spending review

I peccati capitali che bloccano la crescita italiana sono: “l’evasione fiscale, la corruzione, la lentezza della burocrazia, la lentezza della giustizia, il crollo demografico, il divario tra Nord e Sud”. Parole dell’economista Carlo Cottarelli che ha presentato a Milano il suo libro ‘I sette peccati capitali dell’economia italiana’. L’ex commissario alla Spending Review ha aggiunto: “c’è questa difficoltà nel convivere con l’euro. Dobbiamo rimanere nell’euro, ma credo che siamo entrati impreparati pensando di continuare a fare quello che facevamo prima”.

“Per quanto riguarda il Pil in termini grezzi, c’è un piccolo miglioramento rispetto alle stime del Governo, che erano ferme a +0,8%. Bene, quindi, ma non basta per scongiurare la necessità di dover fare una manovra correttiva”. Ad affermarlo in una nota è Massimiliano Dona (nella foto), il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori commentando i dati diffusi oggi dall’Istat. “Se c’è la volontà politica, comunque, si possono far quadrare i conti senza tassare nuovamente i cittadini, aumentando la pressione fiscale che ha già raggiunto livelli insostenibili. Si tratta di agire sul lato delle spese e degli sprechi che ancora abbondano come attestano i dossier dei vari commissari alla spending review”, sottolinea ancora Dona. “Le famiglie continuano ad essere in affanno e non potrà essere altrimenti finché non verranno messe in atto concrete ed incisive politiche per la ripresa occupazionale”, sottolineano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef. Di fatto, rilevano, “la nostra economia continua ad essere intrappolata in una spirale depressiva che non accenna a spezzarsi. I cittadini, soprattutto i più giovani, hanno bisogno di una politica che restituisca loro prospettive, speranze e futuro: sono infatti ancora troppe le famiglie che sostengono economicamente figli e nipoti senza occupazione”. Investimenti per la ricerca, per lo sviluppo tecnologico, per la messa in sicurezza antisismica, per la realizzazione e la modernizzazione delle infrastrutture e per la valorizzazione dell’offerta turistica, sottolineano, “sono indispensabili per il rilancio della nostra economia. Basti pensare che, secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, sarebbe sufficiente far tornare la disoccupazione ai livelli pre-crisi (quindi ad un 6% comunque eccessivo a nostro parere) per aumentare il potere di acquisto delle famiglie aumenterebbe di circa +40 miliardi di Euro l’anno”.

“Il taglio della spesa pubblica in Italia ha contribuito alla minore crescita rispetto ad altri Paesi. L’obiettivo principale della revisione della spesa e’ l’eliminazione degli sprechi per usare le risorse in modo produttivo. Insomma, e’ importante soprattutto spendere bene. Da quest’anno, con la nuova legge di bilancio, la spending review diventa di fatto permanente perche’ sara’ possibile rimettere in discussione scelte fatte in passato e ridurre il trascinamento inerziale della spesa come accadeva in passato”. Cosi’ il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, intervistato da Il Messaggero. “Si tratta di ridefinire le priorita’ dell’Europa, che devono essere sempre piu’ gli investimenti per creare occupazione e inclusione sociale. L’Italia ha posto queste priorita’ nel suo semestre di presidenza nel 2014; ora il consenso e’ cresciuto e questi temi riconquistano spazio. Ma la battaglia e’ politica e il nostro non mi sembra un approccio timido. Se ne e’ parlato anche durante il recente vertice italo-tedesco”.

La spending review è “fallita”. Per trovare le risorse necessarie a finanziare le misure della legge di Stabilità occorre puntare sulla lotta all’evasione fiscale, con un occhio ai giganti del web che devono pagare le tasse. Così il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, in diretta ad Agorà, su Rai Tre. “Le risorse per la legge di bilancio si possono trovare soltanto in due modi: o tagliando la spesa pubblica, e la spending review è stato un vero fallimento di Gutlgeld, e aumentando la lotta all’evasione fiscale. Io – ha detto Boccia – ho condiviso la politica di riduzione delle imposte del Premier e continuerò a sostenerla ma se un pezzo di mondo continua a non pagare le tasse, come il mondo delle multinazionali digitali, poi non possiamo lavarci la coscienza pensando di recuperare in Europa un po’ di flessibilità e mettendo qualche bonus qua e là. Con i bonus – conclude il presidente della commissione Bilancio – non si va da nessuna parte. Servono misure strutturali, sia di riduzione delle imposte sul lavoro che di aumento delle pensioni minime”. Per quanto riguarda le misure per la crescita, Boccia è convinto che “se vogliamo dare una sterzata alle politiche economiche del nostro Paese, dobbiamo puntare tutto sulla riduzione delle imposte su lavoro e imprese e chiedere un sostegno a Bruxelles per un vero programma di investimenti pubblici che dovrebbero assestarsi intorno al 3,5%, mentre in Italia siamo fermi al 2%”.