trafficanti

“La polemica sulle Ong trova poco spazio qui in Libia, noi abbiamo il compito di fermare i trafficanti, e l’impiego di una missione militare italiana non crea nessun problema per la grande maggioranza di persone qui a Tripoli”. Lo dice alla Stampa l’ex imprenditore nautico italiano Giulio Lolli, latitante in Libia, che ha combattuto nelle milizie contro Gheddafi e ora e’ “uno dei capi delle Forze speciali di sicurezza marittima del porto di Tripoli guidate dal comandante Taha El Musrati, in sostanza la polizia marittima che e’ cosa diversa dalla Guardia costiera”. “Noi abbiamo l’incarico di fermare gommoni e barconi e riportarli indietro. Se qualcuno prova a impedircelo, usiamo metodi forti per portare a compimento il nostro lavoro”, spiega Lolli. “Li riportiamo in porto, gli diamo da mangiare e da bere, facciamo fronte alle loro necessita’ piu’ immediate, assicuriamo all’adempimento di tutte le procedure sanitarie in coordinamento con la Mezza luna rossa con cui lavoriamo sempre assieme. Poi li consegniamo all’immigrazione, li’ il nostro lavoro e’ finito”. “Non e’ che le Ong ci diano fastidio, se arrivano prima loro, anche dentro le acque territoriali libiche, non possiamo fermarli, loro fanno il loro lavoro”, rileva Lolli. Il sentore che ci sia collusione tra qualche operatore e i trafficanti “ce l’ho io personalmente, e non sono il solo, ma non dal punto di vista ufficiale. Anche perche’ se qualcuno chiedesse alle autorita’ libiche del fenomeno delle Ong, probabilmente non saprebbe neppure di cosa si stia parlando”.

Il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, riapre la polemica sul ruolo delle ong nei soccorsi ai migranti in mare tra la Libia e l’Italia: “A mio avviso le ong potrebbero essere finanziate, alcune ong, dai trafficanti e so di contatti”, ha detto tra l’altro in un’intervista ad Agorà su Rai Tre. Secondo Zuccaro “in questo momento il modo in cui viene attuato il salvataggio in mare non fa diminuire il numero dei morti. Se un natante delle ong si porta a ridosso delle spiagge libiche e non esiste, in quel momento, quella situazione di pericolo che giustifica l’intervento; se dalla Libia partono delle telefonate e dicono loro ‘possiamo mettere in mare delle imbarcazioni anche se c’è il mare agitato?’ e da parte loro si risponde ‘fate tranquillamente, tanto noi siamo a ridosso lo potete fare’ lì la Convenzione di Amburgo” sulla ricerca ed il soccorso in mare “non è assolutamente applicabile”. “E’ chiaro – ha sottolineato il procuratore – che bisogna distinguere tra ong e ong”: ci sono “quelle che operano da tanto tempo, su tutti gli scenari internazionali, facendo veramente un gran bel lavoro, come Medici Senza Frontiere e Save the Children soprattutto, che sono organizzazioni che hanno certamente scopi umanitari”. Ma “a mio avviso le ong potrebbero essere finanziate, alcune ong, dai trafficanti e so di contatti… Un traffico che oggi sta fruttando quanto il traffico della droga. Moltiplicate 8500 per 600 euro circa, che è il costo di ogni viaggio, e avrete delle cifre che sono abbastanza significative. 8500 in tre/quattro giorni”. Ma il magistrato ha proposto anche un’altra pista investigativa: “Potrebbe anche essere, e forse può essere anche più inquietante, che si perseguono da parte di alcune di queste ong finalità diverse, di destabilizzazione per esempio dell’economia italiana. Chi volesse, per esempio, speculare su una situazione di debolezza economica dell’Italia, che non c’è dubbio viene incrementata da un afflusso di migranti incontrollato, senza dubbio potrebbe averne dei vantaggi. Adesso faccio delle ipotesi e ne parlo: dovrei, in teoria, prima fare degli accertamenti e poi” parlare. In ogni caso, sulla polemica sulle notizie troppo allarmiste sul lavoro delle ong per Zuccaro “questo corto circuito non si può creare, salvo che per effetto di persone che vogliono creare confusione: se io dico chiaramente che ho delle ipotesi di lavoro, se dico chiaramente che non tutte le ong lavorano correttamente è ovvio che non creo il corto circuito mediatico. Il corto circuito mediatico si crea se le distinzioni non vengono fatte, se i distinguo saltano”.