Approfondimento

La produzione di olio di oliva in Italia con appena 298 milioni di chili scende del 38% con effetti inevitabili sui prezzi per la corsa all’acquisto dell’olio nuovo. Lo sostiene la Coldiretti sulla base dei dati Ismea/Unaprol presentati alla Giornata nazionale dell’extravergine italiano al Mandela Forum di Firenze. olioL’andamento dell’Italia si riflette sulla produzione a livello mondiale con il crollo che si osserva anche in Grecia (-20%) e in Tunisia (-21%). In controtendenza la Turchia (+33%); la Spagna invece si conferma leader mondiale con una produzione di circa 1400 milioni di chili, in linea con l’anno scorso. I cambiamenti, per la Coldiretti, si faranno sentire sul carrello della spesa soprattutto in Italia dove i consumi di olio di oliva a persona sono attorno ai 9,2 chili all’anno. I prezzi alla borsa merci di Bari, la più rappresentativa a livello nazionale, hanno avuto un balzo nell’ultima settimana del 14% per l’extravergine rispetto all’inizio dell’anno. Secondo le previsioni Ismea/Unaprol l’Italia è il Paese secondo produttore mondiale nel 2016/17 con la Puglia come principale regione di produzione, seguita dalla Calabria. Fanalino di coda la Sicilia, a causa delle condizioni meteorologiche primaverili che hanno causato perdite in fioritura. Il calo produttivo nel Mezzogiorno è stimato al 39%, al centro del 29% e al nord di appena il 10%. “Con l’approvazione del piano olivicolo nazionale si è aperto un percorso di crescita sul quale fare leva per incrementare la produzione nazionale, sostenere attività di ricerca, stimolare il recupero varietale e la distintività a sostegno della competitività del settore”, ha detto il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Oggi, ha aggiunto Moncalvo: “l’Italia può contare su oltre 250 milioni di piante di ulivo su oltre un milione di ettari di terreno coltivato con il maggior numero di oli extravergine a denominazione (44) in Europa e sul più vasto patrimonio di varietà d’ulivo del mondo (395) che garantiscono un fatturato al consumo stimato in 3,2 miliardi di euro nel 2015”.

Cresce in Italia la richiesta di mutui ipotecari e surroghe. Ad agosto – rileva il Barometro Crif – “il numero delle domande di nuovi mutui ipotecari e surroghe da parte delle famiglie italiane ha fatto registrare un incremento del +11,5% rispetto al corrispondente mese del 2015”. crif Al contempo, però, c’è stata una contrazione dell’importo medio, che si è attestata a 121.918 euro, il valore più contenuto osservato nel 2016. Analizzando il numero di richieste nell’aggregato dei primi otto mesi dell’anno, si registra “un incremento pari a +12,2% rispetto allo stesso periodo del 2015, anche grazie al sostegno dei mutui di sostituzione”. Per gli importi, anche nel mese di agosto le richieste di mutuo si sono maggiormente concentrate nella classe compresa tra 100 e 150.000 euro, con una quota pari al 29,4% sul totale, seguita da quella al di sotto dei 75.000 euro (27,7%). Sono ancora i mutui di lunga durata quelli frequentemente richiesti dagli italiani. La classe compresa tra 16 e 20 anni risulta la preferita (23,8% del totale). Nel complesso i 2/3 delle richieste (67% del totale) prevedono una durata superiore ai 15 anni “a conferma della propensione delle famiglie italiane verso piani di rimborso che consentono di ridurre il peso della rata mensile sul reddito disponibile e sui risparmi”. Se guardiamo alla domanda di mutui in relazione all’età del richiedente, il Barometro Crif mette in evidenza “come anche nel mese di agosto si riscontri una maggior concentrazione nella fascia di età compresa tra i 35 e i 44 anni, con una quota pari al 36,0% del totale”. Il comportamento degli italiani emerge dall’analisi della variazione del numero delle domande di mutui ipotecari e surroghe contribuite in Eurisc, il sistema di informazioni creditizie di Crif, che raccoglie i dati relativi ad oltre 78 milioni di posizioni creditizie. (I dettagli nel comunicato Crif)

Per ricostruire le aree maggiormente colpite dal terremoto gli italiani hanno versato 145 miliardi e ne sono stati spesi meno della metà, circa 70 miliardi. erarioA sostenerlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre che ha calcolato, sulla base dei consumi annui di carburante, quanti soldi ha riscosso lo Stato con l’introduzione delle accise che avevano la finalità di finanziare la ricostruzione di 5 delle 7 aree devastate dal sisma: Valle del Belice, Friuli, Irpinia, Marche/Umbria, Molise/Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna.
“Dal 1970, primo anno in cui sono disponibili i dati sui consumi dei carburanti, al 2015 gli italiani hanno versato nelle casse dello Stato 145 miliardi di euro nominali (261 miliardi di euro se attualizzati)”, si legge nel comunicato Cgia. Se si guarda ad una stima del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, che indica in 70,4 miliardi di euro nominali (121,6 miliardi se attualizzati) il costo complessivo resosi necessario per ricostruire tutte le aree danneggiate, “possiamo dire – sostiene l’Ufficio studi – che in quasi 50 anni in entrambi i casi (sia in termini nominali sia con valori attualizzati) abbiamo versato più del doppio rispetto alle spese sostenute”. Solo i sismi dell’Aquila e dell’Emilia Romagna, presentano dei costi superiori a quanto fino ad ora è stato incassato.
“Ogni qual volta ci rechiamo presso un’area di servizio a fare il pieno alla nostra autovettura – sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – 11 centesimi di euro al litro ci vengono prelevati per finanziare la ricostruzione delle zone che sono state devastate negli ultimi decenni da questi eventi sismici. Con questa destinazione d’uso gli italiani continuano a versare all’erario circa 4 miliardi di euro all’anno”.
I disastri a cui sono seguiti l’aumento delle tasse sui carburanti sono 5 e sono segnalati con incassi e costi per la ricostruzione, secondo gli studi svolti dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri.
Valle del Belice (1968): dal 1970 fino al 2015 l’erario incassa 8,6 miliardi di euro nominali e la ricostruzione costa 2,2 miliardi di euro nominali. Friuli (1976): dal 1976 al 2015 il gettito è di 78,1 miliardi di euro nominali, la ricostruzione è di 4,7 miliardi di euro nominali. Irpinia (1980): l’erario riscuote 55,1 miliardi di euro nominali, la ricostruzione è di 23,5 miliardi di euro nominali.  Abruzzo (2009): A fronte di una spesa ipotizzata di 13,7 miliardi di euro nominali, lo Stato finora ha incassato 539 milioni di euro nominali. Emilia Romagna (2012): Stando ad una spesa per la ricostruzione ipotizzata attorno ai 13,3 miliardi di euro nominali, il gettito riscosso fino adesso con l’accisa sulla benzina e sul gasolio per autotrazione è di quasi 2,7 miliardi di euro nominali. (i dettagli  nel comunicato dell’Ufficio studi Cgia di Mestre)

Dopo il commercio, l’agricoltura è il settore più apprezzato dai giovani in cerca di lavoro. Quasi il 10% delle nuove imprese condotte da under 35 e nate nel secondo trimestre del 2016 opera in agricoltura. Emerge da una analisi della Coldiretti sui dati Unioncamere. giovani“Quasi 1 azienda agricola su 3 nate in questo periodo è condotta da giovani che – sottolinea l’associazione degli imprenditori agricoli – rappresentano una nuova generazione di contadini, allevatori, pescatori e pastori che costituiscono uno dei principali vettori di crescita del settore agroalimentare italiano grazie ad una capillare e rapida acquisizione dei processi innovativi”. Ma la novità è rappresentata dai nuovi ingressi, persone che provengono da altri settori o da diversi vissuti familiari. Secondo uno studio Coldiretti/Ixe’, tra le new entry giovanili nelle campagne, “la metà è laureata, il 57 per cento ha fatto innovazione, il 74 per cento è orgoglioso del lavoro fatto e il 78 per cento è piu’ contento di prima”. La scelta di diventare imprenditore agricolo è ben vista per il 57 per cento da genitori, parenti, compagni o amici. A 15 anni dall’approvazione delle legge di orientamento per l’agricoltura (legge 228/2001), oggi “il 70 per cento delle imprese under 35 opera in attività che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche alle attività ricreative come la cura dell’orto e i corsi di cucina in campagna, l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini, strade, l’agribenessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili”. Nel 2016 i ragazzi italiani sotto i 35 anni che hanno scelto di lavorare in agricoltura sono aumentati del 12% a fronte di un incremento in tutti i settori del lavoro giovanile pari all’1%. Un dato rilevato dalla prima analisi “Lavoro giovanile in agricoltura nel 2016”, effettuata da Coldiretti su dati Istat relativi al primo trimestre e diffusa in occasione dell’accordo tra ministero del Lavoro, Coldiretti e Google su “Crescere in digitale”. Nelle campagne l’aumento dei giovani lavoratori agricoli si riscontra sia sugli occupati dipendenti (+15% rispetto allo stesso periodo del 2015), sia su quelli indipendenti (+9%). L’incremento è maggiore tra i ragazzi (+16%), le ragazze (+5%).  (immagine:giovanimpresa.coldiretti.it)

L’Italia si impegna contro gli sprechi alimentari. Cibo commestibile che finisce nella spazzatura, “5 milioni di tonnellate l’anno”, osserva la Cia-Agricoltori, nel salutare la legge approvata dal Senato il 2 agosto. Numeri alti, anche se “dal 2008 ad oggi le cifre dello spreco si sono ridotte del 30%”.

sprechiRecuperare più prodotti e aumentare la donazione di eccedenze alimentari da destinare con priorità agli indigenti è uno degli obiettivi principali della legge per la limitazione degli sprechi alimentari. Importante anche il recupero dei prodotti farmaceutici per la solidarietà sociale nell’impianto legislativo che mira anche a valorizzare l’ambiente e ad una cultura contro lo spreco. La legge è stata presentata dal governo italiano all’Expo 2015 ed è “una traduzione in fatti dei principi della Carta di Milano”, ha commentato Maurizio Martina, ministro per le Politiche agricole, ricordando che all’Italia gli sprechi costano “12 miliardi”. Per ‘eccedenze alimentari’ si intendono quei prodotti che, fermo restando i requisiti di igiene e sicurezza, restano invenduti. Nella categoria dello ‘spreco alimentare’ rientrano i prodotti alimentari, agricoli e agro-alimentari, ancora commestibili, scartati per ragioni commerciali o perche’ vicini alla data di scadenza. Il ministero della Salute emanerà le linee guida per le mense scolastiche, aziendali, ospedaliere e sociali.

E se tutto sembra funzionare sulla carta, c’è ancora poca cultura contro lo spreco. Piu’ di un italiano su tre quando esce dal ristorante si porta via la ‘doggy bag’, ma il 22% ritiene invece che sia volgare o si vergogna a richiederla.  Abitudini che emergono dall’indagine Coldiretti/Ixe’ sui comportamenti alimentari degli italiani nell’estate 2016. “Chiedere di portare a casa il cibo avanzato quando si va a mangiare fuori è un comportamento molto diffuso in altri Paesi a partire dagli Stati Uniti”, sostiene Coldiretti. Per promuovere la cultura anti-spreco alla fiera millenaria di Mantova, l’8 settembre, Coldiretti presenterà la ‘Agribag’, un sacchetto con cui portare a casa gli avanzi del pranzo o della cena fatta nell’agriturismo. “In media – osserva l’associazione – ogni italiano ha buttato nel bidone della spazzatura ben 76 chili di prodotti alimentari durante l’anno. Una situazione che sta migliorando tra le mura domestiche dove sei cittadini su dieci hanno diminuito o annullato gli sprechi” per una maggiore attenzione al cibo e alla dispensa. Tra altre iniziative, l’associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi), suggerisce consigli pratici per fare la spesa e lancia la ‘Marcia per la pace alimentare’, in programma a Gubbio il 3 settembre. In occasione delle Olimpiadi, in Brasile è stato aperto il  “RefettoRio”, una struttura creata per servire i pasti gratuiti ai più bisognosi preparati dai grandi chef con le eccedenze alimentari del villaggio olimpico. Iniziativa contro lo spreco che è stata lanciata già l’anno scorso all’Expo di Milano, in quella occasione con il Refettorio Ambrosiano.
Giovanna Naccari  @gionaccari

Per i mutui l’incidenza più elevata è dei friulani. Per i prestiti personali in cima alla classifica c’è il Molise. Calabria e Puglia sono in vetta per l’acquisto di beni e servizi. In Italia quasi un terzo della popolazione maggiorenne ha un finanziamento e paga rate mensili in media pari a 300 euro. Lo rileva uno studio condotto da Mister Credit, area di Crif, secondo il quale “il 34,0% del totale dellarate popolazione maggiorenne, ha almeno un contratto di credito rateale attivo e, a livello pro-capite, mensilmente rimborsa rate per un importo pari a 362 euro”. Inoltre, i soggetti mediamente hanno “un indebitamento residuo”, inteso come somma degli importi pro-capite ancora da rimborsare per estinguere i contratti, “pari a 34.253 euro”. Lo studio sull’utilizzo del credito da parte degli italiani è stato condotto nei primi 5 mesi del 2016. Tra le forme di finanziamento più diffuse risultano al primo posto i prestiti per l’acquisto di beni e servizi quali auto, moto, elettronica ed elettrodomestici, arredamento, viaggi e varie (43,4% sul totale). I prestiti personali hanno una incidenza pari al 34,5% sul totale. I mutui per acquisto di abitazioni hanno una incidenza del 22,1% sul totale. Varia da regione a regione la popolazione con un rapporto di credito attivo. Al primo posto si colloca la Toscana (39,2%), seguita da Friuli-Venezia Giulia (36,7%), Lazio e Sardegna (entrambe con il 36% della popolazione) e Lombardia (35,7%). Il Trentino Alto Adige è la regione in cui soltanto il 16,9% della popolazione ha un rapporto di credito attivo.
Per i mutui l’incidenza più elevata è quella dei friulani, con il 30,9% del totale, seguiti dai lombardi (27,2%) e dagli emiliani (26,7%.) Agli ultimi posti si collocano Sardegna, Calabria e Campania, “rispettivamente con il 13,4%, il 14,6% e il 15,8% del totale”.
Per i prestiti personali, l’incidenza più elevata è in Molise (40,5%), mentre per i prestiti per l’acquisto di beni e servizi sono Calabria e Puglia le regioni con la più elevata incidenza (rispettivamente 50,6% e 49,9% del totale).
La provincia italiana con l’indebitamento medio più elevato è Milano, con 52.301 euro, seguita da Roma, con quasi 49.000 euro di debito residuo. Reggio Calabria è l’unica in Italia al di sotto dei 20.000 euro (19.665 euro); Agrigento e Medio Campidano superano di poco la soglia dei 20.000 euro. Spiega Beatrice Rubini, direttore della linea MisterCredit di Crif: “Abbiamo realizzato la Mappa del Credito per dare ai consumatori uno strumento utile a capire come cambia l’utilizzo del credito in Italia a seconda delle aree geografiche”. E aggiunge: “L’obiettivo è anche dare la possibilità di confrontare il proprio indebitamento rispetto alla realtà in cui vive, posto che la gestione del credito è, per natura, personale rispetto al proprio reddito, alle proprie esigenze e prospettive”.

L’opera dell’architetto Le Corbusier e’ stata inserita dall’Unesco nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità. Ad annunciarlo in un tweet è stato l’organismo Onu per Scienza, Educazione e Cultura per “l’approccio innovativo che ha influenzato profondamente il XX secolo, cercando di rispondere alle esigenze della societa’ moderna”. Le Corbusier
Diciassette le opere classificate, di cui dieci si trovano in Francia. Architetto, pittore e scultore franco-svizzero Le Corbusier, pseudonimo di Charles-Edouard Jeanneret, è nato a La Chaux-de-Fonds, in Svizzera, nel 1887, naturalizzato francese negli anni Trenta e morto a Roquebrune-Cap-Martin, in Costa Azzurra, nel 1965. E’ considerato il piu’ influente rappresentante del Movimento Moderno e padre dell’urbanistica contemporanea. I suoi lavori si trovano in sette paesi: Francia, Svizzera, Belgio, Germania, Argentina, Giappone e India. Tra le opere inserite nella lista Unesco: la Cite’ radieuse di Marsiglia, quartiere esposto al sole sia a ovest sia a est, ideato con una scuola, sale comuni e un sistema di interfono per parlare gratis tra i condomini. E poi Villa Savoye a Poissy, esempio di cubismo architettonico, il Museo nazionale d’arte occidentale a Tokyo e anche La Plata, residenza privata argentina commissionata dal chirurgo Pedro Curutchet.
Il comitato Unesco si è riunito a Istanbul per valutare l’inserimento di altri 27 siti nella lista del Patrimonio dell’umanita’. Sono stati inclusi in questi giorni il Complesso di Pampulha di Oscar Niemeyer, architetto brasiliano che ha progettato alcuni dei più famosi edifici modernisti del Ventesimo secolo ed ha lavorato con Le Corbusier; i cantieri navali di eta’ georgiana e gli scavi archeologici di Antigua, il parco nazionale di Khangchendzonga (India).
La lista del Patrimonio Mondiale include finora 1052 siti presenti in 165 Paesi. Attualmente l’Italia è la nazione che detiene il maggior numero di siti (51) inseriti nella lista dei Patrimoni dell’Umanità.  (foto: Villa Savoye, a Poissy, Francia. Kyodo/AP Images)

Il 25 luglio la  proposta di legge  3235 sulla legalizzazione della coltivazione, lavorazione e vendita della cannabis arriverà in Aula alla Camera. Il testo è sottoscritto da 300 parlamentari dell’intergruppo ‘Cannabis legale’ coordinato dal senatore Benedetto Della Vedova.
Riccardo Magi, segretario dei Radicali italiani, oggi sul Manifesto ricorda che dopo “decenni di battaglie antiproibizioniste” il tema è “quasi a portata di mano”. Ma è un argomento complesso che vede posizioni contrastanti all’interno dei partiti e anche nella maggioranza. cannabis
Il consumo di cannabis interessa 4 milioni di italiani e 184 milioni di persone al mondo. Scrive Magi: “la legalizzazione della cannabis” e in particolare la “decriminalizzaizone dell’uso di tutte le droghe è un tema sociale, il più acuto nel nostro Paese”. E cita alcuni costi: quelli del ‘proibizionismo’ tra i 5,5 e gli 8,5 miliardi all’anno, e la spesa sanitaria, sociale e di giustizia pari a 2 miliardi, tra operazioni di polizia e tribunali.
E mentre i radicali raccolgono firme per una legge popolare ancora più avanti dello schema presentato dall’intergruppo, Magi dedica questo impegno al leader Marco Pannella, ricordando che oggi “sono quasi 17mila i detenuti reclusi a causa dell’art. 73 del Testo unico sulle droghe, che punisce la produzione di traffico e la detenzione di sostanze stupefacenti” e che si tratta del “32% della popolazione penitenziaria” e di quasi tutti “giovani, giovanissimi”.
Il testo che andrà al voto, primo firmatario Roberto Giachetti (Pd), consente il consumo per i maggiorenni con un tetto di 5 grammi e vieta il piccolo spaccio. E’ permessa la vendita ai privati e l’autocoltivazione, in specifiche forme, dietro comunicazione e autorizzazione dei monopoli. Consentita la detenzione di cannabis e dei suoi derivati per uso personale a scopo terapeutico, previa prescrizione medica.
L’approdo della legge in Aula era previsto a fine giugno, ma le commissioni Affari sociali e Giustizia hanno chiesto più tempo per le audizioni. “Se si arrivasse a una disciplina unitaria sarebbe molto meglio. Basterebbe una norma unica per ricomprendere tutti i tipi di situazioni, con pene da 6 mesi a 20 anni”, ha detto Andrea Padalino, sostituto procuratore al Tribunale di Torino, nell’audizione di giugno alle commissioni riunite Giustizia e Affari sociali.
Gianpaolo Grassi, primo ricercatore del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, ha invitato a riflettere nel corso del suo intervento sui minori che, secondo lui, per curiosità potrebbero seguire il familiare nel caso dovesse coltivare la canapa medica.
Tra le personalità ascoltate in audizione a giugno anche Raffaele Giorgetti, professore di medicina legale all’Universita’ Politecnica delle Marche. “Non esistono casi di intossicazione acuta mortale da cannabis”, ha affermato”, specificando che “la cannabis in se’ non produce il decesso ma e’ una sostanza pericolosa per la quale dobbiamo mantenere, soprattutto in il riferimento alle attivita’ in cui bisogna operare in sicurezza, un certo grado di attenzione. Il riferimento in particolare alla guida di veicoli a motore”.
Sulla bozza è intervenuta Beatrice Lorenzin, ministro della Salute. “Io sono contraria e non è una novità”, ha affermato in una intervista a Il Mattino. Intanto la proposta di legge è in calendario il 25 luglio e dal giorno seguente si inizia a votare.
Giovanna Naccari @gionaccari

Con Brexit gli anziani hanno deciso il futuro dei giovani. E forse c’è già qualche pentito, visto che sui social dopo #Brexit oggi impazza #Regrexit. Come si è arrivati a isolare da una globalità – prima che economica, culturale e sociale – una generazione di studenti, lavoratori e nativi digitali, i cosiddetti Millennials, abituati all’integrazione e al movimento, lo spiega Beppe Severgnini sul Corriere della Sera a poche ore dall’uscita della Gran Bretagna dall’Ue.

MillennialsAl referendum del 23 giugno: “Tra gli inglesi con più di 65 anni solo il 40% ha votato per restare nell’Unione europea – scrive l’editorialista del Corsera – tra i votanti fino ai 34 anni la percentuale sale al 62%. Tra ragazzi tra 18 e 24 anni, quelli favorevoli all’Europa sono il 73%. I nonni hanno deciso il futuro dei nipoti”, scrive il giornalista profondo conoscitore del Regno Unito, anche per le esperienze giovanili oltre che professionali. E adesso: “La città più internazionale d’Europa costretta a cambiare rotta. La nuova destinazione l’ha decisa la Decrepita Alleanza. E nessuno sa bene qual è”.
Cosa potrebbe accadere? “I ragazzi inglesi – continua Severgnini – per capire le proprie possibilità di studio e movimento dovranno capire quali condizioni verranno imposte al Regno Unito dall’Unione Europea”. Questa la fotografia: “In questo Paese i giovani sono abituati a viaggiare, vivere e lavorare dovunque: grazie all’inglese, ai percorsi accademici, ad una lodevole predisposizione all’esplorazione. Per loro tutto diventerà più difficile, se non impossibile (pensate al programma Erasmus).
E l’ansia in queste ore attraversa anche i ragazzi italiani e di altri Paesi che a Londra vanno per studio o per lavoro. Intanto dall’Italia è Stefania Giannini che su Twitter prova ad alleggerire il timore per il futuro: “L’#Europa dell’#Erasmus e della conoscenza non si ferma con la #Brexit. Ora più Europa, quella dei giovani”, annuncia il ministro dell’Istruzione.
Ma il tema del dopo Brexit è anche il pentimento. Che si materializza attraverso i social, con i cittadini britannici che già fanno ammenda sul voto. Media e soprattutto Twitter e Facebook sono invasi dall’hashtag #Regrexit (ovvero pentiti Brexit). Alla Bbc ha detto di essere “scioccato”, un uomo dentificato come Adam, spiegando di avere votato per lasciare l’Ue soltanto perché “non credevo che il mio voto avrebbe contato così tanto, pensavo che saremmo rimasti”. C’è intanto una petizione lanciata per chiedere un nuovo referendum sulla Brexit, che ha già raccolto oltre 866mila sottoscrizioni, come riporta l’agenzia Askanews. “Ne bastano 100mila per ottenere un dibattito parlamentare”.
Giovanna Naccari  @gionaccari

Millennials: può sembrare il titolo di una serie televisiva di fantascienza. In realtà i Millennials, o Generazione Y, stanno in mezzo a noi e sono i giovani nati tra il 1980 e il 2000. Il mondo della tecnologia li conosce bene e loro conoscono la tecnologia. Sempre su Internet e con lo smartphone in mano, non sognano il posto fisso perché non c’è più. Sono figli di un mondo in crisi e forse per questo sono più aperti al nuovo con curiosità e determinazione. Un fattore che in molti casi si rivela la strada giusta per l’affermazione personale e professionale. I Millennials usano il web per orientarsi sui consumi. Se ne sono accorte banche, aziende e li corteggia la moda. Affermano due innovatori come Dolce e Gabbana: ‘Sono loro il nuovo star system’.  dolce e gabbanaI due stilisti hanno invitato ad una loro sfilata le giovani star di YouTube, iniziativa apprezzata dal pubblico giovanile che è andato in delirio per Cameron Dallas, 21enne, con i suoi 4.7 milioni di followers su YouTube, 9.4 milioni su Vine e 12.3 milioni su Instagram. Dolce e Gabbana sostengono da sempre l’importanza di “affacciarsi a un mondo nuovo senza pregiudizi”. E questo è un mondo che, conoscendo la rete, è in grado di influenzare in pochi secondi migliaia, milioni di coetanei. Negli Stati Uniti un quarto della popolazione è costituito da Millennials. Sul sito web Nielsen, un articolo del 24 settembre scorso, a firma di Nina Macali, segnala una ricerca che rileva in Italia oltre 11 milioni di giovani appartenenti a questa generazione. Sono “esigenti, tecnologicamente evoluti, informati e con un buon potere d’acquisto”. Secondo la ricerca “Discovering Millennials” realizzata da Nielsen per Yahoo, il 55% della categoria vive in casa con i genitori, ma lo fa per avere un tenore di vita più o per non occuparsi della casa. Per il 79% degli intervistati è importante che un’azienda innovi costantemente il proprio prodotto. Per gli acquisti, l’81% dei nativi digitali trova Internet una risorsa fondamentale per orientare le proprie scelte. Nel Regno Unito i giovani dai 18 ai 34 anni rappresentano un terzo della spesa totale in vino. Secondo il report di ‘Wine Intelligence UK Portraits 2016’, pubblicato ad aprile, la categoria dei nativi digitali ha incrementato la quota di spesa dal 24% del 2013 all’attuale 31%. I Millennials cambiano abitazione, occupazione, preferenze di acquisto con facilità rispetto ad altre generazioni. Creativi, produttori e aziende dovranno tenere conto anche di questo per trovare soluzioni da offrire al nuovo modello di vita che avanza.

Giovanna Naccari
@gionaccari