Processione con inchino davanti a casa Riina. Corleone sotto i riflettori

Non si placano le polemiche per l’episodio dell’inchino della processione di San Giovanni Evangelista, che si é avuto a Corleone, davanti alla casa del boss Toto’ Riina, in via Scorsone 24, mentre sua moglie Ninetta Bagarella era affacciata al balcone. E’ l’ennesimo caso di processioni religiose sotto la regia oscura di proseliti di boss del paese in questione, nonostante le precauzioni e i controlli posti in essere dalle forze dell’ordine e le grida di protesta che provengono dalla Chiesa. Si tratta, con ogni evidenza, di situazioni che non si riesce a governare, e che dovrebbero testimoniare – da parte della mafia locale – il controllo del territorio e la commistione tra religiosità e potere mafioso. La Cassazione intanto, conferma la pericolosità sociale del Capo dei Capi, Riina, e la sua “capacità” di “mantenere i contatti con la cosca, a motivo della conferma del carcere duro per l’ex capo di Cosa Nostra. Queste le motivazioni con cui la Suprema Corte ha respinto il reclamo di Riina contro l’ordinanza del tribunale di sorveglianza di Roma, che il 18 aprile 2014 aveva convalidato il decreto del carcere duro emesso dal Guardasigilli il 26 novembre 2013: il decreto prorogava l’applicazione del 41 bis.

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