Berlusconi

“Sono in molti, alcuni in buona fede e con argomenti rispettabilissimi, a rimpiangere la fine del bipolarismo e a temere l’avvento di una nuova stagione, con il ritorno al sistema proporzionale. Le analisi dei politologi sono utili, ma non offrono una risposta al problema. Per farlo, occorre partire da un dato di fatto: l’Italia non e’ bipolare, per scelta degli elettori italiani. Per la verita’ non lo e’ mai stata (a parte un breve periodo, all’epoca della Destra storica, subito vanificato dal trasformismo) se non come effetto della nostra discesa in campo nel 1994. Mi capita spesso di dire – per paradosso, ma non solo – che mi rimprovero solo una colpa, da quando sono sceso in politica: non aver saputo convincere il 51% degli italiani a darmi il voto. Allora si’ che avremmo avuto un vero bipolarismo”. Lo scrive il Presidente Berlusconi sul primo numero della rivista mensile su carta dell’Opinione (quotidiano online per l’area del centrodestra diretto da Arturo Diaconale), che verra’ presentato domani alle 13 al Senato, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani.

“Silvio Berlusconi ha i titoli per promuovere un arco nazionale, che fermi la corsa suicida dell’Italia verso il governo Grillo. Silvio faccia come nel ’94, allei, suo tramite, destra e sinistra, lo schema ormai è politica contro antipolitica”. Lo afferma il deputato di FI e segretario nazionale di Rivoluzione Cristiana Gianfranco Rotondi.

“Sentire dire a Berlusconi che bisogna fare attenzione alla paura del populismo mi fa sorridere: il primo in Italia a essere stato definito populista e’ lui. Per storia trovo innaturale il suo posizionamento in Europa e vederlo andare a braccetto con la Merkel e Sarkozy: parliamo di gente perfettamente inserita nelle dinamiche fallimentari di governo di questa Europa e in certi casi di persone che addirittura hanno brigato contro di lui”. Cosi’ il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che, in una intervista a Rainews, aggiunge “Penso anche che a differenza di quanto accade nel resto dell’Occidente, da noi i cosiddetti ‘populismo’ e ‘popolarismo’ possano trovare una sintesi”. Sulla “Severino legge ad personam? – aggiunge Meloni – Oggi pare essere cosi’ ma io penso e spero che Berlusconi possa tornare a fare politica nel pieno delle sue possibilita’. Quello della leadership pero’ e’ un altro tema: io mi auguro proprio che possa fare politica bene perche’ in questo modo potremo misurarci con lui a 360 gradi. Aiutare ma non guidare? Certo, contribuire ma non pretendere di decidere”.

“Non appena la Corte europea dei diritti dell’uomo si sara’ pronunciata, Silvio Berlusconi dovra’ tornare a sedere in Senato. Non e’ possibile continuare a vedere l’ex premier escluso dalla politica diretta a causa della legge Severino che resta applicata solo al suo caso e che ieri ha esalato il suo ultimo respiro. Berlusconi ha tutto il diritto a tornare fra gli scranni di palazzo Madama e lo deve fare quanto prima”. Cosi’ Simone Furlan membro ufficio presidenza Forza Italia.

Tutti alla corte del deputato del Pd, Giacomo Portas, detentore del simbolo e del nome ‘Moderati, registrato anni fa. L’ultimo in ordine di tempo ad evocarlo é stato Angelino Alfano, e prima di lui Silvio Berlusconi. Ma il parlamentare dice no. In una intervista a Il Tempo e a Il Fatto Quotidiano, ribadisce che il suo movimento ‘I Moderati’ registrato nel 2005, può gravitare solo nell’area di centrosinistra. ‘Alfano abbandoni  Salvini e il centrodestra anche nei Comuni e nelle regioni -spiega Portas -, e si dimostri un vero moderato di centrosinistra: solo a queste condizioni potremmo varare un progetto comune’. Tutto questo per dire che i vari gruppi che si muovono al Centro e che usano la parola ‘moderati’ in ogni frase o dichiarazione politica, non potranno dare vita ad un partito con questo logo e con questo nome. E i simboli, i nomi, nonché i brand in politica contano eccome.

“Mi auguro che Berlusconi resti al Milan perché mi piacerebbe che le grandi squadre restassero ai grandi imprenditori italiani, spero resti anche Galliani. Sono affezionatissimo alla società dove ho vissuto una carriera incredibile, ce l’ho nel cuore”. Parla così delle vicissitudini societarie dei rossoneri in merito alla cessione alla cordata cinese l’ex direttore sportivo del Milan, Ariedo Braida. Da dirigente del Barcellona, Braida, ospite di ‘Radio anch’io Sport’ su Rai Radio1, parla dell’attaccante Gerard Deulofeu oggi al Milan con la formula del prestito dall’Everton, in passato giocatore del Barca: “Penso che sia un buonissimo calciatore, lo sta dimostrando, da noi ha fatto le giovanili dimostrando qualità anche se non era poi riuscito ad esplodere. Vedremo, è presto dire se tornerà, mancano molti mesi alla fine del campionato”.

La Cassazione ha respinto il ricorso di Silvio Berlusconi contro il settimanale britannico ‘The Economist’ per l’articolo pubblicato il 26 aprile 2001 nel quale si esprimeva un giudizio negativo sulla idoneita’ del leader del centrodestra a rivestire il ruolo di primo ministro. Per i giudici l’articolo non era diffamatorio , ma è stato correttamente esercitato il diritto di critica giornalistica. Confermato il ‘proscioglimento’ di Economist deciso nel 2012 in appello a Milano.
Per aver ripreso l’articolo dell’ ‘Economist’ era stato denunciato anche il gruppo l’Espresso. Anche in questo caso la vicenda giudiziaria si era conclusa con l’esclusione della diffamazione per l’articolo pubblicato dal quotidiano La Repubblica il 27 aprile del 2001.
Per i legali di Berlusconi erano veri solo i fatti che riguardavano le “numerose inchieste penali” alle quali Berlusconi era stato sottoposto in quegli anni, mentre non erano veri i fatti che riferivano dell’oscurita’ della provenienza dei suoi capitali e l’esistenza di legami con la mafia. La Cassazione ha replicato che “costituisce esercizio di critica politica, in questo caso svolto da un settimanale di riflessione sui principali accadimenti economici e politici sia interni che internazionali, l’esposizione di fatti in parte ormai storici, in parte aventi comunque gia’ una pubblica diffusione e tali da incidere sulla reputazione pubblica di un soggetto avente ampie aspirazioni politiche (come tali di sicuro interesse pubblico), e di altri fatti dei quali seppur il periodico non sveli la fonte di apprendimento ne indichi la ricostruibilita’ (in particolare, le copie dei verbali contenenti un interrogatorio)”. I supremi giudici proseguono aggiungendo che rientra nel diritto di critica giornalistica e costituisce esercizio di critica politica quando un articolo, come quello dell’ ‘Economist’, “non si limiti a rassegnare i fatti ma li utilizzi come elementi sulla base dei quali complessivamente considerati (per la loro pluralita’, la loro gravita’, per il fatto di non essere episodi isolati ma al contrario di caratterizzare tutto il percorso politico e pubblico della persona in questione) costruire una valutazione, tutta politica, di inadeguatezza del soggetto politico obiettivamente coinvolto a vario titolo in quella sequela di fatti a candidarsi alla guida di un Paese”. Berlusconi e’ stato anche condannato a versare 10 mila euro per le spese di giudizio sostenute in Cassazione dal settimanale britannico. (Fonte Ansa)

“La ricomposizione del Popolo della Libertà, in termini ovviamente riveduti e corretti, costituisce di per sé motivo di attrazione per i molti che sono resi insicuri tanto dal radicalismo confuso e gridato quanto dal moderatismo pasticciato e ansiogeno di Renzi”. Lo dichiara il Presidente della Commissione lavoro del Senato Maurizio Sacconi, che aggiunge: “Area Popolare deve orientarsi ad andare là dove la porta il suo cuore antico. Berlusconi rimane il possibile collante di un largo schieramento inclusivo e la garanzia di politiche tendenti a liberare la vitalità italiana. Area Popolare dovrà circoscrivere il senso della sua partecipazione al Governo e concorrere a definire le linee programmatiche liberalpopolari. Ogni ipotesi alternativa a sinistra sarebbe suicida e darebbe luogo ad insanabili rotture”.

“Renzi è il leader del suo partito. Non c’è nulla di strano nel fatto che, se vince le elezioni, guidi il governo”. Lo afferma Silvio Berlusconi in un’intervista al Foglio, rispondendo ad un quesito sulla possibilità di rivedere l’ex premier Matteo Renzi a palazzo Chigi. “Naturalmente deve essere in grado di raccogliere una maggioranza nel Pd e in Parlamento”, dichiara Berlusconi.

 

Nel giorno in cui il suo movimento ‘Energie per l’Italia’ discute del futuro della Capitale, in un incontro romano con esponenti locali di Forza Italia e all’interno di un tour per l’Italia, Stefano Parisi a ‘Rmc news’ anticipa il progetto per un’area popolare e moderata in Italia. “Il mio lavoro non è quello di sostituire Silvio Berlusconi, che è insostituibile. Ma il centro-destra ha perso 10 milioni di voti, e il rischio è quello di consegnare il paese a Grillo. Bisogna aggiornare i programmi e riconquistare la fiducia degli Italiani: lo si fa con un lavoro comune, come generare un soggetto politico nuovo (il suo, n.d.r.) e nel contempo consolidare il voto di Forza Italia”. Su Roma aggiunge: “Bisogna ripartire dalla costruzione di una unità del centro-destra: con un candidato unico, oggi non avremmo avuto un sindaco inesperto e improprio per il futuro”. Su governo e voto spiega: “Gentiloni sta raccogliendo i problemi dei disastri fatti dalla politica dissennata di Renzi. Bisogna votare presto, ma con una riforma buona: ci vuole un esecutivo forte, per un Paese da ricostruire con un mandato popolare chiaro, di lungo periodo. Mi auguro che si faccia una legge elettorale che duri per 100 anni: spero nel senso di responsabilità dei politici, che non è tanto”. E infine su Tajani. “Dopo la sua elezione a presidente dell’Europarlamento, gli ho fatto gli auguri. Gli Italiani hanno posizioni cruciali nelle istituzioni continentali (Draghi, Tajani). Credo che un ruolo italiano più forte genererà innovazione, in un’Europa sempre più defilata”.