“Ho pagato le tasse. Tra ieri e l’altro ieri ho versato al Fisco 400 mila euro. Sono in carcere per problemi fiscali in un Paese caratterizzato dall’altissimo tasso di evasione. Fatemi uscire dal carcere”. Fabrizio Corona si è rivolto così al gup di Milano Laura Marchiondelli nel corso dell’udienza preliminare che lo vede imputato insieme alla sua storica collaboratrice Francesca Persi per la vicenda del “tesoretto” da circa 2,6 milioni di euro. Un appello che non è bastato a evitargli di finire sotto processo: il giudice milanese ha accolto la richiesta del pm Paolo Storari rinviando a giudizio l’ex fotografo e la sua collaboratrice. Stando a quanto si è potuto apprendere (l’udienza si è svolta a porte chiuse e ai giornalisti è stato vietato l’accesso al corridoio dell’aula), Corona ha insistito nella sua linea difensiva: quei soldi – vale a dire 1,7 milioni nascosti in un controsoffitto dell’appartamento della Persi più altri 900 mila euro custoditi in alcune cassette di sicurezza di una banca di Innsbruk, in Austria) “non sono di provenienza illecita – ha in sostanza affermato – ma il frutto del mio lavoro frenetico. Sono guadagni in nero pagati da gestori di discoteche e locali notturni. Ho fatto un errore ma non ho commesso nessun reato”.





