Ulivo

“Escludo di scendere in campo. Escluso, quindi, il fatto di scendere in campo, per il resto, ricordatevi che io sono capace di tutto…”. Romano Prodi, lasciato Montecitorio dopo la celebrazione del 60esimo anniversario del Trattato di Roma, ieri si è fermato a parlare di politica, in particolare del Pd e del futuro del centrosinistra. L’ex premier e fondatore dell’Ulivo assicura che non scenderà in campo, ma non esclude che continuerà a far sentire la sua voce.

La tre giorni di Matteo Renzi al Lingotto di Torino “ha visto la presenza di un botto di gente, gente straordinaria, dopo tre mesi di polemiche e discussioni”. Lo ha detto l’ex premier alla convention organizzata per la sua candidatura alla segreteria del Pd. “In queste sale c’era gente chiusa a discutere sul fatto che la politica e’ una cosa bella, l’elemento chiave e’ che qui c’e’ un popolo, non insieme di dirigenti, c’e’ un popolo che ci crede”, ha detto Renzi. “C’è chi pensa che essere di sinistra sia stare sul palco, fare il pugno chiuso e cantare Bandiera rossa. E’ un’immagine da macchietta, non è il modo di aiutare i cittadini”, ha continuato l’ex presidente del Consiglio. Per l’ex segretario del Pd e oggi di nuovo in corsa: “Un certo amarcord per la sinistra del passato e’ comprensibile ma a volte fa a cozzi dalla realta’. Sento parlare dell’Ulivo da persone che lo hanno segato dall’interno, passaggi di apoteosi sull’Ulivo da chi ha contribuito a concludere anticipatamente l’esperienza di governo di Prodi, cosa che non sarebbe accaduta se fosse stato segretario del partito”. “Nel curriculum possono dire di essere esperti di xylella non di Ulivo”, ha detto Renzi.

“Quando dico Ulivo dico qualcosa che ha una solida cultura costituzionale e punta a mettere insieme la pluralità del centrosinistra. Non possiamo rassegnarci all’idea di un soggetto chiuso nel proprio campo. Serve una pluralità che vada dalla sinistra radicale al civismo. Poi le forme in cui questa idea si potrà realizzare la troveremo. L’Ulivo che ho in mente non è un revival del passato, è un Ulivo 4.0. In tutti i partiti che conosco io, quando si arriva alle viste della fine di un ciclo, si rende contendibile la linea politica. Non è che noi possiamo arrivare a votare senza fare il punto in casa Pd. Chiedo questo prima di tutto e quindi se non si fa un congresso, si faccia una cosa simile a un congresso che ci metta in condizione di discutere linea e leadership”. Lo dice Pier Luigi Bersani.

“Considero questa legge di riforma costituzionale, nata nelle condizioni date e dopo uno stallo ultra trentennale, un vero miracolo”. Così la senatrice del Pd Anna Finocchiaro, presidente della Commissione Affari costituzionali, nel corso di “Carta Bianca” la trasmissione condotta da Bianca Berlinguer su Rai 3, dove si è tenuto un confronto tra le ragioni del sì e del no, con Carlo Smuraglia. “Il Senato delle autonomie – ha proseguito Anna Finocchiaro – sarà il luogo di rappresentanza delle istituzioni regionali e di composizione del rapporto tra lo Stato e le Regioni a lungo auspicato”. Per la senatrice “il senso di questa riforma corrisponde a quanto avevamo promesso agli elettori almeno dal 1996, con il programma dell’Ulivo: fine del bicameralismo paritario, Senato rappresentanza delle autonomie territoriali, governi più stabili”. Osserva Finocchiaro: “Non è la migliore riforma possibile e ciascuno l’avrebbe voluta diversa a modo suo, ma è una buona riforma”.