Standard & Poor’s

Il giudizio globale sul merito di credito delle banche dell’agenzia di rating S&P e’ “stabile”, ma – fanno notare gli analisti che hanno redatto l’ultima versione del tradizionale studio semestrale sul settore “abbonda l’incertezza”. “Molti dei rischi per la qualita’ del credito del settore bancario a livello globale che erano stati indicati nel novembre del 2016 – si legge nello studio diffuso oggi dall’agenzia – restano sul campo e includono in particolare l’incertezza politica, i tassi d’interesse storicamente bassi ed un contesto regolatorio ancora in evoluzione”. “Il detto secondo il quale sono solo due le previsioni possibili sul futuro, positive o negative – indicano gli analisti – e’ particolarmente adatto a questi tempi, in quanto il clima attuale e’ caratterizzato da un elevato livello di incertezza”. I fattori che “contribuiscono a mantenerlo tale”, spiegano gli esperti dell’Agenzia di rating, “includono una mancanza di chiarezza nelle politiche del Governo Federale Usa, l’impatto che puo’ avere un rialzo dei tassi d’interesse da parte della Fed, la Brexit, le crescenti provocazioni militari della Corea del Nord e le tensioni geopolitiche nel Qatar”. In cima a tutto, pero’, c’e’ “l’incertezza su come i consumatori, i debitori e gli investitori reagiranno una volta che la banche centrali avranno iniziato a normalizzare sul serio la loro politica monetaria”. Gli analisti di S&P sottolineano infine che “per il momento soltanto la meta’ del sistema bancario mondiale dimostra di avere una tendenza stabile” e che “la percentuale di banche con una prospettiva negativa o in Credit Watch e’ leggermente diminuita rispetto al novembre 2016, rispecchiando largamente la diminuzione di azioni sui rating intraprese da allora”

“L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno e’ una crisi politica in Italia. La vittoria del no creerebbe un po’ di turbolenza sui mercati. Dal punto di vista politico, invece, ci aspetteremmo un governo tecnico che porti a elezioni anche se l’esecutivo potrebbe restare in carica a lungo prima di arrivare alle urne”. Cosi’ Jean-Michel Six, managing director Chief economist Emea di Standard & Poor’s Global Ratings riguardo i possibili esiti della consultazione referendaria del 4 dicembre parlando durante un evento organizzato dall’agenzia. “Ma sugli spread non succedera’ come nel 2010. – ha poi aggiunto – La differenza e’ che abbiamo sopra la testa l’ombrello nucleare del whatever it takes di Draghi: questo fa una grossa differenza, in particolare l’Omt, il programma di acquisto bond, una misura eccezionale che non e’ stata ancora usata”. “Non ho idea di quale potra’ essere l’esito del referendum: quello che preoccupa i mercati sono le banche e una soluzione per gli Npl: una vittoria del no probabilmente ritarderebbe la soluzione di questi problemi ancora di piu’, perche’ il focus si sposterebbe dalle banche alla politica”, ha poi concluso.