Trattati Roma

“Dagli incontri celebrativi non si possono aspettare grandi decisioni. Roma splendente di sole e di bellezza ha però aiutato a creare un clima di cooperazione che non si era notato nelle ultime riunioni di Bruxelles. Non ci si poteva attendere alcuna decisione immediatamente operativa ma sia il comunicato finale che gli interventi dei massimi leader hanno messo in rilievo una forte volontà di lavorare insieme, come se la memoria dei padri fondatori (rinnovata nelle aule del Campidoglio dai commoventi filmati di allora) fosse di monito ai governanti che si accingevano a firmare la dichiarazione comune”. E’ quanto scrive Romano Prodi, in un intervento pubblicato sul Messaggero, dal titolo “Passo avanti sull’unica rotta possibile”. “Un comunicato non generico, come dimostrano le infinite discussioni che hanno accompagnato la sua redazione, ma una pagina nella quale sono scritte alcune chiare linee di azione per una ripresa della futura politica europea. Due sono gli impegni di maggiore rilevanza: costruire un’Europa più socialmente responsabile e un’Europa più forte dal punto di vista della sicurezza e della difesa. Ancora più rilevante risulta l’affermazione che, in mancanza dell’unanimità, questi obiettivi possono essere perseguiti ‘con ritmi ed intensità diverse’, purché si cammini nella stessa direzione e vengano lasciate le porte aperte ai Paesi che intendano successivamente partecipare alla cooperazione rafforzata”, aggiunge l’ex presidente della Commissione Ue.

Si terrà venerdì 24 marzo alle 16 presso il centro Studi Americani, la seconda “Andreatta lecture” della Scuola di Politiche fondata da Enrico Letta e diretta da Marco Meloni. In occasione dei sessant’anni dalla firma dei Trattati di Roma e dei dieci anni dalla scomparsa del fondatore dell’Arel, sarà presentato “L’Europa di Andreatta”, il numero speciale della rivista curato da Enrico Letta e Mariantonietta Colimberti. Protagonista dell’evento sarà Giuliano Amato che parlerà dell’Europa di oggi partendo dalle idee, attuali più che mai, di Nino Andreatta, campione della concretezza delle “politiche” e delle “identità” locali e nazionali, ma anche del senso primario della costruzione europea. A un altro grande europeista, Romano Prodi, era stata affidata la prima Andreatta Lecture, tenutasi a Bologna il 9 maggio 2016. Perché l’Europa? Perché stare insieme e come? A queste domande “L’Europa di Andreatta” risponde con le parole stesse dello statista attraverso le quattro sezioni che compongono la rivista: Europa nostro paese, nostra ricchezza, nostra difesa, nostro futuro. “La nostra patria è l’Europa”, diceva nel 1982 Andreatta che, più tardi, dopo la caduta del Muro, ipotizzerà “un’Europa a più velocità” e individuerà nei nazionalismi e nell’attaccamento alle “piccole patrie” il germe della potenziale dissoluzione dell’Unione Europea. In un tempo in cui i muri si alzano, i nazionalismi diventano dirompenti e le libertà conquistate sembrano avere un cambiamento di rotta, è utile ricordare quei principi di umanità che contrastano le paure: “C’è una certa paura dell’Europa di non ripetere il miracolo americano, cioè la capacità di rendere cittadini gli stranieri, perché noi abbiamo la cittadinanza del sangue e della terra. Ma la nostra deve essere una cittadinanza di cultura, di civiltà, capace quindi di comunicare, di coinvolgere anche gli stranieri” (1988). E proprio nel cuore dell’Europa, a Bruxelles, si concluderà il corso 2017 dei cento studenti della Scuola di Politiche che, anche quest’anno, saranno coinvolti in visite ai “palazzi” UE, dibattiti, simulazioni e incontri informali con rappresentanti delle Istituzioni Europee.

“A sessanta anni dai Trattati di Roma, l’Europa e’ a un bivio: cedere alla tentazione di tornare indietro assecondando le spinte nazionaliste e populiste oppure andare avanti con coraggio e determinazione sulla strada di una maggiore integrazione”, ha detto il senatore Federico Fornaro, vice capogruppo di Articolo 1 – Mdp, intervenendo nel dibattito sulle comunicazioni del Presidente Gentiloni sul Consiglio Europeo del 9-10 marzo 2017. “Per rispondere agli attacchi dei nazional-populisti, l’Europa – osserva Fornaro – non puo’ pensare di continuare ad usare le stesse armi grette del neo liberismo, che hanno contribuito a dare linfa e consenso agli euroscettici. L’Europa e la democrazia si difendono con maggiori e rinnovati investimenti pubblici infrastrutturali; con politiche fiscali di contrasto a evasione e elusione a livello continentale e internazionale; con un piano straordinario per il lavoro, con una difesa comune e con una politica europea di governo dell’immigrazione”.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ritiene possibile una Europa a più velocità in risposta alle sfide da affrontare e crede che questo concetto dovrebbe comparire anche nella dichiarazione in occasione del 60esimo anniversario dei Trattati di Roma, che si celebrerà a marzo in Italia. La cancelliera lo ha detto al termine del vertice dell’Ue a Malta. A riportare le dichiarazioni di Merkel è il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz). La storia degli ultimi anni ha mostrato “che ci sarà anche una Ue a più velocità, che non sempre tutti i membri saranno allo stesso livello di integrazione”, ha affermato Merkel, sottolineando che il vertice si è svolto in uno “spirito di unità”. La discussione sul futuro dell’Europa è al centro dell’attenzione anche alla luce della futura uscita del Regno Unito dall’Ue.