Paolo Gentiloni, nel referendum sono in gioco la stabilita’ e le riforme

“Il referendum che si terra’ in Italia domenica non riguarda solo un paio di modifiche al funzionamento delle istituzioni del paese. La posta in gioco e’ molto piu’ alta e riguarda l’Europa intera”, scrive il ministro italiano degli Esteri, Paolo Gentiloni, in un articolo pubblicato sul “Financial Times”. “Tra le grandi potenze economiche, l’Italia e’ stata la piu’ colpita dalla recessione. Il paese ha bisogno di stabilita’ e riforme. Per troppo tempo l’Italia e’ stata troppo lenta nell’affrontare i suoi problemi e troppo frettolosa nel cambiare i suoi governi”. Tuttavia, dopo l’esito incerto delle ultime elezioni politiche, nel febbraio 2013, in cui “nessuno ha vinto”, le cose hanno preso una piega inaspettata: si e’ insediato “il governo piu’ stabile che l’Italia avesse visto da un decennio e il piu’ riformista dall’introduzione dell’euro”. L’esecutivo guidato da Matteo Renzi, ammette uno dei suoi membri, “non ha fatto miracoli ne’ ha risolto il problema del debito pubblico o molti degli altri problemi che si sono accumulati negli ultimi trent’anni, ma ha rimesso l’Italia in moto. Cio’ ha richiesto notevoli sacrifici al nostro ceto medio, ai nostri dipendenti pubblici e ai nostri pensionati”. Secondo il capo della diplomazia italiana, il processo ha dato frutti e il paese e’ tornato a crescere: “il deficit continua a scendere, la ristrutturazione del mercato del lavoro ha allentato rigidita’ vecchie di decenni e il settore bancario si sta sottoponendo a una serie di riforme, cosi’ come le istituzioni pubbliche, le scuole e il sistema della giustizia civile”. Gentiloni sottolinea che si tratta di passi rilevanti in un’Europa di “governi fragili che spesso sono tenuti in ostaggio dal populismo”. Sottolinea, inoltre, che “la stabilita’ e le riforme hanno permesso all’Italia di riguadagnare la sua voce in Europa e di incoraggiare l’Ue a concentrare di piu’ la sua strategia economica sugli investimenti e la crescita (…) e a promuovere una politica comune dell’immigrazione”. Il referendum, argomenta l’esponente di governo, “ha il potenziale di completare questo processo di riforma” o, in alternativa, di bloccarlo. Il fronte del “no”, accusa, raccoglie tutte le forze che si oppongono alle riforme: da Silvio Berlusconi alla Lega Nord, dal Movimento cinque stelle alla sinistra radicale. “Non c’e’ dubbio che siano necessarie modifiche alla nostra Costituzione per rendere le istituzioni piu’ efficienti”, afferma Gentiloni, osservando che in nessun altro paese ci sono due camere che svolgono le stesse funzioni, che il numero dei parlamentari e’ eccessivo e che non c’e’ abbastanza chiarezza sulle competenze dello Stato e delle regioni, e negando che il presidente del Consiglio guadagnerebbe ulteriori poteri. “Che cosa dovrebbe aspettarsi l’Europa la mattina del 5 dicembre? Se il ‘no’ vincesse, il cielo non crollera’”, ma “ci saranno certamente conseguenze preoccupanti”, conclude Gentiloni, confidando nella saggezza degli elettori e nella vittoria del “si'”.

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