“L’affermazione del presidente del Consiglio Renzi circa la necessita’ di ridurre, in 10 anni, di 150.000 lavoratori bancari (15.000 all’anno supponiamo), il numero degli addetti nel settore creditizio, merita una sola risposta: sciopero generale”. Lo scrivono in una nota congiunta i segretari generali di Fabi, First/Cisl, Fisac/Cgil, Sinfub, Ugl/Credito, Uilca, Unisin. Poi, proseguono: “Il premier prima di fare queste dichiarazioni, che rischiano di destabilizzare l’intero settore, aveva l’obbligo di consultare le parti sociali (Abi e sindacati), fare valutazioni di opportunita’. La sua analisi si basa invece sul fatto che sua moglie usa lo smartphone invece di recarsi allo sportello bancario. Con il piu’ bieco populismo dichiara che bisogna ridurre gli occupati (ma un presidente del Consiglio non deve pensare a come incrementare l’occupazione visto anche gli esiti negativi del jobs act?), ridurre il numero delle filiali, aggregare le banche e che la politica deve stare fuori da questi processi. Affermazioni contraddittorie. Infatti ci chiediamo: se la politica deve stare fuori dalle banche (e noi lo affermiamo da sempre) perche’ il governo deve imporre il numero delle filiali, delle banche, degli addetti? Ma Renzi non ci ha spiegato fino a ieri che ‘e’ il mercato bellezza’. Invitiamo anche l’Abi a prendere posizione contro queste sconclusionate affermazioni del premier. Anche perche’ Renzi deve spiegare a tutti i cittadini, chi paghera’ i costi sociali di questa drastica riduzione del personale? Con quali soldi? Con quali strumenti? Oppure Renzi, con le sue esternazioni, vuole invitare i banchieri a licenziare personale, decisione che contrasteremo ferocemente?”.





