“La norma che fissa il tetto massimo ai compensi degli artisti che lavorano in Rai viola la Costituzione”. E’ questo in sintesi il parere espresso dall’avvocato Giorgio Assumma, su richiesta di artisti, conduttori e produttori preoccupati “anche perché secondo una interpretazione di Viale Mazzini il tetto va applicato anche a coloro che partecipano a programmi prodotti all’esterno della Rai, come le coproduzioni o i contratti dati in appalto”, spiega all’Adnkronos Assumma, che è anche presidente dell’Istituto giuridico dello Spettacolo e dell’Informazione. “La Rai – sottolinea l’avvocato ed ex presidente della Siae – quando agisce nel mercato della produzione audiovisiva, pur essendo una concessionaria di un pubblico servizio, è comunque considerata un normale imprenditore. Come tale, non può ottenere dalla legge privilegi in grado di collocarla in una posizione di favore rispetto ai produttori concorrenti. Ma non può, neppure, subire limitazioni idonee a diminuire la sua possibilità di operare in condizioni di parità con tali concorrenti. Questo principio emerge da due articoli della costituzione: l’articolo 3 e l’articolo 41. L’articolo 3 sancisce il criterio che tutti i cittadini, intendendosi tra questi anche le società industriali e commerciali, sono uguali di fronte alla legge. Quindi se si pongono in contesa con altri, per la conquista del mercato, debbono poterlo fare ad armi pari”.





