Riina jr

“Giovanni Minoli ha ragione: il caso Perego e quello dell’intervista a Riina jr a ‘Porta a porta’ mostrano un’azienda dove non si capisce di chi siano le responsabilità degli errori e come vengano puniti”. E’ quanto scrive su facebook il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai. “Nella sua copertina a ‘Faccia a faccia’ su La7 – prosegue Anzaldi – Minoli ha ricordato, anche attraverso le dichiarazioni in vivavoce del direttore generale Campo Dall’Orto, la disparità di trattamento tra ‘Parliamone sabato’, con la chiusura a seguito della deprecabile immagine della donna trasmessa dalla rete ammiraglia, e l’intervista al figlio del boss mafioso, con la liberatoria firmata solo dopo e i vertici dell’azienda che dissero di essere stati informati poco prima della messa in onda”. “Con Riina jr nessuno pagò, l’intervista che indignò istituzioni e familiari delle vittime di mafia fu trasmessa e la vicenda finì nel dimenticatoio senza responsabili, sebbene fossero arrivati appelli preventivi contro la messa in onda anche dalla commissione Antimafia. Sul caso di Paola Perego, invece, la conduzione del programma è saltata. Difficile comprendere sulla base di quali valutazioni la Rai abbia tenuto atteggiamenti così diversi”, conclude Anzaldi.

In una democrazia liberale, il diritto di manifestare il proprio pensiero e la relativa libertà di parola – strumento per farlo – non possono essere negati a nessuno, salvo i casi espressamente previsti dalla legge. Questo vale anche per Salvo Riina – figlio di uno dei boss più spregevoli e crudeli della mafia, il cosiddetto capo dei capi, Totò – e mafioso egli stesso. Le polemiche per l’intervista che ha rilasciato a Bruno Vespa in una trasmissione Rai non si sono ancora placate, come quelle sul libro che ha scritto (“Riina family life”, Riina, vita di famiglia. Edizioni Anordest’) e che ha presentato in televisione. In quell’occasione, Salvo junior, in modo abietto, non ha proferito alcuna parola di condanna nei confronti della mafia e delle sue vittime, della morte e del dolore che, in tanti anni, il padre ha seminato. E questo ci aiuta a capire chi abbiamo di fronte, e a prendere le necessarie contromisure, ma ritengo che ‘giornalismo’ sia poter intervistare chiunque, senza censure o limiti: é la libertà di stampa, garanzia insostituibile dei diritti di ognuno di noi e presupposto indispensabile di ogni vera democrazia. Cosi come credo che sia un oltraggio alla cultura e al pluralismo la scelta operata da alcune librerie di non vendere il libro del giovane mafioso, pur capendo il disagio di chi ha assunto questa posizione. Né lo Stato né la Cultura possono scendere allo stesso livello dei delinquenti, e questo vale non solo nella garanzia dello Stato di diritto, e nel sistema delle sanzioni previste per chi commette dei reati, ma anche nel mantenimento dei diritti di cui possono godere tutti i cittadini, anche quelli con precedenti penali e una detenzione alle spalle. In una vera democrazia, anche il figlio di un boss può essere intervistato o presentare un libro! Desta stupore e non può essere condivisa, in tale prospettiva, la battaglia annunciata da Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, assassinato in via D’Amelio: ‘Se il 18 giugno dovesse essere permesso a Salvo Riina di presentare il suo libro sarò a Palermo per impedire questa ulteriore offesa alla memoria di mio fratello e dei ragazzi massacrati insieme a lui. Niente e nessuno mi potrà impedire di farlo. Ho 74 anni, ho vissuto già 22 anni più di mio fratello, sono pronto a qualsiasi cosa». Nessuno ci può dire quali libri si possono leggere o meno, nessuno può impedire una manifestazione legittimamente autorizzata. (Montesquieu ‘…la libertà è infatti il diritto di fare ciò che le leggi permettono’).