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A Sochi fu doping di Stato. E’ questa, in sintesi, la conclusione cui è giunta la commissione indipendente della Wada, presieduta da Richard H. McLaren, che ha indagato sulle gravi accuse rivolte alla Russia in merito alle Olimpiadi invernali del 2014. Nel rapporto di 97 pagine pubblicato oggi, e illustrato dallo stesso McLaren in una conferenza stampa a Toronto, la commissione indipendente della Wada evidenzia tre punti chiave emersi dalle indagini: il laboratorio antidoping di Mosca ha “protetto gli atleti russi dopati” agendo all’interno di un sistema di sicurezza statale; il laboratorio di Sochi ha messo in atto “una metodologia unica di scambio delle provette” per consentire agli atleti russi dopati di gareggiare ai Giochi; il ministro dello Sport ha “diretto, controllato e supervisionato la manipolazione” dei test con la “partecipazione attiva e l’assistenza dei servizi segreti”, oltre che del centro di preparazione olimpica e dei due laboratori antidoping.