Unioncamere

Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo, fatto da imprese, PA e non profit, genera 89,9 miliardi di euro e muove altri settori dell’economia per un totale di 250 miliardi. È quanto emerge dal Rapporto 2017 ”Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere, con il sostegno della Regione Marche e di Sida Group, presentato oggi a Roma. La ricchezza prodotta dalla cultura si riflette anche sull’occupazione: il solo Sistema Produttivo Culturale e Creativo, prosegue il rapporto, dà lavoro a 1,5 milioni di persone (quasi 22mila unità in più del 2015), che rappresentano il 6% del totale degli occupati in Italia. Nel complesso quello produttivo culturale e creativo è un sistema con il segno più: nel 2016 ha prodotto un valore aggiunto superiore rispetto all’anno precedente (+1,8%), sostenuto da un analogo aumento dell’occupazione (+1,5%).

In cinque anni il numero di bar e ristoranti è cresciuto in Italia di quasi il 10%. Lo rileva un’elaborazione di Unioncamere-Infocamere su dati del Registro delle imprese italiane tra il 31 dicembre 2011 e il 31 dicembre 2015. Alla fine dello scorso anno si contavano 367 mila attività sparse sul territorio nazionale, tra ristoranti (197 mila imprese) e caffetterie (170 mila). Una cifra in crescita di oltre 31 mila unità rispetto a quanto rilevato alla fine del 2011.bA livello regionale è la Lombardia a registrare al 31 dicembre 2015 il numero più alto in Italia di bar e ristoranti (rispettivamente 27.679 e 29.285), seguita dal Lazio (22.430 ristoranti e 17.925 bar) e dalla Campania (17.754 attività di ristorazione e 15.145 bar). Ma, in termini relativi, nell’ultimo quinquennio è la Sicilia ad aver messo a segno la crescita più marcata (+15%, trainata dal settore della ristorazione +16%), seguita dalla Campania (+14%, con una punta del +15% per i bar) e dall’Umbria (+12%, spinta dal +13% dei bar). Se sono sempre di più gli imprenditori pronti a scommettere sui piaceri della cucina e di una buona tazza di caffè, rileva però Unioncamere, solo in pochi riescono a tenere in piedi la propria attività a 5 anni dalla nascita. Delle imprese nate nel 2011, 3 su 4 hanno abbassato la saracinesca entro cinque anni e oltre il 45% non è riuscita a resistere al terzo anno di vita. Non è comunque così dappertutto: in alcune grandi città italiane i numeri migliorano sensibilmente. A Milano, Napoli, Roma e Firenze i livelli di mortalità delle attività iscritte nel 2011 sono inferiori alla media nazionale, sia per bar che per attività di ristorazione. In particolare le attività di ristorazione più “resistenti” si trovano nel capoluogo toscano, dove il 57% di queste risulta ancora sul mercato dopo un lustro. Mentre i bar sembrano avere vita più facile soprattutto nella capitale, dove il 49% degli esercizi supera la prova dei cinque anni.

Ogni giorno in Italia nascono 300 imprese guidate da giovani. Il dato e’ emerso nell’Assemblea dei presidenti delle Camere di Commercio a Rieti, sede scelta a sostegno delle zone terremotate. Gli under 35 nei primi nove mesi dell’anno hanno creato 90 mila imprese, il 31% delle nuove nate, mentre quasi 40 mila hanno chiuso i battenti, con un saldo in crescita di circa 50 mila unita’. La fotografia realizzata da Unioncamere-Infocamere segnala il forte contributo dato da parte dei giovani in molte regioni del Mezzogiorno: in Basilicata, Calabria e Molise le nuove attivita’ degli under 35 superano il 38% delle totali, in Campania, invece, rappresentano il 37,5%, in Sicilia il 36,8% e in Sardegna il 33,6%. In Italia, fa sapere l’Unioncamere, le imprese giovanili sono circa 600 mila, il 10% del totale, e si concentrano in gran parte nei settori tradizionali. Spiccano quindi il commercio, con il 29% delle nuove imprese giovani, le costruzioni (14%), le attivita’ dei servizi di alloggio e ristorazione (10%). I nuovi giovani ‘capitani di impresa’, invece, sembrano puntare sui settori ad alto valore aggiunto, vale a dire servizi finanziari e telecomunicazioni. “L’intraprendenza dei nostri giovani mantiene positiva la dinamica della nati-mortalita’ delle imprese”, ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello, in corso dell’Assemblea. “In questi sei anni tanto difficili abbiamo visto questo dato incoraggiante che va sostenuto. Occorre puntare su innovazione, digitale, semplificazione amministrativa e avvicinare la scuola all’impresa – ha concluso – tutte cose con le quali il sistema camerale continuera’ ad impegnarsi nei prossimi anni”.

Continua la ricostruzione post-crisi del sistema imprenditoriale italiano. Nei primi nove mesi dell’anno lo stock delle imprese iscritte alle Camere di commercio e’ aumentato di 41.597 unita’, 2.227 in piu’ rispetto allo stesso periodo del 2015, per un tasso di crescita nei nove mesi pari allo 0,7%. Il bilancio positivo si aggiunge a quelli dei primi nove mesi del biennio 2014-2015 e riporta il ritmo di ricambio della base imprenditoriale ai valori del 2007. Limitando la vista al saldo del trimestre giugno-settembre (pari a +16.522 unita’), emerge invece un lieve rallentamento della crescita di imprese rispetto allo stesso periodo del 2015 (+0,27 contro +0,33%). Oltre la meta’ del saldo gennaio-settembre e’ frutto del contributo di tre soli settori: turismo (+10.584 imprese), commercio (+6.703) e servizi alle imprese (+6.405). Nello stesso periodo, sono rimasti in campo negativo le costruzioni (-2.485 unita’ da inizio anno), le attivita’ manifatturiere (-1.657) e il comparto dell’estrazione di minerali (-34). Rispetto allo stesso periodo del 2015, nei primi nove mesi di quest’anno e’ cresciuta sensibilmente la componente del saldo determinata dal Mezzogiorno, passata dal 39,6 al 45,2% del totale. Sostanzialmente stabile, infine, il profilo organizzativo scelto da chi oggi avvia un’impresa: la forma giuridica piu’ dinamica e’ stabilmente quella delle societa’ di capitale (+2,9% il tasso di crescita, corrispondente a 44.811 unita’ in piu’ nel periodo) seguita a distanza dalle altre forme, in prevalenza cooperative, cresciute dell’1,5% per un saldo di 2.319 unita’. In lieve riduzione le imprese individuali (-0,6% pari a 6.452 unita’ in meno). Questi i dati salienti sulla nati-mortalita’ delle imprese italiane nel secondo trimestre dell’anno, diffusi oggi da Unioncamere – InfoCamere. I dati sono disponibili all’indirizzo www.infocamere.it. “La crescita del tessuto imprenditoriale in questi primi nove mesi dell’anno e’ un segnale davvero importante”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello. “Le 42mila imprese in piu’ riportano le lancette della natimortalita’ ai ritmi del 2007 e rappresentano il miglior risultato dal 2012. Ora piu’ che mai occorre aiutare gli imprenditori a crescere ed essere competitivi, puntando sull’innovazione, la digitalizzazione, la semplificazione amministrativa”

In Italia nei primi tre mesi del 2016 gli assegni a vuoto sono stati quasi 28 mila, pari a 311 al giorno, per un valore di poco più di 100 milioni di euro. Sono i dati di Unioncamere. Per assegni scoperti il Lazio è la regione dove il fenomeno è più diffuso (oltre 8.000 nel trimestre), seguito dalle regioni Lombardia (7.000) e Campania (2.400). Il Registro informatico dei protesti, gestito da Unioncamere-Infocamere, segnala comunque un calo degli assegni scoperti con una diminuzione fra il primo trimestre di quest’anno e quello dello scorso anno di quasi 10mila unita’.

Il ‘baccalà’ fritto da passeggio o la focaccia con la milza schietta, solo con carne, o maritata, piena di ricotta e formaggio. Sono due esempi di cibo di strada, l’uno romano, l’altra con i suoi natali a Palermo oltre 1000 anni fa, che stanno conquistando sempre di più il palato di italiani e turisti. Tanto che la ristorazione ambulante quest’anno è cresciuta del 13% in più rispetto al 2015, secondo elaborazioni di Coldiretti su dati Unioncamere. cibostradaUna volta destinato ai viaggiatori  di passaggio o ai poveri, che vivendo in abitazioni sprovviste di cucina, andavano fuori a scaldare le vivande, oggi il cibo di strada, o nella sua moderna definizione ‘Street food’, ha conquistato una sua specificità. Che merita di essere conosciuta. Perché il pesce fritto, la mozzarella in carrozza, le panelle e crocchè o il salame all’aglio, per fare un esempio, comunicano il gusto e la tradizione di un territorio. Intanto questi alimenti si gustano in piedi o seduti presso friggitorie o furgoni attrezzati, avvolti da un odore di frittura che fa da scenografia. Le tracce più antiche di cibo preparato e cucinato per strada risalgono a circa diecimila anni fa. I greci già descrivevano questa usanza, nei secoli declinata in diverse varianti anche dai romani. Ed alcune testimonianze si trovano negli scavi di Ercolano e Pompei dove ci sono i resti del ‘thermopolium’, antenato del più moderno ‘baracchino’. Tornando ai giorni nostri, l’analisi di Coldiretti, dal titolo ‘Cibo di strada tra rischi e opportunità’ – diffusa durante la mobilitazione degli agricoltori a Roma per valorizzare l’identita’ alimentare nazionale nei centri storici – ha rilevato alcuni dati: la ristorazione ambulante è in maggiore crescita in Lombardia con 288 realta’, + 26% rispetto allo scorso anno. Seguono Puglia (271) e Lazio (237) con una buona diffusione anche in Sicilia (201), Campania (189), Piemonte (187), Veneto (161) e Toscana (142). Coldiretti invita a non distogliere l’attenzione dai centri storici, proprio per difendere questo patrimonio culturale e turistico, oltre che economico.

Giovanna Naccari

Crescono le imprese che vendono prodotti online. Dai cosmetici ai libri, fino alle auto e ai servizi di pompe funebri: sono soltanto una piccola varietà di offerte che si trovano sul web. A fine 2015 le aziende iscritte al Registro delle imprese delle Camere di Commercio risultavano 15mila, circa 9 mila in più rispetto al periodo precedente. E’ un dato elaborato da Infocamere per Uniocamere, che corrisponde quasi all’intero saldo del settore del commercio negli ultimi 6 anni.