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Il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, ha presentato un’interpellanza urgente al ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, al ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, e al ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, in merito alla “non applicazione da parte del Cda della Rai della legge 26 ottobre 2016, n. 198, sul limite di 240mila euro annui per i compensi di collaboratori, giornalisti e artisti della tivù pubblica”. “L’interpellanza urgente – si legge in un comunicato – già pubblicata agli atti della Camera dei deputati, sarà trasmessa immediatamente dopo la discussione in Aula alla Corte dei Conti, per le opportune e conseguenti valutazioni in merito al possibile danno erariale che questa decisione ‘contra legem’ potrebbe arrecare alle casse dello Stato”. “Il 14 giugno 2017 – scrive il capogruppo azzurro a Montecitorio nel suo atto di sindacato ispettivo – il Consiglio di amministrazione della Rai ha approvato la delibera riguardante il ‘Piano organico di criteri e parametri per l’individuazione e la remunerazione dei contratti con prestazioni di natura artistica’ che, anziché applicare quanto stabilito dalle legge n. 198 del 2016, individua criteri da adottarsi per la definizione di prestazioni per le quali sia possibile il superamento del limite retributivo dei 240mila euro annui”. “Il Piano citato ha sostanzialmente recepito le indicazioni contenute in uno strampalato parere dell’Avvocatura dello Stato, in merito all’interpretazione della legge 26 ottobre 2016, n. 198, che propenderebbe per la tesi che non include i contratti caratterizzati da prestazioni di natura artistica”, sottolinea Brunetta. “La Suprema Corte ha affermato che alla Rai va riconosciuta la natura sostanziale di ente assimilabile a un’amministrazione pubblica nonostante l’abito formale che riveste la società per azioni; ne discende la qualificabilità come erariale del danno cagionato dai suoi agenti, nonché – prosegue – da quelli degli enti pubblici azionisti, con conseguente loro assoggettabilità all’azione di responsabilità amministrativa davanti al giudice contabile”. “L’adozione da parte del Consiglio di amministrazione della Rai della citata delibera prefigurerebbe una responsabilità per danno erariale dei consiglieri stessi considerato che, come stabilito dall’articolo 49 bis del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, l’amministratore delegato e i Consiglieri di amministrazione della Rai ‘sono soggetti alle azioni civili di responsabilità previste dalla disciplina ordinaria delle società di capitali'”, conclude.

“Di video sulla poverta’ ne abbiamo visti tanti ma la novita’ di questo e’ che propone un’assunzione di responsabilita’ in prima persona. E’ un cambio di mentalita’ che e’ partito dal governo anche se pochi se ne ricordano”. Lo ha detto Michele Anzaldi, deputato del Partito democratico e segretario della commissione Vigilanza Rai, in un’intervista a Tiscali.it., parlando del video norvegese sulla solidarieta’ che ha ottenuto 122 milioni di visualizzazioni. “E’ un cambio di mentalita’ – spiega – che e’ partito dal governo anche se pochi se ne ricordano. Ora i capi di gabinetto stanno a 240 mila euro quando prima percepivano quattro volte tanto, i ministri hanno un solo stipendio. Solo una piccola casta dentro la Rai pretende l’immunita’ dal tetto degli stipendi. Per loro il principio di solidarieta’ o la giustizia perequativa sembrano non valere. Il prossimo Cda in programma mercoledi’ dovra’ discutere, appunto di questo: se applicare o meno agli artisti il tetto dei 240mila euro all’anno. Si dovra’ cioe’ decidere se sia giusto, in un panorama sociale in cui milioni di famiglie sono tormentate dalla poverta’, che una persona debba continuare a percepire anche 2 milioni di euro all’anno indipendentemente dai risultati di ascolto che otterra’. E guadagnare dunque quasi 40mila euro a settimana per un’ora di lavoro. Ora sara’ interessante andare a vedere che fara’ il nuovo Direttore Generale Orfeo: pochi lo sanno, ma lui per primo sin da un anno fa si e’ auto-applicato il tetto dei 240 mila euro, nonostante la mole di lavoro immenso che comportano 11 edizioni del Tg1. Ora applichera’ questo criterio anche a chi spesso fa un’ora di infotainement a settimana?” “Faccio una proposta: un’intramoenia dell’infotainement televisivo. Nessuno ti vieta di fare altre cose nel privato con altri cachet. Il problema e’ il vincolo dell’esclusiva? Discutiamone. Ma nel pubblico valga per tutti il principio di una retribuzione equa”, conclude.

“Il Consiglio d’Amministrazione delle Rai, anche nell’ultima riunione pre pasquale, ha tenuto il punto, adesso se il governo è davvero intenzionato a sostenere un’eccezione per i compensi delle star, si assuma le sue responsabilità, senza trucchetti e pasticci vari, con l’approvazione di una nuova legge in materia. Vedremo se Renzi, Gentiloni e Padoan, dopo la manovrina di tasse e dopo il Def da presa in giro faranno questo ulteriore affronto ai cittadini italiani. Campo Dall’Orto, la Maggioni, Fazio, Vespa, Giletti, la Clerici, Conti, se ne facciano una ragione. Il Parlamento scrive le leggi, le aziende serie e le pubbliche amministrazioni rispettano le norme vigenti, le norme prevedono un tetto ai maxi compensi nella P.A. e la Rai, che fa parte del pubblico impiego, dovrà adeguarsi, senza se e senza ma, senza prese in giro e senza inganni. Che tutti questi signore e signori vogliano continuare a far di testa loro fuori dalla legge non ha senso giuridico, morale ed etico. Nei confronti del Parlamento e delle istituzioni, nei confronti dei cittadini che con stipendi normali e tra mille difficoltà quotidiane pagano il canone e permettono che la più grande azienda culturale d’Italia, la Rai, vada avanti e sia più forte di tutti e tutto”. Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, in un suo intervento pubblicato su Affaritaliani.it.

“Ribadisco: ho espresso la mia opinione dopo il parere dell’Avvocatura dello Stato: il tetto ai compensi Rai non c’è già più”. Fabio Fazio torna con un tweet sul tema del tetto ai compensi Rai esteso al comparto artistico. Tre giorni fa il conduttore, nel giorno in cui è diventato di pubblico dominio il parere dell’Avvocatura dello Stato contro il tetto dei compensi, aveva scritto su Twitter: “In una tv che cambia, bisogna assumersi responsabilità e nuovi rischi. D’ora in poi, ovunque sarà, vorrei essere produttore di me stesso…”. Poi, in un’intervista uscita ieri su Repubblica, aveva spiegato di essere rimasto negativamente colpito dall’eccessiva ingerenza della politica sulle vicende della Rai. I tweet di Fazio sono tempestati di commenti, divisi tra coloro che lo attaccano per il suo compenso giudicato eccessivo e chi sottolinea come Fazio guadagni in realtà in proporzione alla pubblicità che catalizza sulla Rai, come accade in ogni situazione di mercato, visto che il suo programma non è tra quelli finanziati con il canone.

“La norma che fissa il tetto massimo ai compensi degli artisti che lavorano in Rai viola la Costituzione”. E’ questo in sintesi il parere espresso dall’avvocato Giorgio Assumma, su richiesta di artisti, conduttori e produttori preoccupati “anche perché secondo una interpretazione di Viale Mazzini il tetto va applicato anche a coloro che partecipano a programmi prodotti all’esterno della Rai, come le coproduzioni o i contratti dati in appalto”, spiega all’Adnkronos Assumma, che è anche presidente dell’Istituto giuridico dello Spettacolo e dell’Informazione. “La Rai – sottolinea l’avvocato ed ex presidente della Siae – quando agisce nel mercato della produzione audiovisiva, pur essendo una concessionaria di un pubblico servizio, è comunque considerata un normale imprenditore. Come tale, non può ottenere dalla legge privilegi in grado di collocarla in una posizione di favore rispetto ai produttori concorrenti. Ma non può, neppure, subire limitazioni idonee a diminuire la sua possibilità di operare in condizioni di parità con tali concorrenti. Questo principio emerge da due articoli della costituzione: l’articolo 3 e l’articolo 41. L’articolo 3 sancisce il criterio che tutti i cittadini, intendendosi tra questi anche le società industriali e commerciali, sono uguali di fronte alla legge. Quindi se si pongono in contesa con altri, per la conquista del mercato, debbono poterlo fare ad armi pari”.

“Le star abbandoneranno la Rai a causa del tetto? Oggi per fortuna abbiamo già il tetto di 240 mila euro per tutti i dipendenti assunti alla Rai. Si sta discutendo se estenderlo anche alle star.”Lo ha detto il presidente della commissione di Vigilanza Rai. Roberto Fico, (M5s) nella trasmissione Coffee Break su La 7. “In questi anni – ha osservato Fico – i soldi pubblici sono stati un po’ sperperati, per non dire al massimo, perchè ci sono anche manager delle star che sono produttori delle trasmissioni e c’è un conflitto di interessi che in Inghilterra non sarebbe mai stato possibile avere”. Una strada da percorrere sarebbe, per il parlamentare, quella della “trasparenza sui compensi delle star” e della “lotta al conflitto di interessi”. Ha continuato Fico: “Se si risolvono questi problemi, possiamo anche riparlare del tetto ad alcune tipologie di contratti, fino ad allora no”.

Il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, ha presentato un’interrogazione al presidente della Commissione parlamentare per l’indirizzo e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, Roberto Fico, in merito alla pubblicazione dei compensi dei dipendenti e dei collaboratori Rai, comprese le star. “Solo attraverso indiscrezioni di stampa – scrive Brunetta – e’ possibile apprendere alcuni degli emolumenti milionari delle star della tv: il contratto in assoluto piu’ ricco e’ quello di Antonella Clerici che lo scorso 18 ottobre avrebbe rinnovato l’esclusiva con la Rai, per il biennio settembre 2016-agosto 2018, a fronte di un compenso pari a 3 milioni di euro lordi; Flavio Insinna incasserebbe 1 milione e 420 mila euro in un anno e Michele Santoro, per il suo ritorno in Rai, percepirebbe una retribuzione di 2 milioni e 700 mila euro per tre programmi”. Il capogruppo azzurro a Montecitorio chiede di sapere “quali iniziative di propria competenza i vertici Rai intendano assumere al fine di rendere ufficialmente noti i compensi percepiti dai conduttori, giornalisti e dalle cosiddette star della tv in modo da applicare in maniera integrale il principio di trasparenza, cosi’ come previsto dalle disposizioni di legge”.