welfare

In Italia ci sono più di oltre 5 milioni di caregiver familiari, persone che si occupano direttamente, in casa, dell’assistenza ad un parente bisognoso di cure. Quella dell’assistenza fai da te è però una scelta spesso obbligata: in sei casi su dieci, infatti, le cure domestiche dirette, senza l’aiuto di una figura esterna, sono le uniche economicamente sostenibili. Il dato emerge da un’indagine condotta da Swg su un campione di 3mila persone in occasione della Settimana della buona salute 2018, la campagna di sensibilizzazione per l’invecchiamento attivo promossa dal sindacato dei pensionati autonomi Fipac Confesercenti. Quest’anno la Settimana – che prevede come sempre un ricco carnet di attività sul territorio tra oggi e domenica 22 aprile, giorno di conclusione – è idealmente dedicata al tema dell’assistenza. Complessivamente, un cittadino su sette deve farsi carico di seguire, in vario modo, una persona con rilevanti problemi di assistenza. Il dato è volutamente di natura generale per non entrare nel privato delle persone ma riguarda l’insieme dei problemi posti dalle persone non autosufficienti, in toto o parzialmente, per anzianità o disabilità, dai cronicizzati, da invalidità a temporalità medio-lunga. Si tratta, pertanto di una platea di circa sette milioni di cittadini, dato di riferimento e con delle variazioni nel tempo. Queste persone hanno problemi differenziati e di varia intensità ma richiedono attenzione e un’azione di cura. Il dato che emerge dall’indagine è leggermente superiore alle cifre ufficiali su questa realtà che, però, non tengono conto degli aspetti a temporaneità protratta e di situazioni particolari che richiedono comunque forme di assistenza. Occorre anche osservare che il crescente invecchiamento della popolazione rende continuamente più ampia la platea degli interessati da responsabilità di cura, spesso a loro volta anziani e privi delle risorse economiche necessarie. Come segnalato, infatti, l’alta incidenza dell’assistenza familiare diretta – scelta dal 71% dei prestatori di cure – è dovuta nel 59% dei casi a motivazioni di tipo economico. Pesa, però, anche una certa preferenza per le cure domestiche: il 32% degli assistenti familiari, infatti, ammette di seguire personalmente il proprio parente perché preferisce non affidarne la cura ad estranei. Una scelta dettata da fattori culturali, ma anche da una diffusa sfiducia nelle strutture private, di cui si avvale solo il 4%. Basso anche il ricorso al pubblico (4%), ma c’è una quota di circa 200mila persone che segnala la mancanza di disponibilità nelle strutture del proprio territorio. Tra chi può permetterselo, invece, si consolida la preferenza per le badanti: il 16% le impiega, per un esercito di circa un milione di addetti all’assistenza, uno su tre (il 35%) in servizio per oltre 18 ore a settimana. Anche la ricerca della badante è improntata al ‘fai da te’: il 72% ottiene il contatto attraverso il passaparola, mentre il 12% tramite lo sportello comunale o un’altra struttura pubblica. Il 9% si avvale dell’aiuto di associazioni e cooperative sociali, mentre il 5% attraverso la comunità religiosa. “L’aumento dell’aspettativa di vita ed il progressivo invecchiamento della popolazione – spiega il Presidente di Fipac Sergio Ferrari – richiedono un maggiore sostegno per il settore del lavoro domestico, da parte della politica. Da tempo come FIPAC proponiamo la deducibilità di questo tipo di assistenza. Oggi gli incentivi per assumere legalmente un lavoratore domestico sono ancora troppo scarsi. L’offerta di un vantaggio fiscale apprezzabile potrebbe indurre anche 350-400 mila famiglie a regolarizzare i rapporti sommersi, con notevoli benefici anche in termini occupazionali. Abbiamo esempi virtuosi di questo tipo di politiche sociali in paesi europei come Francia e Germania: potremmo prenderne spunto e organizzare una coalizione di forze a sostegno di proposte che possono essere messe a punto tra chi è interessato”.

Sono 6 milioni gli italiani, di cui oltre 100 mila i residenti in Friuli Venezia Giulia, che secondo i dati 2015 forniti dal ministero del Lavoro e Politiche sociali hanno fatto domanda di Isee, precondizione per ottenere le agevolazioni sociali in base alla propria situazione economica e familiare. Una situazione che va accertata attraverso degli indicatori, Ise-Indicatore di situazione economica e Isee-Indicatore di situazione economica equivalente in testa, che oggi sono stati raffrontati con Icef-Indicatore della condizione economica familiare e Durp-Dichiarazione unificata del reddito e del patrimonio, due strumenti in uso rispettivamente nelle Province autonome di Trento e Bolzano, nel corso della mattinata di studio organizzata dalla Uil Pensionati del Friuli Venezia Giulia in sala Ajace a Udine, aperta dall’intervento della presidente della Regione Debora Serracchiani. “Questa e’ una preziosa occasione di confronto tra territori diversi, ma tutti e tre speciali, che hanno saputo interpretare e esercitare la specialita’ con responsabilita’ anche nel settore del welfare, utilizzando bene le risorse e intercettando i bisogni delle persone, che evolvono”, ha affermato Serracchiani. La presidente ha citato l’esempio della Misura attiva di sostegno al reddito, “intervento che – ha ricordato – il Friuli Venezia Giulia ha adottato per prima in Italia e in anticipo rispetto al beneficio che poi e’ stato previsto a livello statale (Sia), e per il quale ci siamo ispirati anche al modello in vigore a Trento”. Uno strumento sul quale il Friuli Venezia Giulia ha investito e che sta rispondendo con successo ai bisogni di una vasta platea di persone in difficolta’ che prima non venivano nemmeno intercettate. “Dalle 5 mila persone che si rivolgevano ai Servizi sociali comunali si e’ passati a una platea di 35mila”, ha ricordato Serracchiani, aggiungendo che per erogare la misura e’ stato utilizzato come strumento l’Isee, “che consideriamo tra i piu’ completi, ma il confronto con realta’ che hanno profonda attenzione su misure attive di sostegno al reddito sara’ ulteriormente importante per perfezionare ancora i parametri degli indicatori”, ha concluso Serracchiani. Secondo il segretario nazionale della Uil pensionati Romano Bellissima l’Isee “e’ uno strumento che potrebbe funzionare, ma solo se gestito bene”. Bellissima, a margine del convegno, ha espresso critiche sull’attuale funzionalita’ dell’Inps, che “invece di fare politica, dovrebbe occuparsi di risolvere criticita’ che stanno generando una situazione molto grave”, ha detto, ribadendo posizioni severe sull’istituto gia’ formulate in altre occasioni. “Bisogna vedere se l’Inps sia grado di leggere in tempo reale qual e’ lo stato del reddito dei pensionati e se siano titolari di alcuni diritti: allo stato attuale non credo che cio’ accada e prevedo che si genereranno ulteriori contenziosi e aumenteranno gli indebiti”, ha affermato Bellissima, auspicando anche “una urgente rivalutazione delle pensioni”. A illustrare punti di forza e criticita’ della Durp, introdotta dalla Provincia di Bolzano nel 2011, e rivista proprio in alcuni parametri la settimana scorsa, con lo scopo di unificare il sistema di rilevamento di reddito e patrimonio per l’accesso alle prestazioni provinciali, organizzandolo sotto forma di un modulo di rilevamento unico e di una banca dati centralizzata, e’ stata la segretaria della Uilp di Bolzano Mariapaola Manovali. Il segretario di Trento, Claudio Luchini, ha invece relazionato in merito all’indicatore Icef, che prende in considerazione i redditi, il patrimonio mobiliare ed immobiliare, alcuni oneri detraibili e deducibili, nonche’ altre indennita’ e rendite relative ad ogni singolo membro della famiglia, compresi i minori e i conviventi senza legami di parentela. Il convegno, a cui sono intervenuti anche il sindaco di Udine Furio Honsell e il sociologo Paolo Molinari di Ires Impresa, e’ stato moderato dalla segretaria generale Uilp FVG Magda Gruarin.

Rilancio del welfare e politiche fiscali meno dure. Sono alcune delle vie immaginate dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, per dare un nuovo volto all’Europa. Boldrini ne ha parlato alla presentazione del rapporto sullo Stato sociale 2017. Il welfare bisogna “ripensarlo su una prospettiva diversa, e’ sempre stato un carattere identitario dell’Ue”, ha detto la presidente della Camera, che sulle politiche fiscali ha sottolineato la necessità di un intervento di armonizzazione “in modo equo e giusto o continueranno iniquita’ inaccettabili”.

“Era il 19 marzo 2002 quando il Professor Biagi tornava, come d’abitudine, in bicicletta a casa nella sua Bologna. Quella sera ad attenderlo c’era un commando di terroristi delle Nuove Brigate Rosse che lo uccise. Fu cosi’ bruscamente messa la parola fine all’esistenza di un uomo che era ancora giovane e nel pieno della sua vita e, anche, all’impegno di un brillante studioso, stimato ben oltre i confini nazionali”. Lo ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, al convegno ‘Un welfare della persona per completare il processo riformatore di Marco Biagi a 15 anni dalla sua scomparsa’. Ha continuato Grasso: “Sono stati anni di dolore per i familiari, i colleghi, gli amici, gli studenti; di processi che si sono protratti fino al terzo grado di giudizio e che hanno individuato e condannato i responsabili di quell’efferato omicidio; sono stati anche anni nei quali gli studi, le idee e le proposte del professore hanno continuato a influenzare il dibattito sul welfare e sul mercato del lavoro”.

“Dobbiamo riprogettare il sistema del welfare italiano e le parole chiave devono essere: comunita’, innovazione, coesione sociale”. Lo dice al Corriere della Sera Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, sottolineando che “in cima ad ogni programma di governo deve esserci il tema dei bisogni sociali. Una preoccupazione che non deve fare dormire la notte”. “Cominciamo a cambiare la mentalita’”, spiega. “Proponevo la parola comunita’ perche’ il tema del welfare va vissuto come responsabilita’ comune della societa’. E poi bisogna sperimentare modelli nuovi che abbiano un denominatore comune: quello di partire dal basso”. “La politica deve riconquistare la fiducia dei cittadini e puo’ farlo solo mettendo al centro i problemi delle persone”. La questione piu’ urgente, sottolinea, e’ “la poverta’”.

I dati dell’ultimo paper realizzato dal Censis dicono che gli italiani considerano essenziale il welfare per la coesione sociale e lo sviluppo, ma le difficolta’ economiche hanno modificato lo scenario e cambiato la percezione dei cittadini riguardo determinati aspetti della spesa sociale. Lo spiega, tra l’altro, la ricerca ‘La forza della trasparenza per il welfare italiano?’ realizzata dal Censis per il Forum Ania-Consumatori, presentata oggi a Roma da Francesco Maietta, Responsabile dell’Area Politiche sociali del Censis, e discussi da Giacomo Carbonari, Segretario Generale del Forum Ania-Consumatori, Luigi Di Falco, Responsabile Vita e Welfare di Ania, Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino, con le conclusioni di Pier Ugo Andreini, Presidente del Forum Ania-Consumatori, e Giuseppe De Rita, Presidente del Censis. Sono sempre meno tollerati inefficienze, sprechi, comportamenti opportunistici, tanto piu’ in un ambito che dispone di risorse pubbliche sempre piu’ scarse e dovrebbe garantire il massimo della trasparenza nell’utilizzo delle risorse. Tra i cittadini prevale l’opinione che in passato il welfare sia stato troppo generoso e che questo aspetto sia stato una delle cause della crisi (lo pensa il 50,6%). Anche per questo motivo il 58,1% dei cittadini e’ convinto che molti dei tagli finora operati nel welfare siano stati utili, colpendo sprechi e inefficienze. I cittadini esprimono pertanto consenso per una logica razionale della politica economica: si’ ai tagli che sanno colpire sprechi e inefficienze, no ai tagli lineari, ciechi, indiscriminati.

La cancelliera Angela Merkel, in un’intervista, ha ricordato che “a causa degli aiuti ai profughi in Germania non abbiamo tagliato a nessuno le prestazioni e, al contrario, negli ultimi anni ci sono stati alcuni miglioramenti sociali”. Merkel, parlando al quotidiano tedesco Bild, ha aggiunto che “abbiamo potuto finanziare tutto questo perche’ da anni conduciamo una responsabile politica di bilancio”. “Vista la buona situazione economica – ha detto ancora la cancelliera nell’intervista pubblicata alla vigilia di elezioni regionali in Meclemburgo dominate dal tema dei migranti – possiamo affrontare le sfide e non dimentichiamo: se ci riesce l’integrazione dei profughi, di cio’ beneficiano entrambe le parti”, ossia i migranti e i tedeschi. “Ovviamente vale il fatto che coloro i quali cercano protezione da noi devono accettare le nostre leggi, la nostra costituzione e devono preoccuparsi della formazione professionale e del lavoro, al fine di dare il loro contributo al nostro paese”.