trattativa Stato mafia

‘Per quanto riguarda il mio futuro non escludo nulla…”. Il pm antimafia Nino Di Matteo, da poco meno di un mese sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, rompe il silenzio sul suo ingresso in un eventuale Governo targato Movimento cinque stelle. Il magistrato più scortato e minacciato d’Italia, secondo indiscrezioni, dovrebbe ricoprire l’incarico di ministro dell’Interno. In questi giorni Di Matteo, che continua ad essere applicato al processo sulla trattativa tra Stato e mafia a Palermo, ha preferito non parlare di una sua eventuale discesa in campo in politica. Ma oggi ha deciso di fare chiarezza. Il pm accetterebbe un incarico di Governo sì, ma solo dopo la fine del processo trattativa che lo vede impegnato in prima persona come rappresentante dell’accusa. “Voglio precisare – sottolinea Di Matteo all’Adnkronos – che porterò a termine il mio impegno nel processo sulla trattativa Stato-mafia e che, se dovessi essere, in futuro, chiamato a servire il paese, con l’assunzione di un incarico politico, al termine di quell’esperienza non tornerei in magistratura”. Il processo trattativa, che vede alla sbarra ex politici come Nicola Mancino, ma anche ex ufficiali dell’Arma, come il generale Mario Mori e il generale Antonio Subranni, oltre a boss mafiosi come Totò Riina, è già in stato avanzato. I testi da sentire in aula sono già terminati e all’inizio dell’autunno dovrebbe iniziare la requisitoria che si prevede lunga. Secondo le previsioni la sentenza dovrebbe arrivare tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018. Nino Di Matteo di recente ha partecipato al convegno organizzato proprio dal Movimento cinque stelle di Grillo alla Camera dei deputati. Anche in quella occasione aveva elogiato il Codice etico voluto dai grillini. Proprio il 25 luglio Di Matteo riceverà la cittadinanza onoraria di Roma in Campidoglio dalla sindaca Virginia Raggi. Un altro segnale di vicinanza del movimento al pm antimafia. Un cammino tormentato, quello di Di Matteo, per arrivare alla Direzione nazionale antimafia. Dopo diverse bocciature arrivate negli anni scorsi, all’inizio di aprile, dopo la nomina del Cms, il ministero della Giustizia aveva disposto il “posticipato possesso” fino a dicembre per il magistrato. Era stato il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi a sollecitare l’intervento del ministero, con il parere favorevole del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. All’inizio di giugno la marcia indietro. La decisione è stata revocata, dopo una nota del procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, che aveva espresso riserve sul provvedimento. Così, da giugno, Di Matteo si è trasferito a Roma e a Palermo torna per seguire il processo trattativa tra Stato e mafia, che però terminerà entro l’anno.

“Non è facile dopo 25 anni di impegno lasciare la Sicilia”, lo dice il pm antimafia Nino Di Matteo all’indomani della nomina in Dna, spiegando che la sua scelta è “dovuta alla consapevolezza che per continuare a impegnarmi nella lotta alla mafia dovevo cambiare ruolo e ufficio”. Di Matteo parla anche della sua nomina alla Procura nazionale antimafia: “Sulla mia nomina alla Procura nazionale antimafia in questi anni ci sono stati i veti di alti esponenti istituzionali”, afferma dopo le bocciature da parte del Csm. “A prescindere dal valore professionale altissimo dei colleghi che mi sono stati preferiti in altre circostanze – aggiunge – resto convinto che in passato ci sia stato qualche veto e qualche pregiudizio, anche da qualche alto esponente istituzionale che ha pressato perché la mia domanda non fosse accolta. Questo è quello che penso. Mi auguro che non sia accaduto ma ho qualche elemento per ritenere che possa essere accaduto”. Il pm siciliano dovrebbe restare applicato al processo sulla trattativa tra Stato e mafia.
“Ho subito anticipato al Procuratore di Palermo e al Procuratore nazionale antimafia il mio intento di finire il mio percorso intrapreso da anni. Ho colto anche una disponibilità dal Procuratore antimafia Roberti”, dichiara.

Nicola Mancino, l’ex Presidente del Senato imputato nel processo sulla trattativa tra Stato e mafia, non si farà interrogare dai pm. Lo ha annunciato lo stesso ex ministro dell’Interno, a inizio udienza, rispondendo al Presidente della Corte d’assise Alfredo Montalto che glielo ha chiesto. “Non presto il consenso all’interrogatorio”, ha detto Mancino. Che, però, adesso renderà dichiarazioni spontanee, come annunciato nelle scorse settimane.