Bersani

“Si guarda a noi come quelli che rompiamo e indeboliamo il centrosinistra: no, noi siamo quelli che vanno a raccogliere un po’ di forze per il centrosinistra, per un centrosinistra che possa definirsi tale”. Lo ha affermato Pierluigi Bersani, deputato di Mdp, o a Firenze durante la festa provinciale del movimento. Bersani ha risposto ai cronisti che gli chiedevano un commento sulle dichiarazioni di ieri di Roberto Giachetti, il quale aveva detto che obiettivo di Mdp e’ far perdere il Pd ed il centrosinistra in Sicilia. “Tutti questi commentatori – ha proseguito – vogliono chiedersi come mai da tre anni il centrosinistra perde dappertutto? Il pericolo della destra e’ gia’ avvenuto, ed eravamo tutti assieme. Io ho sostenuto Giachetti, sono andato a fare i comizi per Giachetti, sono andato a La Spezia, sono andato a Genova, eravamo a Sesto San Giovanni e a Budrio. Perche’ la gente testardamente non va a votare? Ci sara’ un problema? Vogliamo guardarlo questo problema?”.

“Non c’e’ nessuna discussione fra noi, ne’ fra noi e Pisapia. Noi siamo nati come movimento per promuovere una cosa piu’ grande. Campo progressista e’ nato come movimento per promuovere una cosa piu’ grande. Non facciamo un cartello elettorale: stiamo percorrendo una strada che ci porta a un nuovo soggetto politico: progressista, plurale, saldamente di centrosinistra, con un programma di centrosinistra che parlera’ di lavoro, sanita’, di pulizia morale…”. Cosi’ Pier Luigi Bersani sintetizza a Repubblica.it il progetto messo in campo da Articolo 1-Mdp e da Campo progressista. Alle elezioni ci sara’ una “lista unica che dira’ che non siamo solo una lista, ma stiamo avviandoci verso la costruzione di una forza politica progressista, aperta, plurale, saldamente di centrosinistra. Quando avverra’? Non ho l’orologio. Ma so che lo stiamo costruendo aprendoci, senza gelosie e solitudini”. Quanto al rapporto con Massimo D’Alema, Bersani taglia corto: “Io imparo dai giornali cosa ho fatto con D’Alema. Dopo di che bastava sentirlo D’Alema, la pensiamo esattamente alla stessa maniera”.

Pisapia, Bersani e D’Alema ci riprovano: non contenti della sconfitta maturata dentro il Pd, provano, adesso che ne sono fuori in seguito al successo di Matteo Renzi, riconfermato segretario, a trovare spazio per la loro idea di sinistra con un nuovo progetto denominato ‘Insieme’. Si, certo, le anime della sinistra sono tante ed é giusto dare voce e rappresentanza ad ognuna di esse. L’unità della sinistra, del resto, é sempre stata una chimera e le divisioni, invece, una costante storica. Separazioni, diaspore, aventini e fuoriuscite appartengono storicamente alla sinistra. L’obiettivo di Pisapia & company é quello di riunificare gli scontenti del Pd – che ci sono e che sono tanti – e che negli anni di imperio di Renzi hanno preferito starsene a casa, o votare M5S o altri partiti. Renzi, é vero, ha spostato l’asse della sua politica al Centro. Rimane scoperto uno spazio a sinistra e in politica c’é sempre qualcuno pronto a occupare spazi lasciati liberi. Di queste divisioni a sinistra beneficia, al momento, Grillo e il tandem Berlusconi-Salvini che di unirsi non vogliono neanche sentire parlare, per un motivo molto semplice: ognuno di loro vuole la guida del centrodestra.

Quel pezzo di sinistra che non si riconosce nel Pd di Matteo Renzi prova ad organizzarsi e a dare voce ad una fetta di elettorato che non si sente rappresentata. Il leader di questo progetto politico é Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano. Queste le sue parole ‘come diceva Don Milani, la politica è trovare insieme una soluzione. Uscire dai problemi da soli è avarizia, assieme è politica. Da soli non si va da nessuna parte”. Lo afferma, nel suo intervento da Piazza SS Apostoli, Giuliano Pisapia, il quale aggiunge: “Non c’è altra strada, insieme. L’altra strada della divisione, di non essere ancorati ai principi rischia di dare il nostro Paese alla destra, al populismo, alla demagogia”. “Oggi nasce la nuova casa comune del centrosinistra – afferma ancora -. Senza dimenticare il passato, ma radicalmente innovativo”. A fargli da sponda Pierluigi Bersani ‘”Da questa piazza vogliamo rivolgerci a tutto quel popolo di centrosinistra che se ne sta testardamente a casa, disilluso, sfiduciato, spaesato, che sente in tv anche Renzi, ma gli passa come acqua sul marmo. Vogliamo reagire o no? E possiamo accettare che la destra prenda in mano il Paese?. Facciamo partire un viaggio in radicale discontinuità con quello che si è visto in questi anni. E non lo facciamo per rancore, nostalgia, antipatia, perché non abbiamo fatto il vaccino obbligatorio contro l’antirenzismo. Un po’ di misura! Il mondo non gira intorno alla Leopolda, veniamo giù!”. Pisapia e Bersani, dunque, hanno tenuto il battesimo, a Roma, a Piazza SS. Apostoli, di ‘Insieme’: la sinistra alternativa al Pd.

Quello che sta succedendo all’Agenzia delle Entrate e’ inaudito: il Governo nomina un nuovo direttore dell’Agenzia delle entrate e, mentre la nomina e’ in corso di perfezionamento, il direttore uscente Rossella Orlandi approfitta di essere ancora in carica fino a lunedi’ per nominarsi vicedirettore, invece di attendere le determinazioni del nuovo direttore e del nuovo consiglio di gestione. Si fa sempre piu’ smascherato il modus operandi di una cordata di potere che considera l’Agenzia delle entrate come sua proprieta’ privata sin dalla sua costituzione e che per quasi vent’anni ha impedito qualsiasi concorso pubblico trasparente per gli incarichi dirigenziali. Altro che servitori dello Stato, come diceva l’altro giorno l’On.le Bersani, questi si ritengono padroni delle istituzioni e i cittadini sudditi. Lo scrive su Facebook Enrico Zanetti, segretario di Scelta Civica e gia’ viceministro all’Economia del governo Renzi.

“Non sarà Renzi a dare le carte n questa nuova stagione, non si affanni, per lui è fatica sprecata”. Ne è convinto Pier Luigi Bersani, intervistato da ‘La Stampa’, che aggiunge: “Noi con Pisapia stiamo lavorando a un centrosinistra in netta discontinuità con il Pd degli ultimi anni”. Per l’ex segretario dem “ora è il momento che questi apprendisti stregoni raffreddino la testa e abbandonino l’idea delle urne a settembre. In Parlamento, con il buon senso, si può ancora fare una legge simil-tedesca con voto disgiunto, preferenze e una ridefinizione aggiornata dei collegi, e con una larga maggioranza”. “O – conclude – come ultima spiaggia si possono armonizzare le due leggi partorite dalla Consulta con uno sbarramento al 5% e doppia preferenza di genere. Ma nessuno pensi a decreti legge sulla legge elettorale”.

Vogliamo cercare di andare al di là delle convenzioni, gettando le maschere? La minoranza del Pd odia Renzi, lo considera un ‘diverso’, un uomo di potere che sta ultimando la mutazione del Pd: da partito di sinistra a partito di centro. La lotta é per la sua poltrona, l’ultima che gli é rimasta. Quella di Premier gliel’hanno tolta con la ‘scusa’ del referendum, sul quale l’ex sindaco ha puntato imprudentemente quasi tutte le sue fiches. Michele Emiliano, Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema, Roberto Speranza, Enrico Rossi, questo vogliono: uccidere Renzi politicamente una volta e per tutte. In che modo farlo? Detronizzandolo da segretario del partito Democratico. Per fare questo, tutte le occasioni sono buone: il Congresso, usato in tempo utile per non ritornare al voto, la legge elettorale e i suoi tentativi di riforma, in primis la soppressione dei capilista sui quali Renzi piazzerebbe i suoi fedelissimi. Renzi, da parte sua, con l’arroganza e l’ambizione che lo contraddistingue, non ha accettato di buon grado la defenestrazione, e cerca di recuperare. Il tempo é un suo nemico: se ne passa troppo ci si dimenticherà di lui e gli assetti di potere si consolideranno a prescindere dalla sua sfera di influenza; se ne passa troppo poco non avrà il tempo di riorganizzarsi, dentro il partito e fuori da esso. In questo contesto é chiaro che la minoranza del Pd di fare la minoranza non vuole più saperne: o si libera di Renzi o si scinde dal partito. Per andare dove? Non importa, ma una occasione simile non l’avranno più. O si liberano di Matteo o non se lo toglieranno più dai piedi per i prossimi anni. PS: la minoranza del Pd odia Renzi, il suo dinamismo, la sua velocità, il suo cinismo, il suo non essere di sinistra.

“Il voto americano parla anche di noi. Nel mondo ripiega la globalizzazione. Si affacciano protezionismi e pensieri aggressivi verso le persone e le merci di fuori. Gli establishment interpretano la fase precedente, in via di superamento. Ovunque, anche in Europa, c’e’ una nuova destra in formazione. Non e’ una destra liberista, e’ una destra della protezione”. Cosi’ Pier Luigi Bersani commenta su Facebook le elezioni Usa. “Se vogliamo impedire che vinca ovunque – aggiunge- dobbiamo attrezzare una sinistra larga che abbandoni le retoriche blairiane delle opportunita’, delle flessibilita’, delle eccellenze e scelga la strada della protezione sulla base dei propri valori di uguaglianza. Mettendo tutti e due i piedi fuori dagli establishment e dentro le periferie sociali, rilanciando i diritti del lavoro e le battaglie di uguaglianza, difendendo i principi di base del welfare universalistico secondo i quali davanti a bisogni fondamentali non ci puo’ essere ne’ povero ne’ ricco. Non c’e’ da perdere tempo. Per dirla in bersanese: la mucca nel corridoio sta bussando alla porta”.

Che succederà all’indomani del voto referendario? “Io voglio credere -ha risposto Pierluigi Bersani ai microfoni di Agorà – che anche quello che sto facendo io, che stanno facendo alcuni di noi, è per tenere agganciata al Pd una parte non irrilevante di un mondo del Pd e del centrosinistra che non è convinto”. “C’è una linea politica -ha aggiunto Bersani- C’è l’esigenza di essere un partito che assomiglia a un partito di centrosinistra”. Negli ultimi giorni Bersani ha protestato contro la presunta arroganza del segretario del Pd Matteo Renzi, accusato di gestire il partito con poca democrazia e di far valere il suo peso e i suoi numeri.

“Il Pd ormai è finito, tra Renzi e la minoranza le strade si dividono. E per il centro che vogliamo costruire si aprono praterie in una coalizione con il Pd”. Così il leader di Ala, Denis Verdini, in una intervista a La Stampa in cui si dice “convinto che il Sì alla fine vincerà. Gli italiani capiranno la portata di questa riforma”. La legge elettorale cambierebbe anche in caso di vittoria del Sì, “le modifiche sono praticamente già cosa fatta: via il ballottaggio e premio alla coalizione che supera una certa soglia” sottolinea Verdini osservando che l’accordo trovato all’interno del Pd e che ha segnato la ‘pace’ con Gianni Cuperlo della minoranza dem “non conta niente. Il Pd da solo non ha i numeri al Senato per cambiare l’Italicum e dunque Renzi deve trattare con noi e con Alfano”. L’Italicum, prosegue Verdini, “cambia perché sta cambiando lo scenario politico. Il Pd si sta spaccando. E per Renzi  è necessario mettere in piedi una coalizione con una forza di centro. Noi lavoriamo per questo. Ci sono praterie per una forza moderata alleata col Pd”. Che fine farà la minoranza Pd? “In ogni caso – risponde Verdini – anche se vincesse il No, non me li immagino correre alle prossime elezioni insieme a Renzi. Finiranno come Fassina, D’Attorre e Civati, ai margini della vita politica” perchè “la gente che ce l’ha con Renzi vota i grillini, mica loro. Per Bersani non ci sono spazi da riempire”.

VERDINI: MAI RILASCIATA INTERVISTA, NON PASCOLO IN CASA ALTRI

“In merito alla pseudointervista pubblicata oggi sul quotidiano ‘La Stampa’, intendo chiarire per l’ennesima volta di non aver mai rilasciato alcuna dichiarazione, tanto meno dunque interviste o colloqui con chicchessia. Nel corso di una cena di beneficenza ho avuto modo di chiacchierare con alcuni invitati che mi chiedevano dell’attuale situazione politica. Non so se fra essi ci fosse il giornalista de ‘La Stampa’, so per certo che, oltre a non essersi presentato come tale, costui ha compreso e riportato in maniera totalmente scorretta ed errata i miei ragionamenti. Ragionamenti che poi, tra l’altro, il quotidiano ha ulteriormente distorto con un titolo che non corrisponde affatto al mio pensiero. Chi mi conosce sa che non e’ mia abitudine rilasciare interviste o dichiarazioni di sorta, e quando lo faccio cio’ avviene in modo serio e approfondito, non di straforo. E soprattutto, come ho spesso avuto modo di ripetere, non vado a pascolare in casa altrui, parlando di partiti di cui non faccio parte”. Lo dice il senatore Denis Verdini, presidente di Alleanza liberalpopolare-autonomie.