Washington Post

“In una delle prime dichiarazioni dopo il voto del 4 marzo, Luigi Di Maio ha detto che ‘non si può fermare il vento con le mani’. Il MoVimento 5 Stelle, infatti, è un vento inarrestabile che continuerà a crescere, perché appartiene al futuro. I cittadini chiedono una vera democrazia, esprimono direttamente la loro voce e non sono più ostacolati dall’establishment”. Così Davide Casaleggio in un lungo intervento sul Washington Post rilanciato dal blog delle Stelle. “Il MoVimento 5 Stelle, fondato nel 2009 – scrive il presidente dell’associazione Rousseau – ha raggiunto un successo storico tra le democrazie occidentali grazie all’utilizzo di Internet. Il MoVimento è oggi la prima grande compagine politica digitale al mondo. È nato e cresciuto in Rete, sostenuto esclusivamente dalle donazioni dei comuni cittadini. I suoi obiettivi sono definiti dai cittadini, non dai vecchi partiti moribondi, con la missione di porre fine alla corruzione, combattere l’evasione fiscale, ridurre le tasse, proteggere l’ambiente, migliorare l’istruzione e accelerare l’innovazione”. Per Casaleggio, “la nostra esperienza è la prova di come la Rete abbia reso obsoleti e diseconomici i partiti e più in generale i precedenti modelli organizzativi”. Dopo essersi soffermato sulla piattaforma Rousseau, “che ha permesso il successo del MoVimento 5 Stelle”, e che “consente ai cittadini di partecipare alla vita politica, il figlio del cofondatore del M5S rivendica come “la democrazia diretta, resa possibile dalla Rete”, abbia “dato una nuova centralità del cittadino nella società. Le organizzazioni politiche e sociali attuali saranno destrutturate, alcune sono destinate a scomparire. La democrazia rappresentativa, quella per delega, sta perdendo via via significato. E ciò è possibile grazie alla Rete”.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, incontrera’ per la prima volta il suo omologo russo Vladimir Putin venerdi’ prossimo, a margine del summit G20 ad Amburgo. Trump, ricorda il quotidiano “Washington Post”, ha trascorso l’intera campagna presidenziale dello scorso anno promettendo agli elettori un riavvicinamento alla Russia, e dopo la sua elezione, lo scorso novembre, ha piu’ volte definito “un falso” le interferenze nel processo elettorale statunitense imputate a Mosca dalla comunita’ d’intelligence Usa. Sei mesi di indagini e incessante campagna mediatica ai danni della sua amministrazione, pero’, hanno legato le mani al presidente, nonostante nelle ultime settimane le accuse di “collusione” col Cremlino mosse alla sua amministrazione si siano in gran parte sgonfiate. Trump e’ anzitutto limitato dalla profonda ostilita’ del Congresso federale Usa nei confronti della Russia, sottolinea l’analisi di “Washington Post”: se il presidente tentasse di allentare il regime sanzionatorio imposto a Mosca dopo la crisi ucraina, e rafforzato alla fine dello scorso anno da Barack Obama, il Congresso reagirebbe con misure legislative disegno opposto; inoltre, evitare di rinfacciare con forza a Putin le presunte intromissioni russe nelle elezioni dello scorso anno esporrebbero il presidente a una nuova intensificazione del fuoco di fila mediatico da parte dei suoi detrattori.

Donald Trump e’ indagato per una possibile ostruzione della giustizia, il reato per cui Richard Nixon si dimise evitando un sicuro impeachment. Lo scoop e’ del Washington Post, che cita dirigenti coperti dall’anonimato. Il procuratore speciale, Robert Mueller, che guida l’inchiesta sul ruolo della Russia nelle elezioni del 2016 interroghera’ alti dirigenti dell’intelligence come parte di una piu’ ampia indagine che ora include l’esame dell’ipotesi se Donald Trump ha tentato di ostruire la giustizia”, scrive il Wp. Secondo cinque fonti informate sui fatti, il capo della National intelligence Daniel Coats, il direttore della Nsa Mike Rogers e il suo ex vice Richard Ledgett hanno concordato di essere sentiti nei prossimi giorni da Mueller. Immediata la reazione di Marc Kasowitz, l’avvocato privato che difende il presidente nel Russiagate: “la fuga di notizie dell’Fbi riguardanti il presidente e’ scandalosa, ingiustificabile e illegale”, ha commentato Marko Corallo, un suo portavoce. Coats, Rogers e Ledgett appariranno volontariamente ma non e’ chiaro se descriveranno completamente le loro conversazioni con Trump o se il presidente usera’ il suo privilegio esecutivo per mantenerle segrete. Facolta’ questa messa in dubbio da alcuni esperti, i quali hanno ricordato che la corte suprema durante il Watergate stabili’ che i dirigenti non possono usare tale privilegio per bloccare prove in indagini criminali. L’ipotesi di ostruzione alla giustizia si e’ profilata dopo che il tycoon ha licenziato a sorpresa l’allora capo dell’Fbi James Comey, che indagava sul Russiagate. Ipotesi che ha preso piu’ corpo dopo la deposizione al Senato dello stesso Comey, che ha accusato Trump di avergli fatto pressioni per far cadere l’indagine sul suo ex consigliere per la Sicurezza nazionale Michael Flynn. Il presidente ha contestato questa versione, definendo Comey un bugiardo, oltre che una ‘gola profonda’, e si e’ detto pronto a testimoniare sotto giuramento.

Le prime nomine di Donald Trump per la sicurezza nazionale sono “pericolose”. Lo afferma un editoriale del Washington post, secondo il quale la scelta di Michael Flynn come Consigliere per la Sicurezza Nazionale e Mike Pompeo come direttore della Cia lasciano presagire “un approccio duro e controproducente al mondo musulmano, una pericolosa svolta verso la Russia e la ripresa di tattiche anti terrorismo che violano la legge internazionale”. Il loro arrivo alla Casa Bianca e alla Central intelligence Agency, nota il quotidiano, potrebbero provocare “un esodo di quel personale capace ed esperto necessario per una politica estera funzionante”.

La crisi europea di cui la Brexit e’ stata catalizzatore, avverte Matt O’Brien sul quotidiano “Washington Post”, attraversa una fase di calma apparente: i mercati stanno rimbalzando, i timori si stanno dissipando e alcuni si chiedono addirittura se il Regno Unito finira’ davvero per lasciare l’Unione. Nonostante la nuova premier britannica, Theresa May, affermi oggi che “Brexit significa Brexit”, e’ ben noto che la sua posizione era contraria all’uscita del paese dall’Ue; soprattutto, non e’ chiaro come e quando avranno inizio le procedure di divorzio dall’Europa, che si preannunciano lunghe e complicate. Piu’ Londra attende, piu’ la sua economia rischia di essere danneggiata dall’incertezza, e cio’ non farebbe che rendere piu’ allettante la prospettiva di una permanenza nel perimetro dell’Ue. Non puo’ dunque essere escluso – e a Bruxelles certamente sono in molti ad auspicarlo – che il caos generato dalla Brexit si riveli un gran baccano dovuto a un semplice referendum non vincolante. Illudersi che con questo i problemi europei siano risolti – specie quelli finanziari – sarebbe pero’ un gravissimo errore. Vada come vada, il referendum britannico ha dimostrato che l’Europa non ha fatto abbastanza per impedire alla politica di disgregarla. “Gli investitori lo hanno compreso benissimo”, scrive O’Brien, “e lo stesso hanno fatto i cittadini”. Diversi paesi europei si candidano a ripetere il colpo assestato all’Unione dalla Brexit, dunque, e tra questi, secondo l’opinionista, figura soprattutto l’Italia: non perche’ nel paese sia gia’ numericamente maggioritaria una forza politica espressamente euroscettica, quanto per la commistione di gravi problemi economici, finanziari e politici che, secondo O’Brien, si profilano all’orizzonte, e rischiano di gettare il paese in una gravissima crisi. E’ ormai noto che il voto referendario britannico abbia assestato un duro colpo soprattutto all’Italia: ed e’ proprio quest’ultima “il luogo dove la battaglia per l’euro, l’Unione Europea e forse persino gli Stati Uniti d’Europa non sara’ vinta, ma potrebbe benissimo essere persa, a prescindere dall’andamento dell’indice Standard & Poor’s 500”.