Giuseppe Lauricella

“Il passaggio sulla legge elettorale ha un significato molto piu’ profondo di quanto si vuol far apparire. Il tema non e’, siccome la questione di fiducia e’ una forzatura non voto la legge. Ma, invertendo l’ordine dei fattori, il tema e’, siccome il nostro obiettivo e’ dare al sistema una legge elettorale che risponda ad un equilibrio istituzionale e fondamentale per la credibilita’ delle istituzioni democratiche, la questione di fiducia interviene a renderne piu’ probabile l’approvazione. Diversamente, i 120 emendamenti a scrutinio segreto, presentati per provocare l’incidente in aula e far cadere la legge, ne avrebbero messo a rischio l’approvazione. E non ci possiamo piu’ permettere un altro passaggio a vuoto. Ne va della credibilita’ del parlamento e della politica”. Cosi’ il deputato Dem Giuseppe Lauricella, capogruppo in Giunta delle elezioni. “Qui non e’ in gioco l’elezione o la rielezione di questo o quello – spiega Giuseppe Lauricella – oppure la vittoria di una parte o di un’altra. E’ il momento di mettere da parte l’interesse politico personale o di partito e rispondere ad una sola esigenza: dare un sistema elettorale capace di produrre maggioranze omogenee e soprattutto dare una prova di credibilita’ istituzionale. A questo punto, se non passasse la legge non avremo semplicemente rinunciato all’ennesimo tentativo ma avremo assestato un colpo letale alla nostra credibilita’ istituzionale, con massimo gaudio di chi si alimenta screditando proprio le istituzioni. Ma a quel punto – conclude il deputato Dem – sarebbe lo stesso equilibrio democratico ad entrare in crisi”.

“Con le attuali leggi elettorali per la Camera e per il Senato non si avranno maggioranze omogenee: anzi, e’ garantita la disomogeneita’”. Lo dice Giuseppe Lauricella, docente di diritto costituzionale e deputato del Partito democratico. “Per formare e sostenere un governo occorrono maggioranze in entrambe le Camere e, per di piu’, omogenee. Monito questo ripetuto dal presidente della Repubblica e dalla Corte costituzionale nella sentenza dell’inizio di quest’anno. Ma cio’ che sembra sfuggire o, peggio, sembra essere tenuto “sottotraccia” e’ il fatto che tutti i quorum, previsti dalla legge letterale attualmente in vigore per il Senato, sono “su base regionale”. In altri termini, mentre il sistema vigente per la Camera prevede il 40% quale soglia minima perche’ una lista possa ottenere il premio di maggioranza e il 3%, quale soglia di sbarramento per l’accesso alla distribuzione dei seggi alla Camera, lo stesso non e’ per il Senato”, sottolinea Lauricella. Il deputato del Pd aggiunge: “Il sistema per l’elezione del Senato prevede tre soglie: “20, 8 e 3 per cento. Tutte su base regionale. Cio’ significa che si puo’ – qui si’ – presentare una coalizione che deve raggiungere il 20% regionale e all’interno della quale le liste devono ottenere almeno il 3%, sempre regionale. Inoltre, se una lista vuole presentarsi da sola, fuori dalle coalizioni, per ottenere seggi in Senato deve, invece, raggiungere l’8%, sempre su base regionale. Mi pare che guardando il sistema nel suo complesso bicamerale non si possa che affermare la certezza di un quadro non solo disomogeneo ma totalmente frastagliato, con un Senato in cui “liste regionali”, promosse da “cacicchi” locali, potrebbero divenire l’elemento determinate per le maggioranze e, al contempo, destabilizzante”. Non si puo’ scherzare in nome di meri calcoli di parte. La riforma elettorale e’ necessaria per la omogeneita’ delle maggioranze parlamentari e dunque per la stabilita’ del governo delle future legislature”.