“Con le attuali leggi elettorali per la Camera e per il Senato non si avranno maggioranze omogenee: anzi, e’ garantita la disomogeneita’”. Lo dice Giuseppe Lauricella, docente di diritto costituzionale e deputato del Partito democratico. “Per formare e sostenere un governo occorrono maggioranze in entrambe le Camere e, per di piu’, omogenee. Monito questo ripetuto dal presidente della Repubblica e dalla Corte costituzionale nella sentenza dell’inizio di quest’anno. Ma cio’ che sembra sfuggire o, peggio, sembra essere tenuto “sottotraccia” e’ il fatto che tutti i quorum, previsti dalla legge letterale attualmente in vigore per il Senato, sono “su base regionale”. In altri termini, mentre il sistema vigente per la Camera prevede il 40% quale soglia minima perche’ una lista possa ottenere il premio di maggioranza e il 3%, quale soglia di sbarramento per l’accesso alla distribuzione dei seggi alla Camera, lo stesso non e’ per il Senato”, sottolinea Lauricella. Il deputato del Pd aggiunge: “Il sistema per l’elezione del Senato prevede tre soglie: “20, 8 e 3 per cento. Tutte su base regionale. Cio’ significa che si puo’ – qui si’ – presentare una coalizione che deve raggiungere il 20% regionale e all’interno della quale le liste devono ottenere almeno il 3%, sempre regionale. Inoltre, se una lista vuole presentarsi da sola, fuori dalle coalizioni, per ottenere seggi in Senato deve, invece, raggiungere l’8%, sempre su base regionale. Mi pare che guardando il sistema nel suo complesso bicamerale non si possa che affermare la certezza di un quadro non solo disomogeneo ma totalmente frastagliato, con un Senato in cui “liste regionali”, promosse da “cacicchi” locali, potrebbero divenire l’elemento determinate per le maggioranze e, al contempo, destabilizzante”. Non si puo’ scherzare in nome di meri calcoli di parte. La riforma elettorale e’ necessaria per la omogeneita’ delle maggioranze parlamentari e dunque per la stabilita’ del governo delle future legislature”.





