I calci di rigore della nostra vita. Poesia del calcio e metafora della solitudine dinnanzi ad una scelta

I rigori nelle partite di calcio sono, per me, uno dei momenti più intensi e autentici che lo spot ci regali. Non sono d’accordo con Francesco De Gregori che nella canzone ‘La leva calcistica della classe 68’ canta ‘ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore… un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia’. Si, non dobbiamo aver paura di affrontare la vita, le sue paure, le sue scelte ma un bravo calciatore e un uomo consapevole e responsabile lo si può capire da come ‘tira un calcio di rigore’, dalla sua freddezza, dal suo autocontrollo, dal suo carattere. E, quindi, da come affronta le difficoltà e i momenti più significativi, la solitudine di alcune situazioni. I rigori nel calcio sono una metafora della vita: ci sei tu che stai per batterlo e c’è il portiere. C’è la fortuna e l’abilità, l’audacia e la codardia. Nei calci di rigore, duello dello sport moderno, ci sono due uomini che si guardano negli occhi e che cercano di prevedere le mosse dell’altro. Mors tua vita mea: uno piange e uno ride, uno vince e uno perde. È il gioco della vita, sono i dadi che volteggiano nell’aria. C’est la vie: la magia del calcio è tutta lì, nel pathos e nelle emozioni che si alternano e che ci fanno palpitare. Coraggio, altruismo, fantasia, fortuna, e freddezza.

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