servizio pubblico

Se c’e’ una sfida oggi nell’ambito della televisione, ma pu’ in generale nell’ambito dei servizi pubblici radiotv, e’ quella di trovare un linguaggio nuovo che accomuni le diverse realta’ nel passaggio pieno all’era digitale. Lo ha detto Monica Maggioni, presidente Rai, aprendo i lavori della due giorni di “Innovation meets culture – Digital media and Cultural Heritage”, organizzato dalla stessa Rai in collaborazione con l’ABU (Asia-Pacific Broadcasting Union) e in corso da questa mattina nel salone degli Arazzi, nella sede di viale Mazzini. Si tratta di un forum internazionale con rappresentanti di media e broadcaster provenienti da oltre 30 Paesi dell’Asia e del Pacifico per parlare di innovazione tecnologica, servizio pubblico e patrimonio culturale. L’evento e’ iscritto nelle iniziative dell’Anno europeo del patrimonio culturale ed e’ l’occasione per un confronto tra il servizio pubblico italiano, le principali realta’ europee e i rappresentanti di Paesi dell’area asiatica (tra cui Cina, Indonesia, Giappone, Corea del Sud, Singapore). Per un confronto che va dalla realta’ virtuale, alle applicazioni mobili, fino alle ultime strategie digitali del broadcasting, come potente strumento per la diffusione e la fruizione del patrimonio culturale nazionale e internazionale per un pubblico sempre piu’ esteso, diversificato ed esigente. La presidente Rai ha parlato di occasione importante per trovare la strada che porti gli operatori del settore nel miglior modo possibile nella piena era digitale. E occorre interrogarsi su come cambi la professione di chi opera come broadcaster, di come riesca a ‘connettersi’ con tutti.
Nella prima parte della giornata d’avvio dei lavori e’ intervenuta anche Elisabetta Belloni, segretario generale della Farnesina, sottolineando l’importanza di questo forum che vede insieme realta’ di broadcasting molto diverse e che pero’ sono impegnate nel trovare una via comune di operativita’. E a margine dei lavori ha poi rilevato che quello di oggi e’ un mondo ” fortemente basato sulla comunicazione” e pertanto essere capaci di comunicare in maniera efficace diventa “fondamentale”. E da un osservatorio cosi’ particolare come quello in cui opera, il segretario generale degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale ha sottolineato che “la diplomazia ha dovuto essere sempre piu’ consapevole degli strumenti a disposizione per una comunicazione efficace e di politica estera che si deve basare su tutte le sue componenti: economia, cultura, negoziati”. Rischio di omologazione? “Cultura vuol dire preservare le identita’, valorizzate nel rispetto del dialogo”. E “se comunichiamo bene la cultura e i valori “si ottiene il rispetto per quello che siamo e inoltre acquisiamo elementi dagli altri”. Tra i temi di confronto della prima giornata “L’innovazione in azione”: dalle tendenze dei media globali, alla digitalizzazione e convergenza dei mercati, fino all’innovazione tecnologica e i modelli di consumo e all’innovazione dei contenuti e delle strategie digitali. A chiudere ci sara’ l’intervento del direttore generale Rai, Mario Orfeo. Il tema di domani e’ invece “Il patrimonio culturale nell’Era digitale”, ovvero tutti i modi in cui i broadcaster pubblici possono diventare punto di incontro fra tecnologia, arte e cultura nelle attivita’ di promozione del patrimonio culturale. Il forum gode del patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e della Citta’ Metropolitana di Roma Capitale. Per questo i delegati potranno visitare nel tardo pomeriggio le Domus Romane di Palazzo Valentini, sito emblematico per la combinazione di tecnologia e cultura, all’avanguardia nella comunicazione dei beni culturali italiani, messo a disposizione dalla Citta’ Metropolitana di Roma Capitale. La visita, dedicata in esclusiva ai delegati, permettera’ un viaggio nella realta’ virtuale, sottolineando come le innovazioni tecnologiche siano il motore di una nuova vita per l’immenso patrimonio di cultura e tradizioni del nostro Paese.

“L’opinione dell’Antitrust è che la separazione contabile tra servizio pubblico finanziato interamente col canone e programmi finanziati con la pubblicità abbia funzionato male e che sia difficile renderla efficiente dal punto di vista tecnico”. Lo ha detto Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust), rispondendo ad Alberto Airola e al presidente Roberto Fico nell’’audizione in commissione di Vigilanza Rai nell’ambito dell’esame dello schema di dpcm sull’affidamento in concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, con l’annesso schema di convenzione. Ha continuato Pitruzzella: “Bisognerebbe raggiungere una separazione societaria: due società distinte, con bilanci distinti, e consentiranno di verificare quali costi si sopportino, per quali obiettivi. In questo modo c’è una maggiore accountability nei confronti del pubblico, che saprà per quali finalità i suoi soldi sono spesi”.

“Dopo 22 anni approvata la nuova concessione Stato-Rai. Una occasione per rilanciare il servizio pubblico”. Lo ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, ha deliberato la concessione in esclusiva alla Rai, per una durata decennale, dell’esercizio del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale sul territorio nazionale e ha approvato l’annesso schema di convenzione, recante le condizioni e le modalita’ di tale esercizio, che sara’ successivamente stipulato tra il Ministero dello sviluppo economico e la societa’ concessionaria. Questi atti, unitamente alla relazione del Ministro dello sviluppo economico sugli esiti della consultazione pubblica avviata a maggio relativamente agli obblighi del servizio pubblico, saranno trasmessi alla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, che dovra’ rendere il parere entro trenta giorni. “Alla Rai – si legge in una nota del sottosegretario allo sviluppo economico con delega alle Tlc, Antonello Giacomelli – e’ chiesto un nuovo piano editoriale con la riforma dell’informazione, piu’ sostegno alle produzioni italiane e alla loro valorizzazione internazionale, una razionalizzazione necessaria di reti e canali, produzioni e programmi in lingua inglese e per tutte le piattaforme. Su questi punti che riprendono le linee guida approvate nel 2015 dal governo Renzi deve finalmente prender corpo un nuovo progetto editoriale che punti ad un servizio pubblico innovativo e universale. Non meno importanti i precisi richiami ad un piu’ attento efficientamento dei costi, alla valorizzazione delle professionalita’ e delle risorse interne, ad un uso leale e corretto della pubblicita’”.

‘La Rai è Servizio Pubblico quando sa dare notizie scomode”. Il consigliere Rai Carlo Freccero sta per iniziare la sua analisi sulla proposta del direttore dell’Offerta Informativa Carlo Verdelli, ricevuta “solo ieri sera” ma ha le idee già molto chiare su quello che serve a Viale Mazzini per tornare ad essere centrale dal punto di vista dell’informazione. “Siamo ormai in tempo di campagna elettorale perpetua – dice all’Adnkronos Freccero – Se non ci sono elezioni ci sarà il referendum sul Jobs Act. L’informazione diventa, quindi, sempre più centrale nella tv generalista. E questo, mentre intervengono fatti nuovi che richiedono provvedimenti urgentissimi come quello della Gruber che alcune volte supera il Tg2. Un elemento da prendere in considerazione e che non esige una discussione generica ma risposte immediate”. “Non solo. Durante il referendum – sottolinea Freccero – la Rai è stata accusata di una presenza labile rispetto al mondo informativo sia sotto l’aspetto delle all news che della rete. Rete dove oramai c’è un’altra agenda setting, il che equivale a dire che si rendono notiziabili cose di cui i canali generalisti non si occupano più. In sostanza – secondo il consigliere – serve discontinuità con l’informazione tradizionale”.
Più in particolare, osserva Freccero, “di fronte a un’offerta multipla e varia, solo un’informazione credibile contrapposta agli interessi privati di grandi gruppi editoriali giustifica il Servizio Pubblico. E per fare questa informazione credibile occorre uscire fuori dalla sottomissione a quella che – scandisce – io definisco la governabilità per cui non si possono dare notizie scomode, né si può andare contro il potere”. Insomma per Freccero “la tv generalista deve ritrovare il suo Dna, non può diventare un’agenzia di stampa, non può trasformarsi in una all news, con una informazione impersonale, asettica. Il Tg che meglio ha saputo interpretare queste cose è stato ‘Tg2 Studio Aperto’ che tra le altre cose seguiva tutta le vicende del terrorismo con l’approfondimento, a differenza del Tg1”. “La tv generalista – è l’analisi di Freccero – lavora sulla memoria. Il suo core business è la nostalgia-memoria ed è per questo che l’informazione impersonale banalizza l’informazione in sé. Cosa occorre recuperare? Tutti i momenti di rottura che hanno aperto il varco alla libertà di espressione, come accadde appunto con Tg2 Studio Aperto”. E poi, tira le conclusioni Freccero, “questa idea di una unica notizia che corrisponde al pensiero unico declinato con monotonia fa sì che l’informazione Rai non incida più e sia diventata come l’archeologia del Tg1, il bianco e nero del Tg1 prima della riforma”.

“Con un’unica eccezione, non c’e’ rete televisiva pubblica che in oltre due mesi abbia invitato i socialisti a dire la loro in una trasmissione dedicata al referendum. Quando non eravamo in Parlamento ci rispondevano che l’assenza da Camera e Senato pregiudicava la possibilita’ di essere invitati. Ora che ci siamo, devono aver cambiato i criteri”. Sono le parole del senatore Enrico Buemi, membro della segreteria nazionale del Psi, riguardo la mancanza di una quota di spazio per i socialisti sulle reti pubbliche durante la campagna elettorale. “Ha un peso la rappresentanza parlamentare? – aggiunge – Bene, e allora perche’ si accolgono a braccia aperte esponenti solitari di partiti assenti dalle Camere? Perche’ sono amici di qualcuno? È un quesito che porro’ alla Commissione di Vigilanza Rai. Un’interrogazione a risposta immediata”.

“Nel trattare giornalisticamente casi particolari e delicati e riguardo al diritto all’oblio il servizio pubblico deve essere ancora piu’ rigoroso”: Lo ha detto il direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, in un convegno che si è svolto a Milano sul tema ‘Diritti e doveri 2.0. Le nuove frontiere per l’informazione’. Ha aggiunto il direttore”La societa’ digitale va velocissima e la rete comporta rischi e ‘nebbie’ e spesso le regole sono piu’ lente e quando arrivano tutto e’ cambiato. Ma oltre alle insidie in internet c’e’ una enorme conoscenza e un lavoro intellettuale. E’ un cambiamento al quale abbiamo contribuito, che e’ generato da noi. Dobbiamo trovare delle regole di senso”.

“La Rai si sta comportando in maniera vergognosa. Si sta comportando da tv cubana, da tv coreana, da tv di regime”. Lo dice Matteo Salvini, in un videoforum su Repubblica.it. Il riferimento e’ al ruolo delle tv nella campagna referendaria che portera’ al voto del 4 dicembre. La consapevolezza che vi sia ad oggi – secondo vari istituti di sondaggi – un’alta percentuale di indecisi, porta a considerare molto importante se non addirittura decisivo, il ruolo dell’informaziine televisiva in un senso e nell’altro.