Svimez

Svimez mette a fuoco le luci e le ombre dello Stato sociale e della situazione sociale del Mezzogiorno, e, con l’apporto di esperti e studiosi del settore, promuove un brainstorming lunedì 28 maggio a Roma, nella Biblioteca Svimez. “Che la questione dei divari in termini di benessere tra Meridione ed Italia Centro- Settentrionale non possa essere derubricata è cosa nota. Il Mezzogiorno, osserva l’associazione, “continua a registrare livelli di sviluppo generale inferiori a quelli medi nazionali, e, ai tradizionali elementi di svantaggio che da molto tempo caratterizzano il suo sviluppo – occupazione, economia, formazione, pubblica amministrazione – si aggiungono segnali recenti di ulteriore preoccupazione”. Primo fra tutti, evidenzia, “il tema dei flussi di esodo dal Sud verso il Nord del Paese e verso i Paesi del Nord Europa, che riguardano spesso i giovani più scolarizzati del Mezzogiorno, ma anche la crisi di fiducia nella politica, il persistere di forme di corruzione e di sacche di criminalità, e non da ultimo il peggioramento degli stili di vita e la denatalità, che toccano la società meridionale per alcuni aspetti in maniera maggiore che in altri contesti”.

Dopo la riduzione degli sgravi contributivi dal 100% al 40% rallenta l’occupazione in Italia: +0,3% al Centro-Nord, +0,2% al Sud. E’ quanto emerge dal Rapporto Svimez 2016 sull’economia del Mezzogiorno aggiornate a novembre. “Serve una nuova politica industriale per il rilancio del Mezzogiorno. Bene ha fatto il Governo a ripristinare solo nel Mezzogiorno per il 2017 l’esonero totale dal pagamento dei contributi Inps a carico del datore di lavoro per i nuovi assunti, giovani e svantaggiati, a tempo indeterminato”. E’ quanto propone lo Svimez nel Rapporto 2016 sull’economia del Mezzogiorno presentato oggi a Roma. Per lo Svimez “e’ giunto il momento di cambiare registro, superando l’attuale basso accesso delle imprese meridionali alla quasi totalita’ di strumenti nazionali di politica industriale. E’ necessario orientare le risorse verso interventi per la crescita dimensionale, l’internazionalizzazione, l’accesso al credito, oltre che a favore della ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico. Implementare, poi, Industria 4.0 declinando territorialmente a favore del Sud gli interventi di incentivazione. Finanziare a tasso zero le imprese meridionali per la nuova Sabatini e implementare anche al Sud i competence center. E rilanciare l’attrattivita’ degli investimenti al Sud attraverso le ZES, Zone Economiche Speciali”.

 

Nel 2015, per la prima volta dopo la crisi, al Sud si e’ arrestata la recessione. Lo scorso anno nelle regioni del meridione si e’ registrata un’inversione di tendenza piu’ marcata che nel resto del Paese: il Pil dell’area, secondo le stime che emergono dalle anticipazioni dei principali andamenti economici e sociali dal “Rapporto Svimez 2016 sull’economia del Mezzogiorno”, e’ cresciuto dell’1% contro lo 0,7% del resto del Paese. La ripartenza del Mezzogiorno, dopo anni di fortissima caduta, e’ dovuta alla crescita di alcuni settori. Primo fra tutti, quello dell’agricoltura (+7,3%), segue il turismo e, in misura piu’ contenuta, il settore delle costruzioni (+1,1%). Si registra anche una significativa ripresa del mercato del lavoro, che ha visto una crescita di 94.000 occupati, pari al +1,6%, in parte frutto di alcuni provvedimenti del Governo. Ma il dato positivo del 2015, in ogni caso, non deve far perdere di vista la voragine che si e’ aperta con la crisi nel mercato del lavoro meridionale. Mentre il Centro-Nord, infatti, con questo andamento dell’anno passato ha recuperato quasi completamente i livelli occupazionali pre-crisi, il Sud resta assai distante, di quasi mezzo milione (482.000) di occupati sotto il livello del 2008, che peraltro faceva segnare un rilevantissimo divario con il resto del Paese e dell’Europa. Il presidente Svimez, Adriano Giannola, parla di una “svolta” e di una inversione di tendenza per il Mezzogiorno, ma per far si’ che questa performance del 2015 non resti di carattere eccezionale raccomanda “la necessita’ di rafforzare gli aspetti strutturali alla base di questa svolta. Possiamo interpretare questi dati come una schiarita tra le nubi o come qualcosa di diverso, ma – avverte – sta anche alla politica credere ad una scelta piuttosto che un’altra”.

Il 2015 è il primo anno in cui al Sud si è arrestata la recessione “registrando una inversione di tendenza più marcata che nel resto del Paese”. Lo rileva la Svimez che ha fissato al 28 luglio le anticipazioni del Rapporto 2016. “Il Pil dell’area, secondo le stime di consuntivo della Svimez  è cresciuto dell’1% contro lo 0,7% del resto del Paese. La ripartenza del Mezzogiorno, dopo anni di fortissima caduta, è dovuta ai settori dell’agricoltura (+7,3%), del turismo e (seppur in misura più contenuta) al settore cruciale delle costruzioni (+1,1%). A trainare la dinamica economica è stata la significativa ripresa del mercato del lavoro (una crescita di 94 mila occupati, pari al +1,6%)”.