Si intitola “Salvare la Memoria”, si compone di cinquecento fotografie originali, documenti, filmati, testimonianze dirette, pannelli didascalici per raccontare le prove a cui il patrimonio d’arte e storia e’ stato sottoposto nel corso degli anni: guerre, terremoti, devastazioni che hanno messo in pericolo monumenti e opere artistiche. E’ la mostra in programma dal 15 settembre al 6 novembre prossimi al Museo di Sant’Eustorgio. Dedicata idealmente al Direttore del sito archeologico di Palmira Khaled Asaad e all’anonimo esercito di “Monuments Men” che, ovunque nel mondo, è impegnato nel recupero del patrimonio artistico, l’esposizione è curata da da Sandrina Bandera ed Elena Maria Menotti. Dopo il successo di pubblico al Museo Nazionale Archeologico di Mantova, l’esposizione milanese si arricchisce grazie anche alla collaborazione di alcune istituzioni cittadine: il Civico Archivio Fotografico di Milano, l’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Milano e l’Archivio Farabola di Vaiano Cremasco. Il pubblico potrà qui visitare la sezione dedicata alle immagini delle difese antiaeree e dei gravi danni subiti dai monumenti storici della città di Milano durante la prima e la seconda guerra mondiale. Durante il periodo di apertura della mostra, verranno organizzati incontri con i protagonisti di vicende di salvaguardia e difesa del patrimonio artistico mondiale, perché a contrapporsi alla violenza della distruzione c’è la strenua e costante forza della memoria e della restituzione che ha a cuore l’umanità. Nel dettaglio, la mostra narra le devastazioni connesse ai terremoti, da quello dell’Emilia, al Friuli ad Assisi, a Bam, da L’Aquila sino al Nepal, senza dimenticare l’alluvione del 1966 a Firenze e l’esercito degli “Angeli del fango”. Le distruzioni scientemente provocate dagli uomini come l’attentato all’Accademia dei Georgofili, non si sono rivelate meno catastrofiche di quelle naturali. Distruzioni ereditate da guerre del passato recuperate molto tempo dopo, come è accaduto per Vilnius dove le distruzioni perpetrate nei secoli XVII e XVIII sono state sanate solo dopo il 1989. L’attenzione si focalizza quindi su Milano con le immagini delle difese antiaeree della Cappella Portinari, oltre a quelle della Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale, del Cenacolo, di Brera, del museo Poldi Pezzoli e del quartiere Ticinese. Saranno inoltre ricordate le figure dello storico dell’arte Pasquale Rotondi, di Ettore Modigliani e di Guglielmo Pacchioni, direttori della Pinacoteca di Brera per la loro azione di messa in sicurezza delle grandi opere d’arte italiane; e, ancora, le vicende dell’obelisco di Axum, con le fotografie della traslazione a Roma dall’Etiopia e della sua restituzione. Tra i conflitti recenti, la mostra propone quelli in Kosovo e in Afghanistan, evidenziando gli interventi di restauro dell’ISCR e la ricostruzione del ponte di Mostar, in Bosnia-Erzegovina. Non manca l’attualità, con le distruzioni in Iraq e Siria. A partire da Palmira dove era attivo il progetto “Pal.M.A.I.S.” dell’Università degli Studi di Milano, così come ad Ebla l’Italia era presente con una propria missione archeologica. Per scelta delle curatrici, in questa sezione le immagini saranno esclusivamente “positive”: proporranno infatti le attività di ricerca archeologica svolta. Nessuna immagine di distruzione, ma un puro segnale grafico a simboleggiare la temporanea, forzata interruzione di un percorso di ricerca, recupero e valorizzazione.





