Sammarco

“Come anticipato dal sito www.videpolitik.com l’avvocato Michele Lo Foco, esperto di Rai e di cinema, ha presentato un esposto contro il compenso che la Rai ha riconosciuto a Fabio Fazio. Condivido l’iniziativa e le motivazioni perché in un paese dove un primario cardiologo guadagna 40 mila euro l’anno, non si comprende perché pagare un giornalista che non è un premio Nobel con cifre spropositate”. Lo dichiara Gianni Sammarco deputato di Alternativa Popolare. “La Rai è un ente pubblico, pagata da un canone sostenuto dai cittadini. Fabio Fazio è un giornalista come tanti altri, ha guadagnato in Rai circa 1,5 milioni di euro fin da subito, poi è andato a La 7, ha fatto una trasmissione fallimentare chiusa, ha fatto causa e grazie a questa, ha preso circa 28 miliardi (14 milioni attuali)probabilmente perché in quel momento la 7 doveva essere venduta a Telecom senza nessun carico pendente. Tornato in Rai ha preso circa 5.4 milioni e appena nominato il DG Orfeo, insieme al CDA, gli riconosce uno stipendio di circa 12 milioni di euro per 4 anni con la scusa che, dice la presidente Maggioni, senza di lui non si sa se l’azienda reggerebbe e il consigliere Diaconale dichiara: siamo stati costretti ad approvare il contratto perché altrimenti Fazio sarebbe passato a La 7. Tutto ciò è stato smentito sia da Mediaset che da La 7. Mi sembra doveroso chiedere alla Magistratura di fare chiarezza sull’intera vicenda”, aggiunge.

“Ricoprire d’oro Fazio che voleva o minacciava o bluffava di andarsene, solo per non vederlo sulle reti concorrenti, e’ assurdo. Le parole pronunciate ieri dal presidente della Rai Monica Maggioni mi lasciano interdetto: sostenere che l’azienda pubblica, con i suoi 13mila dipendenti, non avrebbe retto senza Fabio Fazio e’ come dire che ci sono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. La Rai dovrebbe essere al servizio dei cittadini, non dei capricci di qualche presentatore che per rimanere, nonostante le regole imposte dal Parlamento sul tetto stipendi, vedra’ il suo aumentare, e di molto, per i prossimi 4 anni”. Cosi’ in una nota Gianni Sammarco (Ap). “Un’azienda pubblica messa all’angolo da un suo dipendente rispetto al quale sono stati ‘costretti, in un certo senso, a sottoscrivere la conferma’, per usare le parole del consigliere Arturo Diaconale. Ma costretti da chi? La Rai deve rendere un servizio imparziale e super partes, va bene voler concorrere ai massimi livelli con le emittenti private, ma proprio per questo bisogna valorizzare le proprie risorse e chi ha voglia di lavorare, restando in un range di spesa sostenibile, non tendere sempre la mano a chi ha piu’ sostegno all’interno del Cda mettendo a rischio la credibilita’ dell’azienda. Una provocazione: ma se l’apertura o la chiusura della Rai si basa su Fazio, chiudiamola”, conclude la nota.

“Le osservazioni del presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, sulla Rai andrebbero ascoltate con attenzione dai vertici di viale Mazzini che fino ad ora hanno messo in fila una serie di errori imperdonabili”. Lo afferma il deputato Gianni Sammarco (Ncd). “Soprattutto – dichiara – ci piacerebbe sapere perché gli stessi vertici non hanno risposto all’Anac dopo la bocciatura sulle assunzioni, il mancato job posting e il conflitto di interessi per la nomina del capo della security. Tutte questioni che meritano chiarimenti e che invece i vertici Rai disattendono puntualmente. L’atteggiamento nei confronti dell’Anac è quanto meno stupefacente”. 

“Le sei puntate di ‘Stato civile – L’amore è uguale per tutti’ che Rai3 ha iniziato a trasmettere lo scorso 3 novembre sono interamente dedicate alla coppie omosessuali. Giusto che il servizio pubblico si occupi delle nuove realtà che vivono nel nostro paese, ma val la pena ricordare al direttore di Rai3 e al direttore generale che lo fa con i soldi di tutti i cittadini attraverso il canone. Un certo equilibrio nel rappresentare tutte le realtà affettive, proprio perché l’amore è uguale per tutti, sarebbe auspicabile. Non vediamo invece in programmazione analoghe serie sulle difficoltà quotidiane delle famiglie, sui loro problemi con la scuola, con il fisco, sugli ostacoli oggettivi per chi decida di fare un figlio. Ma al netto di queste considerazioni, ritengo sia doveroso che la Rai renda pubblici i costi di queste sei puntate, la struttura che le produce e l’incidenza di questa produzione sul budget della rete che le trasmette”. Così l’onorevole Gianni Sammarco, deputato di Area popolare.