terrorismo islamista

Donald Trump fa un piccolo passo indietro e rivolgendosi ai leader musulmani rinuncia a uno degli slogan che hanno contrassegnato la sua campagna elettorale e suoi primi mesi di presidenza: quello in cui definisce il terrorismo di matrice jihadista “radical Islamic terrorism”. Un’espressione ritenuta offensiva dal mondo arabo perche’ associa le parole ‘redicale’ e ‘terrorismo’ alla religione dell’Islam. Per questo – si racconta sui media – il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca H.R. McMaster per mesi ha tentato invano di cancellarla dal vocabolario del presidente americano. Ci e’ riuscito in parte all’interno del discorso tenuto a Riad, dove Trump ha parlato di “Islamist extremism” e di “Islamist and Islamic terror”. Piccole sfumature ma – stando ad alcuni commentatori ed esperti – sufficienti a non urtare la sensibilita’ dei leader in sala. “C’e’ ancora molto da fare. Questo significa confrontarsi con la crisi dell’estremismo islamico e del terrore islamista e islamico di ogni specie”, la frase completa pronunciata da Trump, che ha subito dopo definito l’Islam “una delle piu’ grandi fedi al mondo”.

Il ministero dell’Interno compie un lavoro di continuo aggiornamento degli obiettivi sensibili in Italia. Lo spiega il ministro Angelino Alfano, parlando alla stampa estera. “Abbiamo un elenco non fisso di obiettivi sensibili. In questi anni piu’ volte ho invitato i prefetti a rivalutare i profili di rischio dei singoli obiettivi per singoli territori”. I sistemi di intelligence dei paesi europei sono in collegamento continuo per scambio di informazioni e di strategie, come confermato dalle ultime riunioni che si sono tenute nelle scorse settimane tra i responsabili della sicurezza.

“Serve un continente piu’ umanistico. Il mondo musulmano condanni senza alcuna ambiguita’ il terrorismo’. Cosi il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana su Corriere della Sera. ‘Il terrorismo vuol far credere che si tratti di una guerra di religioni. Questo conflitto tra le fedi non c’e’, non esiste. Il mondo musulmano moderato faccia sentire la sua voce. Il nostro continente dovrebbe riappropriarsi della propria cultura che ha, nelle radici, una visione antropologica e ideale cristiana. Una visione che ponga la persona al centro, non nel segno dell’individualismo ma della solidarieta”.

“E’ giusto rinunciare a delle libertà, in favore della sicurezza, in misura preventiva in Italia? E’ il grande compito della politica e’ quello di dare una risposta a delle preoccupazioni e paure legittime della stragrande maggioranza dei cittadini, che sono poi gli elettori di domani. Cosi Stefano Dambruoso, Questore Sc della Camera, a Tgcom24. “Non dobbiamo lasciare spazio ad un populismo diffuso in Europa, perché c’è un’assenza di una di una presa di posizione di una politica matura, nei confronti di un fenomeno come quello attuale, che ci sta contestualizzando le naturali paure dei rischi, che i cittadini hanno, adesso bisogna dare delle risposte politiche. Serve, in questo delicato momento storico una grande coesione politica che miri alla prevenzione ed alla gestione della sicurezza nel medio lungo periodo senza abbassare la soglia dell’attenzione”.

Il filosofo Emanuele Severino, ragiona, in una intervista a Il Mattino, sull’ondata di fanatismo che sta colpendo l’Europa. Discute di terrorismo che “include, ma non coincide con quello del fondamentalismo islamico”. E “Il terrorismo islamista è solo la componente eminente, ma non è l’unica”. Afferma uno dei massimi pensatori del nostro tempo: “Dietro il fanatismo non c’è solo follia, ma anche disagio”. E continua: “La giustificazione di atti efferati legata alla fede rappresenta la sublimazione di patologie mentali”. Per il filosofo: “La tradizione dell’Occidente è portata al tramonto”. E la crisi “non è solo economica e culturale, le analisi restano purtroppo  in superficie”. Continua Severino, sul rischio di una terza guerra mondiale per combattere il terrorismo: “Se è così la soluzione sarà lunga”.