“A proposito di primarie: mentre si svolgono quelle del Pd, ormai consolidate come prassi e come rituali, anche la vasta area del centro con aperture a destra si interroga sul tema della leadership. Si resta tuttora sorpresi davanti alla polverizzazione con cui una importante classe politica, rappresentativa della maggioranza del Paese, ha reagito all’improvviso oscurarsi della leadership di persone come Berlusconi, Casini o Monti. Da ognuno dei soggetti politici da loro creati, sviluppati e portati alla attenzione delle cronache nazionali ed internazionali, sono scaturiti una miriade di partiti e partitini, ognuno con il suo leader di giornata, con una rappresentativita’ tutta da verificare e con sigle variabili, che fanno impazzire la stampa, che si vendica definendone la maggioranza sotto la voce: altri…”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti, Udc. “La domanda, la sfida che ieri sera Renzi lanciava a questo universo cosi’ variegato, e’ molto semplice: Ce la fara’ a fare primarie? A verificare chi potrebbe essere il leader designato dalla base a rappresentare tutti? Io credo che francamente non sia ne’ possibile ne’ conveniente. Le primarie di un ipotetico rassemblement, cosi’ vasto ed eterogeneo, non sono possibili, perche’ comunque non impegnerebbero la gente a sostenere successivamente un leader cosi’ designato alle elezioni. In un contesto cosi’ complesso serve un accordio collegiale, capace di definire con chiarezza responsabilita’ ed impegni di ognuno, prima ancora che pensare a spartirsi brandelli di potere, come accade in altri luoghi politici”, continua. “Lo stesso esperimento Renzi, sorto da primarie eccezionali che sfioravano i 3 milioni di votanti, non ha affatto dato i risultati attesi. Un eccesso di presenzialismo, che in alcuni momento e’ diventato vero e proprio narcisismo; scarsa tolleranza al dissenso interno che ha prodotto, almeno scissioni e migrazioni; e soprattutto un clima costante di campagna elettorale. Negazione dei problemi, enfatizzazione di micro-risultati positivi, strategie mutevoli e non sempre efficaci. Un’area come quella del Centro, alternativa al Pd e al M5S, non ha bisogno di giocarsi la sua identita’ sulla faccia di o sul nome di un leader: ha bisogno di presentare un modo diverso di fare politica, con una responsabilita’ diffusa in tutta la classe dirigente, con valori condivisi e stili politici diversi ma convergenti nelle priorita’ chiare del Paese, che sono: lavoro per i giovani e ripresa economica per famiglie ed aziende; tutela delle fasce piu’ fragili: anziani, oltre a cronicita’ e disabilita’. Rispetto per l’Europa e rispetto dall’Europa; capacita’ di accoglienza e senso della legalita’. Fatti e non parole”, conclude.





