Roberto Speranza

“Che vino mi fa venire in mente Matteo Renzi? Un Tavernello: un vino molto popolare ma insomma, poi, c’e’ qualcosa che non va…”. A dirlo e’ Roberto Speranza, deputato di Art.1 – Mdp, ospite al programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora. A Speranza “capita di berlo”, il Tavernello, “Quando vado alle feste, di solito c’e’ quello e lo bevo. Ma io sono sempre per l’Aglianico…”.

“Il nostro nome ufficiale e’ ‘Articolo 1 – Movimento Democratici e Progressisti’, che e’ una novita’ nel panorama politico italiano, con il riferimento al primo articolo della Costituzione. Poi e’ chiaro che in meta’ dei consigli comunali italiani c’e’ un gruppo che si chiama Democratici e Progressisti, parole che evocano delle aree politiche piu’ che dei partiti”. Cosi’ Roberto Speranza, commenta la notizia che il Pd potrebbe sollevare questioni legali contro il nome del nuovo Movimento presentato ieri.

Vogliamo cercare di andare al di là delle convenzioni, gettando le maschere? La minoranza del Pd odia Renzi, lo considera un ‘diverso’, un uomo di potere che sta ultimando la mutazione del Pd: da partito di sinistra a partito di centro. La lotta é per la sua poltrona, l’ultima che gli é rimasta. Quella di Premier gliel’hanno tolta con la ‘scusa’ del referendum, sul quale l’ex sindaco ha puntato imprudentemente quasi tutte le sue fiches. Michele Emiliano, Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema, Roberto Speranza, Enrico Rossi, questo vogliono: uccidere Renzi politicamente una volta e per tutte. In che modo farlo? Detronizzandolo da segretario del partito Democratico. Per fare questo, tutte le occasioni sono buone: il Congresso, usato in tempo utile per non ritornare al voto, la legge elettorale e i suoi tentativi di riforma, in primis la soppressione dei capilista sui quali Renzi piazzerebbe i suoi fedelissimi. Renzi, da parte sua, con l’arroganza e l’ambizione che lo contraddistingue, non ha accettato di buon grado la defenestrazione, e cerca di recuperare. Il tempo é un suo nemico: se ne passa troppo ci si dimenticherà di lui e gli assetti di potere si consolideranno a prescindere dalla sua sfera di influenza; se ne passa troppo poco non avrà il tempo di riorganizzarsi, dentro il partito e fuori da esso. In questo contesto é chiaro che la minoranza del Pd di fare la minoranza non vuole più saperne: o si libera di Renzi o si scinde dal partito. Per andare dove? Non importa, ma una occasione simile non l’avranno più. O si liberano di Matteo o non se lo toglieranno più dai piedi per i prossimi anni. PS: la minoranza del Pd odia Renzi, il suo dinamismo, la sua velocità, il suo cinismo, il suo non essere di sinistra.

“Dobbiamo recuperare la fiducia di milioni di italiani che non hanno condiviso molte delle scelte fatte negli ultimi anni”. Lo ha detto Roberto Speranza, deputato e candidato alla segreteria del partito democratico durante l’evento di Firenze e dal titolo “Puo’ nascere un fiore. Di nuovo, la sinistra”, a cui partecipano anche i governatori di Toscana e Puglia, Enrico Rossi e Michele Emiliano, “Dal jobs act alla ‘buona scuola’, dalle politiche economiche e fiscali, alle riforme istituzionali, abbiamo sommato rotture a rotture e perso un pezzo del nostro popolo – ha continuato Speranza – Ora si tratta di capire, a partire dalla direzione di domani, se siamo in grado, tutti insieme, di rimettere il treno sui binari ed evitare che questo straordinario patrimonio di energie che e’ il Pd perda definitivamente la sua anima”. La Direzione nazionale del Partito democratico si riunirà lunedì 13 febbraio alle 14.30 presso il centro congressi ‘Roma Eventi’. I lavori si svolgeranno, come sempre, a porte chiuse e saranno trasmessi in diretta streaming sul sito del partito democratico.

“Il mattarellum puo’ essere una base positiva di partenza”. Lo dice Roberto Speranza (Pd) a Rainews24. “Dobbiamo trovare i numeri nella discussione politica – afferma il parlamentare – Perche’ e’ inimmaginabile ricorrere a strumenti come la fiducia. Si usi il mattarellum come base di partenza poi vedremo nella discussione parlamentare dove si arriva”. E a chi gli chiede perche’ non sia stato fatto quando Roberto Giachetti ha presentato una mozione per il ritorno al mattarellum, Speranza risponde: “Era una mozione del tutto strumentale che non aveva grande senso se non quello di rendere piu’ difficile il percorso di avvio del governo Letta. Una mozione non e’ una legge”.

“Il Pd dovrebbe dare un segnale di umilta’, di aver capito il voto del 4 dicembre”. Cosi’ ieri Roberto Speranza (Pd), ospite a ‘Otto e mezzo’ su La7. “Ma il messaggio di fondo del Pd agli italiani sembra essere ‘Avete sbagliato a votare, ora vi spieghiamo noi”, ha detto Speranza. Ed ha aggiunto: “Se Renzi pensa che questo 40% siano voti suoi fa un errore drammatico, ancora una volta dimostra arroganza e ci portera’ tutti a sbattere”. Ha continuato: “Io sto nel Pd ma non a tutti i costi, non se diventa il Pdr, Partito di Renzi”. E sul congresso del partito democratico: “Va fatto un confronto vero, non un votificio ma per ridefinire il ‘Chi siamo’ e ‘Dove andiamo’, perche’ noi nelle fabbriche non esistiamo piu’”.

“Se il Pd fa finta di non vedere la lezione arrivata dal voto del referendum si sconnettera’ definitivamente dal suo popolo”. Lo afferma il leader della sinistra Pd Roberto Speranza. “Oltre ad una legge elettorale – aggiunge Speranza – capace di superare le storture dell’Italicum, serve una svolta su alcune questioni sociali fondamentali. Dalla scuola al lavoro, dalla lotta alla poverta’ alla sanita’, abbiamo bisogno di comprendere il messaggio inequivocabile arrivato dai cittadini e cambiare radicalmente rotta. Questo va accompagnato ad una piu’ generale discontinuita’ nella quotidiana gestione del potere a cui siamo apparsi in questi mesi troppo direttamente legati”.

Roberto Speranza fa sempre piu’ fatica, dopo la sconfitta del Pd di Renzi alle amministrative, a nascondere le proprie aspirazioni per la guida del partito. “Prima pensiamo al progetto. Quello che conta è un progetto alternativo, i nomi vengono dopo”. Così Roberto Speranza, leader di Sinistra riformista, alla domanda circa una sua candidatura per la minoranza Pd al prossimo congresso, nel corso dell’assemblea nazionale di SinistraDem che si tiene a Bologna. ”Dal premier ci aspettiamo che faccia una battaglia vera in queste ore, penso che il messaggio da lanciare oggi sia di grande sostegno. Questi prossimi giorni sono fondamentali per l’Europa e Renzi sappia che su questi temi ha il consenso vero di tutto il Pd:l’Italia può svolgere un ruolo fondamentale di spinta per un rilancio dell’iniziativa europea. Sono due i punti all’ordine del giorno per un rilancio della Ue:una maggiore unità politica e una inversione molto radicale della politica economica, provando a ripartire dalle esigenze degli strati sociali più deboli’

Denis Verdini al centro del dibattito interno del partito democratico, avvitato tra le alleanze per i ballottaggi alle amministrative e le riforme in Parlamento. “Proviamo a vincere i ballottaggi ma poi bisogna cambiare rotta: e per prima cosa chiudere con Verdini e con il partito della Nazione che non ci porta da nessuna parte”. Con queste parole ieri Roberto Speranza, minoranza dem, ha cercato di convincere il premier Matteo Renzi a mantenere le distanze con Alleanza liberalpopolare -Autonomie. Pronta la risposta di Maria Elena Boschi. Cosi il ministro delle riforme, intervistato da Maria Latella su SkyTg24: “Credo che Ala sia un sostegno a riforme importanti che facciamo in Parlamento, ha votato coerentemente a differenza di Forza Italia”. Ed ha aggiunto: “Il partito di Verdini ha votato a favore delle unioni civili, ha sostenuto riforme che fanno andare avanti il Paese. Altri provvedimenti, invece, non li vota. Altro discorso sono le alleanze sul territorio”.

Roberto Speranza, rivale interno del premier dentro il partito, é molto chiaro: “Ora impegno su ballottaggi, poi dibattito interno. Il Pd ha bisogno di un segretario a tempo pieno. Lo ha detto Roberto Speranza, leader della minoranza Dem, a RaiNews24. “Non c’era bisogno del risultato di oggi – ha spiegato – questo lo diciamo da mesi, è una richiesta che abbiamo fatto perchè ci rendiamo conto che fare il premier e il segretario non è cosa facile”. Sui dati delle amministrative, ha sottolineato, “bisognerà riflettere bene ma vogliamo dare un segnale di grande unità, il Pd deve essere unito per i ballottaggi. Il dibattito lo faremo dopo i ballottaggi”. Quindi per due settimane va accantonato il tema referendum costituzionale: “Un partito che vuol governare il Paese – ha rilevato – non può dire che la sfida è tra qualche mese, la sfida è quella che arriva tra due settimane”. Stesso discorso vale per il congresso: “Non c’è nessun congresso permanente, ci sarà dopo il referendum e dovrà sciogliere alcuni dati di fondo. Ora non è il momento di discutere di referendum e di congresso, tutto il Pd deve impegnarsi per vincere queste elezioni”.