verità

La verità? E’ la prima vittima della guerra. Lo pensava Eschilo, tanti secoli addietro. E non è cambiato nulla da allora. Se oggi il Cremlino, a seguito dell’attacco in Siria che è costato la vita ad 86 morti di cui 30 bambini, si permette di definirlo una ‘fake news’, ossia una notizia destituita di ogni fondamento, allora possiamo dire tranquillamente che nell’era della informazione in tempo reale e delle interconnessioni planetarie, i progressi che sono stati ottenuti sul fronte dell’accertamento della verità dei fatti, soprattutto in politica estera e nei teatri di guerra, non sono poi cosi efficaci. In realtà i progressi sono stati fatti e sono quelli che permettono di sbaragliare la propaganda di regime e l’oltraggio sistematico ai fatti. L’attacco con il gas Sarin che è registrato in Siria nella provincia di Idlib, è purtroppo una triste realtà. Si tratta di un vero affronto alla dignità dell’uomo, una lesione profonda della nostra coscienza che si interroga su cosa poteva e doveva essere fatto per scongiurare la morte di ben 30 bambini e 20 donne. Sorprende e indigna, in tale contesto, l’affermazione del ministro degli Esteri russo che ha bollato l’attacco come una fake news’. L’asse Siria-Russia è cosa ben nota ed era prevedibile che Mosca prendesse le difese di Assad. Tutto questo conferma come oggi più che mai la guerra che si combatte non è purtroppo solo quella delle armi, convenzionali o chimiche che siano, ma anche e soprattutto quella delle opposte verità, della propaganda di guerra, dell’informazione, degli attacchi informatici sul web, dei servizi di intelligence e tutti attentano alla verità delle cose, e cercano di manipolarla, insieme alle nostre coscienze e alla nostra sensibilità. La guerra di oggi si combatte con armi chimiche e con la propaganda di sempre. E uccide tanto i bambini quanto la verità.

Niente bufale, qualche imprecisione e una ‘sparata’ (sugli 80 euro) nell’intervista di Matteo Renzi apparsa domenica 15 gennaio su ‘Repubblica’. Il segretario del Pd ed ex presidente del Consiglio ha fatto diverse affermazioni che vale la pena andare a controllare da vicino. “In realta’ – ha detto – mi sono dimesso tre volte. La prima appena usciti i risultati, domenica sera. La seconda davanti a Mattarella, lunedi’. Poi il Presidente mi ha chiesto di portare a casa la legge di bilancio, l’abbiamo fatta in 48 ore. E con 173 voti a favore presi al Senato mi sono dimesso per la terza volta”. E’ una dichiarazione sostanzialmente corretta, anche se formalmente impropria. Renzi ha infatti annunciato le dimissioni la prima volta nel discorso seguito all’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre. Le ha presentate il giorno dopo a Mattarella, che pero’ ha chiesto si sospenderle fino all’approvazione della legge di bilancio, cosa avvenuta nelle 48 ore successive con, effettivamente, 173 voti favorevoli al Senato. Renzi si e’ dimesso in via definitiva “la terza volta”, cioe’ il 7 dicembre. In quell’occasione il Quirinale ha accettato le dimissioni “con riserva”, sciolta al termine delle consultazioni al Colle, quando e’ stato incaricato il nuovo presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Renzi ha poi detto: “L’Italia che abbiamo trovato nel 2014, con il pil al meno due per cento, aveva bisogno di una scossa”. Il dato e’ quasi corretto. In base all’ultimo bollettino Istat sui conti nazionali, pubblicato a settembre 2016, nel 2013 il Pil italiano aveva subito una contrazione dell’1,7%.