L’ultimo slogan coniato dalla dirigenza del M5S è ‘linciaggio mediatico contro di noi’. La stampa e i giornalisti, sono, per i pentastellati, dei veri e propri nemici. Non è una storia nuova. La vicenda dell’assessore all’Urbanistica del Comune di Roma, Paolo Berdini, la dice lunga sul grado di trasparenza e di democrazia vigenti dentro il Movimento. L’assessore ha definito ‘impreparata’ la sindaca Virginia Raggi: su certe scelte sembra inadeguata al ruolo che ricopre. Ma impreparata strutturalmente, non per gli anni. Se lei si fidasse delle persone giuste… Ma lei si è messa in mezzo a una corte dei miracoli, s’è messa vicino una banda. Sono proprio sprovveduti….”. Una volta scoperto, dopo avere cercato di infangare il giornalista de La Stampa, l’assessore Berdini ha rassegnato le dimissioni, al momento respinte dalla Raggi. Tanto è bastato perché il tam tam grillino se la prendesse ancora una volta con il sistema dell’informazione, al punto che Luigi Di Maio ha stilato una lista di giornalisti ostili al M5S. Nessuno stupore. Da tempo sosteniamo che il M5S, piu’ che un movimento o un partito di nuova generazione, ha le dinamiche e la struttura di una setta. Nessuna trasparenza al suo interno, decisioni prese dall’alto con la parvenza di una partecipazione alle scelte da parte degli iscritti sul web, e infine l’intolleranza con tutto ciò che ha i connotati della libera critica – come avviene in tutte le vere democrazie – da parte della stampa. Per i pentastellati, o si sta con loro o si sta contro di loro. Stampa compresa. Se non è una setta questa….