Tony Blair

L’Unione europea potrebbe essere pronta ad accettare un compromesso sul principio della libertà di movimento dei cittadini, pur di garantire la permanenza del Regno Unito nel mercato unico. A dirlo è Tony Blair, convinto che una delle opzioni possibili per risolvere il nodo della Brexit, sia la permanenza della Gran Bretagna all’interno di “un’Unione europea riformata”. L’ex premier britannico in un’intervista alla Bbc ha spiegato che la sua previsione si basa su una serie di colloqui avuti in Europa e che le sue non sono parole “a caso”. Lo stesso concetto è stato espresso dall’ex premier in un articolo scritto per la sua fondazione politica, The Tony Blair Institute for Global Change, nel quale afferma che l’elezione in Francia di Emmanuel Macron, la situazione in Europa è cambiata rispetto a quando si votò per la Brexit. Il nuovo presidente francese, scrive Blair, ha in mente “riforme di ampia portata” per l’Europa e la stessa Ue ha in programma una serie di cambiamenti. Alla luce dei colloqui avuti a livello europeo, Blair ritiene che anche Francia e Germania siano oggi più sensibili sul tema dell’immigrazione, che fu centrale nel dibattito sulla Brexit. “I francesi e i tedeschi condividono alcune preoccupazioni britanniche, in particolare sull’immigrazione, e potrebbero accettare un compromesso sulla libertà di movimento”, scrive l’ex premier.

Tony Blair è “quasi motivato a tornare” alla politica attiva, come spiega, in un’intervista radio alla Bbc, riportata dall’Ansa, per la voglia di costruire “almeno un dibattito serio sulla Brexit”, viste le posizioni “irrazionali” dei piu’ rigidi custodi dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue. Per l’ex premier laburista l’uscita del Regno Unito dall’Ue resta la questione piu’ importante del momento, destinata ad avere un impatto drammatico sul nostro futuro, sulla nostra economia, sui nostri standard di vita”. Balir non nega di essere “d’accordo con molto di quello che Theresa May dice”, pur sostenendo che sul tema della Brexit la leader dei Conservatori “non e’ ragionevole”. In vista del voto anticipato dell’8 giugno, l’ex premier laburista si limita a dire che votera’ per il Labour.

La guerra in Iraq non era inevitabile. Lo rivela il rapporto Chilcot. Blair sotto accusa e si difende cosi: ‘andare in guerra in Iraq è stata la decisione più dolorosa che io abbia mai preso, ma il mondo è un posto migliore senza Saddam Hussein”.L’ex primo ministro Tony Blair ha detto di aver preso la decisione di entrare in guerra contro l’Iraq nel 2003 “in buona fede” e in quello che riteneva “essere il miglior interesse del paese”. Tony Blair si assume la piena responsabilità per ogni errore commesso nella guerra in Iraq ”senza eccezioni o scuse”. Blair resta comunque dell’idea secondo cui ”era meglio rimuovere Saddam Hussein” e non crede che il conflitto sia stato una causa del terrorismo che vediamo oggi nel Medio Oriente e nel mondo.