scissione Pd

“Io credo che lo spazio a sinistra del Pd sia molto piu’ grande”. Cosi’ Massimo D’Alema in un’intervista al Corriere della Sera. Sulla scissione del partito democratico, che l’ex premier giudica “persino tardiva”, spiega che “era matura gia’ con il Jobs act” e aggiunge che “tutta l’ispirazione politica renziana e’ contraria ai valori della sinistra e prima ancora agli interessi del Paese. Il renzismo non e’ stato che il revival del berlusconismo”. Continua D’Alema: “Renzi ha imposto una legge elettorale solo per la Camera, dando per scontato che il Senato venisse abolito” e aggiunge: “Un vero maggioritario, sul modello del Mattarellum, lo avremmo apprezzato”, dice sulla legge elettorale. “Ma in commissione e’ stata approvata una legge escogitata dal senatore Verdini, che con il Mattarellum non ha nulla in comune. Si vota con un’unica scheda, su cui tutti i partiti presentano il loro simbolo; pero’ collegio per collegio possono decidere di presentare anche un candidato. Una legge immorale, che genera accordi di potere di natura notabilare, ricatti, condizionamenti”.

L’87% degli elettori del Pd e l’83% di quelli di centrosinistra sono contrari alla scissione del partito. E’ quanto emerge da un sondaggio dell’Istituto Ixe’, illustrato oggi ad Agora’, su Rai tre Solo il 12% approva la scelta degli “scissionisti”. Il 68% degli elettori Pd, inoltre, da’ la colpa della rottura a Bersani, Rossi e Speranza, mentre il 26% punta il dito contro Matteo Renzi. Questo il quadro delle reazioni degli iscritti alla luce della drammatica scissione in atto nel partito Democratico.

“Nei prossimi giorni presenteremo il nuovo gruppo e ci metteremo al lavoro per costruire un agenda comune con cui incalzare il governo”. Lo ha annunciato Alfredo D’Attorre nel corso di una conferenza stampa alla Camera con Arturo Scotto in cui e’ stato ufficializzato l’addio di 17 parlamentari da Sinistra italiana. Per D’Attorre pero’ non e’ da escludere che “su alcuni punti si possa arrivare a trovare una condivisione che allarghi l’ambito di sostegno al governo”. Ecco i parlamentari che hanno deciso di lasciare Sinistra Italiana per aderire al nuovo progetto che nascerà con i fuoriusciti del Pd: Arturo Scotto, Ciccio Ferrara, Donatella Duranti, Arcangelo Sannicandro, Carlo Galli, Alfredo D’Attorre, Florian Kronblicher, Lara Ricciatti, Gianni Melilla, Vincenzo Folino, Giovanna Martelli, Franco Bordo, Claudio Fava, Marisa Nicchi, Michele Piras, Filiberto Zaratti, Stefano Quaranta.

“Ero intenzionato a fare una battaglia politica nel Pd, ma non e’ stato possibile. Occorre che la maggioranza abbia coraggio di aprire un dibattito serio”. Lo ha detto il governatore della Toscana, Enrico Rossi, leader della minoranza dem, a Radioanch’io su Radiouno. “Se poi c’e’ l’ipotesi di Franceschini di una alleanza tra sistema contro antisistema io non mi ci riconosco”, ha detto Rossi aggiungendo che questa prospettiva implicherebbe “non tanto un’alleanza con Verdini, le cui esigenze sono state tenute in alta considerazione in questi mesi dal governo Renzi e dal Pd, ma in buona sostanza significherebbe allearsi con Forza Italia”. Ha continuato il governatore: “La politica e’ anche fatta di simboli” e negli ultimi anni anche dall’interno del Pd “c’e’ stato un attacco a simboli della sinistra, come ai sindacati, che pure devono cambiare, o al contrario una vicinanza agli amministratori delegati”, ha aggiunto Rossi. Per il governatore “occorre stare piu’ vicini al mondo del lavoro e dare una risposta ai referendum Cgil, invece la questione del lavoro e’ stata messa in un angolo”.

“Temo che questo processo da parte della minoranza del Pd possa portare a un indebolimento della maggioranza parlamentare”. Lo dice a Voci del Mattino, Radio1 Rai, Andrea Romano, deputato della maggioranza Pd. “Temo che sia l’inizio – prosegue Romano – di un tira e molla. Se questa scissione andra’ avanti, inevitabilmente questo piccolo gruppo che si formera’ in Parlamento dovra’ dare prova della propria esistenza in vita e quindi immagino che si mettera’ a chiedere iniziative immediate nella direzione auspicata dagli esponenti della minoranza”. Inoltre, aggiunge il deputato Dem, “credo che da parte dei colleghi della minoranza ci sia fin dall’inizio un pregiudizio nei confronti di Renzi e di questa maggioranza, che e’ sempre stata vista come una maggioranza di invasori. Quello che unisce posizioni anche molto diverse fra loro, figure importanti come Bersani ed Emiliano – conclude – e’ evidentemente un pregiudizio molto forte nei confronti di Renzi.”

“Qualunque problema abbia il partito, l’idea che lo si possa risolvere con la scissione e’ sbagliata”. Lo ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando (Pd), intervenendo ad Agorà su RaiTre. La divisione “apre un fronte che consente alla destra di rafforzarsi”, ha dichiarato Orlando aggiungendo sulla possibile scissione che “la responsabilita’ e’ di tutti: non si e’ sedimentata una politica comune”. Il ministro, riguardo alla segreteria del partito, ha dichiarato: “In queste ore non mi pare serva mettere altri candidati in pista. Se fossi sicuro che una mia candidatura evitasse la scissione io sarei gia’ candidato”.