizio circa la posta in gioco e le sue durature conseguenze’.

“Al referendum istituzionale voto un si’ convinto. Ho votato la legge in Parlamento ed e’ una riforma che, soprattutto dal punto di vista del potere dello Stato rispetto al potere di veto e di paralisi delle Regioni, fa passi giganteschi in avanti”. Lo afferma al quotidiano online Affaritaliani.it l’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini, che aggiunge: “Tutti sottolineano i temi connessi al bicameralismo, ma quello centrale e’ che lo Stato si riappropria di funzioni fondamentali e si supera un potere di veto e di paralisi che le Regioni hanno avuto in questi anni, dalla modifica dell’Articolo Quinto in poi. Per cui ci sono ampie motivazioni per votare si'”. Ma se dovesse vincere il no? Renzi va avanti, nuovo governo o elezioni? “Questo scenario e’ giusto che sia valutato in primo luogo dal presidente del Consiglio, che oggi ha capito molte cose e sta evitando giustamente di personalizzare il referendum, perche’ la posta in palio va molto oltre il destino di Renzi. Tutto il mondo si chiede se l’Italia dopo 20 anni di chiacchiere sulle riforme e’ in grado di produrne qualcuna”. Quindi secondo lei non si dimette se vince il no… “Lo dovra’ decidere lui, ed e’ giusto che lo decida in piena liberta’. Posso dire che non c’e’ alcun automatismo”. “Poiche’ stimo Parisi e ritengo che Berlusconi abbia fatto una scelta intelligente, sono molto sorpreso del fatto che abbia collocato la sua iniziativa politica nel solco del fronte del no, che francamente di innovativo ha ben poco. Se vince il no non vince Parisi, ma vincono Grillo e Salvini”, conclude l’ex presidente della Camera.

Per il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi “la riforma costituzionale e’ un cambiamento che per la prima volta nella storia riduce del 30% i costi della politica”. Dal palco di una festa del Pd Boschi ha sottolineato che “difficilmente questo potra’ succedere altrimenti. Nessuno dice che questa riforma sia perfetta ma siamo consapevoli che rappresenti comunque un grande passo in avanti”. Sempre su questo tema, Boschi ha aggiunto che “andare a votare al referendum non significa votare per il partito ma per il futuro dell’Italia dei prossimi 30 anni. E’ una scelta anche per le nuove generazioni”