Nel 2017 il numero degli adempimenti fiscali a carico delle micro e piccole imprese crescerà mediamente di 4 unità. Lo sostiene l’Ufficio studi della Cgia Mestre monitorando i principali appuntamenti con il fisco che tre aziende, a campione, dell’artigianato, del commercio e una piccola impresa industriale prese in esame hanno sostenuto nel 2016 e dovranno sostenere nel 2017. “Nel suo complesso – dice il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – la politica decide in senso opposto, tradendo clamorosamente le attese di milioni di imprenditori”. Dal 2017, infatti, il fisco rinnova: arriva l’Iri (Imposta sui redditi) per le ditte individuali e le società di persone in contabilità ordinaria, il regime di cassa per tutte le imprese in contabilità semplificata e la fatturazione elettronica inizia a fare capolino anche nei rapporti tra imprese private, prevedendo tutta una serie di semplificazioni. Tuttavia, nelle more di queste novità la maggior parte delle imprese vedrà aumentare i propri adempimenti.
“Nel suo complesso – sostiene Zabeo – la burocrazia che grava sul mondo delle piccole imprese costa, secondo i dati della Presidenza del Consiglio dei Ministri, quasi 31 miliardi di euro ogni anno. Per ciascuna di queste realtà si stima che il peso economico medio sia di circa 7.000 euro. Questi costi, ovviamente, gravano relativamente di più sulle piccolissime imprese che sulle medio-grandi. Ricordo, ad esempio, che oltre il 70 per cento degli artigiani e dei commercianti lavora da solo: pertanto, la gestione degli adempimenti burocratici viene svolta direttamente dal piccolo imprenditore, che, in alternativa, si deve rivolgere ad un libero professionista o a una Associazione”. L’Ufficio Studi Cgia ha analizzato tre diverse tipologie di aziende: una impresa individuale artigiana senza dipendenti, una società commerciale di persone (con 5 dipendenti) e una società di capitali di natura industriale (con 50 dipendenti). In tutti e tre i casi gli adempimenti aumentano. Come mai ? La spiegazione è la seguente, si legge nel comunicato stampa: “nel 2017 le imprese dovranno inviare all’Agenzia delle Entrate i dati delle liquidazioni Iva trimestrali, delle fatture emesse/ ricevute/registrate e delle note di variazioni comprese le bollette doganali. La periodicità di queste due nuove comunicazioni (liquidazioni Iva e dati delle fatture) sarà trimestrale, ma il legislatore, con l’intento di agevolare i contribuenti, ha stabilito che il primo invio del nuovo spesometro (cioè dei dati delle fatture) relativo ai primi 6 mesi del 2017, avvenga entro il 25 luglio di quest’anno. Di conseguenza, nel 2017 abbiamo 6 nuovi adempimenti che si riducono a 4 a seguito della “sparizione” dello spesometro annuale e della comunicazione Iva”. Inoltre “La scadenza del 25 luglio 2017 (in luogo dei termini ordinari del 31 maggio e del 16 settembre rispettivamente per il 1° e per il 2° trimestre del 2017), anticipa pericolosamente quella relativa all’invio dei dati dei mesi di aprile, di maggio e di giugno, in un periodo in cui l’attività è ancora rivolta ad altri adempimenti (dichiarazioni dei redditi, sostituti di imposta, IRAP, studi di settore)”.





