Paola Binetti

“Solidarieta’ alla Boldrini. E’ la presidente della Camera dei Deputati, terza carica dello Stato, con un impegno politico che va oltre quello strettamente istituzionale. Due i suoi grandi ambiti di intervento positivo: la difesa e la promozione delle donne e i rifugiati, a cui spesso accosta anche i migranti per garantire loro il diritto alla vita, il diritto civile per antonomasia”. Lo dichiara in una nota Paola Binetti, deputata dell’Udc. “La sua linea politica e’ chiara e definita- continua- il suo endorsement a favore di Pisapia non lascia dubbi sulla sua futura collocazione politica in una sinistra alternativa al Pd. Donna di sinistra quindi, schierata dalla parte delle donne e dei migranti, considerati forse come categorie deboli e bisognose di una particolare tutela. Sempre elegante e misurata nei toni e nelle sue affermazioni, eppure cio’ nonostante e’ oggetto di una serie di insulti sul web, che sorprendono per la volgarita’ piu’ ancora che per la loro aggressivita’. La polemica del M5S in Aula, spesso particolarmente pungente quando si rivolge alla presidente, ha un evidente carattere strumentale, politico-mediatico e serve a dare visibilita’ al parlamentare di turno, ma non scade mai nella volgarita’ del web, che ha riscoperto i peggiori insulti sessisti, frutto di una mentalita’ machista, mai del tutto superata. Ed e’ per questo che la Boldrini merita tutta la nostra solidarieta’: come donna prima ancora che come presidente della Camera. Il rispetto alla carica e’ un fatto dovuto; il rispetto alla persona e’ un fatto voluto”.

“Ennesimo flop del governo in materia di giochi; un flop tutt’altro che casuale se si pensa al tentato blitz dell’ultimo giorno prima delle vacanze. E’ inutile, questo governo affronta il tema dell’azzardo a partire dal proprio tornaconto, che in gran parte finisce col coincidere con il tornaconto dei grandi concessionari. Non si arriva a 96 miliardi ed oltre… senza guadagnarci un po’ tutti: concessionari e gestori da un lato, ma anche il governo con il suo prelievo fiscale sempre piu’ corposo e consistente. Evidentemente con il gioco non si gioca, se questa diventa una delle attivita’ piu’ redditizie di una lobby potente a cui il governo assicura il suo appoggio. Perdono solo i giocatori, le loro famiglie e quella visione della politica che in un welfare di nuova concezione la sua forza e il suo stimolo principale. Ridicolo aiutare le persone dopo averle ridotte sul lastrico; drammatico speculare su vizi e debolezze della gente per consegnarli agli strozzini”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti, UDC. “Il 26 giugno del 2014, ossia oltre tre anni fa- racconta Binettti la commissione affari sociali approva all’unanimita’ un disegno di legge che affronta il problema gioco in chiave di prevenzione e di cura; dice no alla pubblicita’ selvaggia, ribadisce l’obbligo di curare i malati di gioco d’azzardo, istituisce un osservatorio, e finanzia tutto cio’ con i proventi stessi delle tasse intascate dal governo proprio con i giochi. Nessuna legge potrebbe vantare un finanziamento piu’ sicuro e dovuto. Ma il governo rifiuta l’approccio di tipo sociale e ostenta una vistosa simpatia per l’approccio che nasce in chiave economico-fiscale. Unico obiettivo da tutelare: il gettito fiscale non puo’ diminuire, anzi deve crescere ulteriormente. Mercoledi’ scorso, dopo estenuanti richieste, in commissione sociale si torna a parlare di giochi, ma immediatamente arrivano nuovo distinguo e nuove sottigliezze con il prevedibile di affossare per l’ennesima volta cio’ che una vastissima parte dell’opinione pubblica chiede a gran voce da anni. Molte promesse in liberta’ fino all’ennesimo flop di ieri in conferenza stato-regioni. Tutto rimandato a settembre. Sul gioco non si gioca e nessuno puo’ mettere mano ad un viluppo di interessi che ormai sfiora i 100 miliardi: sic!!! Questo governo ha fallito in pieno i suoi obiettivi migliori anche in questo campo; ma noi non ci rassegneremo, piu’ passano i giorni pero’, piu’ si avvicina la chiusura della legislatura, per cui si puo’ solo nella prossima tornata elettorale. Anche su questo il governo sta giocando d’azzardo…”

“Continua il caos vaccini e l’ondata di avversione verso il decreto con cui il Ministro Lorenzin ha inteso restituire una sicurezza in piu’ alla tutela della salute dei minori”.Lo afferma la parlamentare Paola Binetti (Udc), che aggiunge: “In realta’ il ministro con forte senso della responsabilita’ legato al ruolo specifico che attualmente svolge e davanti ad una serie di risultati problematici, legati al calo documentato delle vaccinazioni, ha semplicemente riportato l’orologio indietro di qualche anno. Siamo tornati prudentemente a quando vaccinarsi era normale e le scuole certificavano che i bambini all’atto dell’iscrizione possedevano regolare certificazione”. Aggiunge Binetti: “Oggi, nonostante la scienza rappresenti in molti campi il principale criterio di orientamento, si sta diffondendo una cultura alternativa, che rifiuta cio’ che e’ scientificamente documentato in nome di un ‘ritorno alla natura’ e alle cure fai da te”. E aggiunge: “L’opinione pubblica in questi giorni e’ monopolizzata da due grandi temi, apparentemente scollegati tra di loro. Da un lato l’obbligatorieta’ dei vaccini voluta dal ministro e vissuta come un attacco diretto alle liberta’ individuali, una imposizione dall’alto a cui si risponde con una ribellione organizzata e strumentale. Dall’altro i dati scientifici che invece parlano di riduzione dei casi la cui patologia e’ controllata dai vaccini, di una loro eventuale minor gravita’, se e quando si presentano,  e di un controllo molto piu’ concreto ed efficace quando si creano eventuali incidenti. Sembra che la conflittualita’ contrapponga i diritti della liberta’ individuale a quelli della verita’ scientifica”. Conclude Binetti: “Lo scontro tra i due diversi approcci puo’ diventare anche uno scontro tra ideologie: una ideologia che fa della liberta’ umana un assoluto, senza limiti, e una ideologia che fa della scienza l’unica verita’ accettabile nel nostro tempo. Nella polemica esplosa in questi giorni ci si dimentica troppo spesso che la nostra Costituzione, parlando della salute come di un diritto fondamentale dell’individuo sottolinea anche come sia interesse dell’intera collettivita’. Cio’ obbliga lo Stato a predisporre le misure necessarie per tutelare non solo il diritto dei cittadini nella loro singolarita’, ma anche il diritto dell’intera societa’, assumendosi la propria responsabilita’ come dovere specifico. A questa doppia logica rispondono le vaccinazioni: tutelare la salute individuale, considerata come parte integrante della salute pubblica e prendere le misure necessarie sul piano della prevenzione e della cura. E’ un peccato che nei confronto del decreto vaccini si stia scatenando una sorta di guerra ideologica. La storia della medicina mostra al di la’ di ogni ragionevole dubbio come vaccinarsi abbia pressoche’ cancellato la storia naturale di tante malattie legate all’infanzia, rendendo intere generazioni piu’ sane e piu’ forti. Sarebbe un peccato buttar via decenni di studi sulla prevenzione per un ennesimo pregiudizio antiscientifico, che mentre esalta la liberta’ di alcuni, compromette quella di molti altri…!”.

“A proposito di primarie: mentre si svolgono quelle del Pd, ormai consolidate come prassi e come rituali, anche la vasta area del centro con aperture a destra si interroga sul tema della leadership. Si resta tuttora sorpresi davanti alla polverizzazione con cui una importante classe politica, rappresentativa della maggioranza del Paese, ha reagito all’improvviso oscurarsi della leadership di persone come Berlusconi, Casini o Monti. Da ognuno dei soggetti politici da loro creati, sviluppati e portati alla attenzione delle cronache nazionali ed internazionali, sono scaturiti una miriade di partiti e partitini, ognuno con il suo leader di giornata, con una rappresentativita’ tutta da verificare e con sigle variabili, che fanno impazzire la stampa, che si vendica definendone la maggioranza sotto la voce: altri…”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti, Udc. “La domanda, la sfida che ieri sera Renzi lanciava a questo universo cosi’ variegato, e’ molto semplice: Ce la fara’ a fare primarie? A verificare chi potrebbe essere il leader designato dalla base a rappresentare tutti? Io credo che francamente non sia ne’ possibile ne’ conveniente. Le primarie di un ipotetico rassemblement, cosi’ vasto ed eterogeneo, non sono possibili, perche’ comunque non impegnerebbero la gente a sostenere successivamente un leader cosi’ designato alle elezioni. In un contesto cosi’ complesso serve un accordio collegiale, capace di definire con chiarezza responsabilita’ ed impegni di ognuno, prima ancora che pensare a spartirsi brandelli di potere, come accade in altri luoghi politici”, continua. “Lo stesso esperimento Renzi, sorto da primarie eccezionali che sfioravano i 3 milioni di votanti, non ha affatto dato i risultati attesi. Un eccesso di presenzialismo, che in alcuni momento e’ diventato vero e proprio narcisismo; scarsa tolleranza al dissenso interno che ha prodotto, almeno scissioni e migrazioni; e soprattutto un clima costante di campagna elettorale. Negazione dei problemi, enfatizzazione di micro-risultati positivi, strategie mutevoli e non sempre efficaci. Un’area come quella del Centro, alternativa al Pd e al M5S, non ha bisogno di giocarsi la sua identita’ sulla faccia di o sul nome di un leader: ha bisogno di presentare un modo diverso di fare politica, con una responsabilita’ diffusa in tutta la classe dirigente, con valori condivisi e stili politici diversi ma convergenti nelle priorita’ chiare del Paese, che sono: lavoro per i giovani e ripresa economica per famiglie ed aziende; tutela delle fasce piu’ fragili: anziani, oltre a cronicita’ e disabilita’. Rispetto per l’Europa e rispetto dall’Europa; capacita’ di accoglienza e senso della legalita’. Fatti e non parole”, conclude.

C’e’ un filo rosso, a volte sottile, ma altre volte cosi’ vistoso da non poter essere ignorato, che lega molte questioni che occupano da giorni le prime pagine dei giornali, lunghi servizi Tv e tutto il mondo dei social media. Sono questioni di etica, pubblica e privata, che in questa legislatura erano rimaste un po’ ai margini del dibattito politico-parlamentare e che ora sembrano essersi risvegliate tutte insieme. Ma la questione di etica pubblica che deve trovare la maggiore risonanza nel cuore e nella mente degli addetti alla politica e’ quella che riguarda la corruzione, dilagante, capillare, sfacciata, con una ricaduta economica a molti, moltissimi zeri. Una questione nei confronti della quale occorrerebbe prendere una posizione ferma e condivisa per mettere uno stop ad un vero e proprio cancro del nostro sistema sociale”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti, Udc. “Anche questa e’ una forma di eutanasia sociale, in cui si stanno rottamando valori e convinzioni; una malattia che cancella il merito e la sana competitivita’ tra le imprese; che arricchisce indebitamente la lunga catena dei faccendieri; che fa lievitare i costi della Pa al punto da rallentare i pagamenti con conseguenze ancor piu’ dannose. Ma sempre e comunque si tratta di questioni eticamente rilevanti, che confermano come nel nostro Paese, se non si riparte da li’, saranno sempre e solo false partenze”. Binetti continua:” Molte questioni in questi giorni hanno interpellato la nostra coscienza con le loro provocazioni specifiche, ma anche con il loro carico di dolore e di sofferenza; con la loro pretesa di trasformare i desideri in diritti sanciti dalla legge. Per ognuna di queste questioni, a prescindere dalla valutazione che ognuno puo’ darne in coscienza, c’e’ sempre un margine di comprensione e di condivisione per la vicenda umana che riportano e da cui e’ facile sentirsi toccati. Ma non puo’ esserci comprensione davanti alla corruzione, che brucia risorse preziose che dovrebbero essere messe a disposizione di gente che vuole essere curata. Ci sono disabili e malati cronici, persone che non ce la fanno ad affrontare i costi che una malattia lunga e debilitante comporta e che proprio per questo si sentono di peso alla propria famiglia, si deprimono, davanti al silenzio e alla inadeguatezza delle istituzioni. A tutti costoro un aumento reale di risorse investite anche per la cura degli aspetti sociali e non solo sanitari della loro patologia darebbe speranza e sollievo. Eppure lasciamo che la corruzioni bruci, anche in sanita’, risorse che potrebbero fare da farmacoterapia per tutti loro”.

“Tra l’attentato di Nizza e il fallito golpe in Turchia c’e’ una distanza piu’ apparente che reale. L’insoddisfazione generale tende ad esprimersi nella protesta violenta, che fa molte vittime, senza per altro assicurare nessuna risoluzione ai problemi pur gravissimi con cui ci si dovrebbe confrontare. Il terrorismo tenta una risposta, la peggiore possibile, ad un problema grave come quello della mancata integrazione, iniettando nella societa’ il virus della paura, o meglio del terrore”. Cosi il deputato Paola Binetti di Area popolare. “Il governo Erdogan non garantisce affatto quelle liberta’ di espressione, di movimento, di culto, che rappresentano il fondamento dei diritti umani. Non a caso tra le maggiori riserve rispetto all’entrata della Turchia in Europa c’e’ proprio il mancato rispetto di una lunga serie di diritti umani. Le persone hanno bisogno di esprimere liberamente il loro dissenso, senza dover ricorrere alla violenza omicida che colpisce vittime innocenti. Ma anche la libera espressione del proprio dissenso puo’ risultare sterile se non si ha la certezza di essere ascoltati e di trovare risposte che aprano al cambiamento. Il terrorismo in Europa trova con sempre maggiore fermezza una reazione condivisa a livello dei governi europei; ma gli immigrati non trovano nessuna risposta che offra soluzioni concrete agli immigrati di prima, seconda e terza generazione. Ormai sappiamo che le risposte piu’ scomposte arrivano sempre dagli immigrati di seconda generazione, parzialmente inseriti nella vita del Paese, magari con un lavoro professionale, ma scontenti, delusi ed amareggiati. Ed e’ a loro che l’Europa dovrebbe parlare; perche’ sono formalmente cittadini europei, ma conservano un animo ribelle, amareggiato, un vero e proprio spirito di vendetta che non ha dimenticato i torti, veri o presunti subiti. Il terrorismo si sconfigge anche pensando a loro, parlando con loro, coinvolgendoli nella gestione del Paese nell’interesse dei propri figli. Non ignorandoli mai nei processi decisionali che riguardano loro e noi! Hanno bisogno di una democrazia piu’ partecipativa e non solo rappresentativa”

Alla Camera audizioni congiunte delle commissioni Affari sociali e Giustizia, impegnate nelle indagini conoscitive in vista dell’approvazione della legge che stabilisce le disposizioni in materia di coltivazione, lavorazione e vendita della cannabis e dei suoi derivati. C’è un grande fermento di opinioni per le diverse posizioni dei deputati, tra chi intende liberalizzare l’uso di droghe per sottrarle al mercato nero e chi pensa a come fermarne l’uso tra i giovani. Tra gli interventi, Paola Binetti di Area popolare, ha detto: “Il vero problema sono i giovani e l’interpretazione che molti di loro daranno a una legge che legalizza non solo l’uso della cannabis, ma addirittura la sua coltivazione con la tecnica del fai da te”.