setta

Le minacce del portavoce Rocco Casalino all’indirizzo dei tecnici del Ministero dell’Economia, colpevoli di non reperire le risorse per il reddito di cittadinanza sono la conferma – qualora ve ne fosse ancora bisogno – della vera natura del M5S, una setta politica che ha fatto del fanatismo, del complottismo, e della comunicazione ad esse asservite, la propria cifra. In questa logica, tutti coloro che non si inchinano alle logiche e ai desiderata grillini, sono nemici da abbattere, con la calunnia, con le minacce, con l’infamia, con ogni mezzo.

Silvio Berlusconi non ha usato mezzi termini: il M5S é una setta. 10notizie lo spiega da tanto tempo e quindi questa affermazione non suscita alcuna sorpresa. Il movimento di Grillo e Casaleggio non garantisce alcuna democrazia al suo interno se non una di tipo formale che serve a mascherare la supremazia indiscussa dei vertici. In seconda analisi, il movimento e i suoi rappresentanti non osano nemmeno mettere in discussione le posizioni dei capi e chi lo ha fatto ne é stato estromesso. La guida carismatica di Beppe Grillo e di Casaleggio senior prima e quella del figlio Davide in un secondo tempo, rivela che le dinamiche, la segretezza, l’assenza di dissenso e l’uniformità di pensiero che viene richiesta a quanti aderiscono al movimento ne fanno proprio una setta nei confronti della quale non si mettere in discussione nulla. Altra caratteristica delle sette é quella di additare tutti coloro che non ne fanno parte come dei nemici. Extra ecclesiam nulla salus, verrebbe da dire. La purezza é garantita solo a chi fa parte della setta, a quanti fanno parte del M5S. Tutti gli altri sono nemici che tramano e complottano contro la missione sacra del movimento. Per il M5S ci sono complotti dovunque, e tutti a loro danno. Ci sarebbe da riderne e invece c’é da esserne preoccupati.

L’ultimo slogan coniato dalla dirigenza del M5S è ‘linciaggio mediatico contro di noi’. La stampa e i giornalisti, sono, per i pentastellati, dei veri e propri nemici. Non è una storia nuova. La vicenda dell’assessore all’Urbanistica del Comune di Roma, Paolo Berdini, la dice lunga sul grado di trasparenza e di democrazia vigenti dentro il Movimento. L’assessore ha definito ‘impreparata’ la sindaca Virginia Raggi: su certe scelte sembra inadeguata al ruolo che ricopre. Ma impreparata strutturalmente, non per gli anni. Se lei si fidasse delle persone giuste… Ma lei si è messa in mezzo a una corte dei miracoli, s’è messa vicino una banda. Sono proprio sprovveduti….”. Una volta scoperto, dopo avere cercato di infangare il giornalista de La Stampa, l’assessore Berdini ha rassegnato le dimissioni, al momento respinte dalla Raggi. Tanto è bastato perché il tam tam grillino se la prendesse ancora una volta con il sistema dell’informazione, al punto che Luigi Di Maio ha stilato una lista di giornalisti ostili al M5S. Nessuno stupore. Da tempo sosteniamo che il M5S, piu’ che un movimento o un partito di nuova generazione, ha le dinamiche e la struttura di una setta. Nessuna trasparenza al suo interno, decisioni prese dall’alto con la parvenza di una partecipazione alle scelte da parte degli iscritti sul web, e infine l’intolleranza con tutto ciò che ha i connotati della libera critica – come avviene in tutte le vere democrazie – da parte della stampa. Per i pentastellati, o si sta con loro o si sta contro di loro. Stampa compresa. Se non è una setta questa….