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“Il cambiamento del Pd passa attraverso l’unita’, serve un partito dove ci si parla e ci si ascolta”: e’ la ricetta del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, che stamani a Pordenone ha incontrato i sostenitori della sua mozione per la segreteria dei Democratici. “Necessaria poi una capacita’ di dialogo con il Paese, interrotta in modo drammatico con il referendum – ha ammonito -. Un partito che non riflette su quel risultato e’ un partito che rischia di fare esattamente gli stessi errori. L’unita’ e’ quella del Centro Sinistra, avventure di altra natura credo siano piu’ della fantascienza che della politica – ha precisato in merito ad un possibile dialogo con i 5 stelle -. Il Centro Sinistra va pero’ ricostruito: noi abbiamo un rapporto difficile con gran parte delle forze che si riconoscono in questo campo e non possiamo permettercelo perche’ altrimenti vince la Destra”.

Se decidesse di fare politica, Paolo Del Debbio “potrebbe essere un ottimo candidato premier, piace a tutti, da Berlusconi a Salvini alla Meloni”. Lo ha detto il direttore del Tg4 Mario Giordano, ospite di Un Giorno da Pecora, il programma di Rai Radio1 condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari, aggiungendo che il collega e conduttore di Quinta Colonna però “ha detto che vuole continuare a fare il suo lavoro”.

“Una parte di quelli che hanno deciso la scissione credo lo avessero deciso da tempo” e dunque se Andrea Orlando fosse sceso in campo prima per la segreteria Pd “non credo sarebbe cambiato molto”. Tuttavia “al di là dei grandi nomi che sono andati via, molti orientati ad andarsene si sono fermati per fare una battaglia politica”. Ma qualunque sarà l’esito del congresso, quelli che sono usciti dal Pd “devono tornare a prescindere. Che la sinsitra riformista viva in un partitino in mezzo ad altri partitini è un’idea che non funziona”. Lo ha detto lo stesso ministro della Giustizia e candidato alla segreteria del Pd, ospite di Tagadà su La7. Sulla sua corsa alla segreteria e sul fatto che la sua notorietà sia inferiore a quella di Renzi, “c’è tempo fino alle primarie per farmi conoscere. Al di là delle presenze in tv, le mie idee credo abbiano uno spazio politico. E tanti militanti che si stanno mettendo in moto mi aiuteranno a farle conoscere”. Proprio sulle idee Orlando vuole poggiare la sua corsa: “Io non sono ossessionato dal relazionarmi agli altri candidati. Da tempo è tutto giocato tra renzismo o antirenzismo. Invece dobbiamo caratterizzarci per quello che vogliamo dire agli italiani”. E in questo sforzo “vorrei partire da una seria lettura del risultato del referendum: nelle periferie il 70-80% ha votato No, per dare un messaggio di disperazione, e hanno votato No 7 giovani su 10. Vorrei partire da lì e non dalle idee degli anni ’90 quando a sinistra si pensava che con la globalizzazione tutti sarebbero stati meglio. Non è stato così. O abbiamo idee nuove o rischiamo di essere il partito solo di chi ce l’ha fatta. Il partito dei petrolieri o dei finanziaeri è una caricatura, smentita dai milioni di voti del Pd. Ma o noi con strumenti nuovi proviamo ad affrontare la nuova questione sociale, o c’è a rischio non solo la nostra funzione, ma la democrazia”. Perchè, è il ragionamento di Orlando, “con grandi diseguagliazne vince la paura, e con la paura vincono i populisti: chi dà la colpa agli immigrati, chi ai meridionali, chi genericamente ai finenzieri”. Dunque, è l’auspicio di Orlando, “vorrei essere giudicato e valutato per i miei programmi non per l’aggressione o la delegittimazione dei miei avversari. La prepotenza ormai è come l’aria, la respiriamo. Il politico piuttosto che esporre le sue idee, attacca l’avversario. Secondo me è il segno di una difficoltà progettuale, perchè se uno ha idee e progetti cerca di convincere anche gli altri. E’ un gusto che abbiamo perduto. Se hai buone idee puoi convincere chi non la pensa come te, e questo vorrei che fosse il tratto della mia campagna congressuale”.

Enrico Lucci, popolare volto tv e ideatore di Nemo, su Rai2, negli ultimi giorni è imperversato in tv e nell’assemblea Pd vestito da Stalin, con baffo e colbacco. Con questa singolare ‘mise’, prima ha cercato di intervistare Pierluigi Bersani e poi ha fatto ‘irruzione’ nello studio del Tgla7. Ospite di Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, l’ex Iena ha raccontato meglio come sono andati questi due incontri: “Bersani all’inizio ha detto che non voleva parlare con me, e ha fatto bene: non si può parlare con uno vestito in quel modo…”, “poi però l’ho rincontrato e gli ho detto: guardami bene, ti sembro uno non serio? E lui si è sganasciato dalle risate”. Ieri è pure entrato in diretta da Mentana, durante la ‘maratona’ del suo Tg La7. E il direttore le ha chiesto di togliersi colbacco e baffi…”Si, ma era tutto concordato, ovviamente dai, sono le buffonate che facciamo noi della televisione. Ma non mi fermerò qua. Mi candido alla segreteria del Pd. Giovedì, durante Nemo, ci sarà la candidatura ufficiale”, “non sono iscritto, ma ero iscritto alla sezione Lenin del Pci di Ariccia, nel 1985. Ma a me dei regolamenti interni non me ne frega niente, cerco solo il consenso a furor di popolo per far funzionare il Pd come farebbe il mio amichetto coi baffi, Stalin… In Siberia ci sono tantissime betulle da segare e serve gente da portare lì per farla lavorare”. Chi ci manderebbe in Siberia dell’attuale Pd? “Il 99%”. Chi terrebbe invece? “Teresa Bellanova, una bracciante, che farei mia vice”.

“Qualunque problema abbia il partito, l’idea che lo si possa risolvere con la scissione e’ sbagliata”. Lo ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando (Pd), intervenendo ad Agorà su RaiTre. La divisione “apre un fronte che consente alla destra di rafforzarsi”, ha dichiarato Orlando aggiungendo sulla possibile scissione che “la responsabilita’ e’ di tutti: non si e’ sedimentata una politica comune”. Il ministro, riguardo alla segreteria del partito, ha dichiarato: “In queste ore non mi pare serva mettere altri candidati in pista. Se fossi sicuro che una mia candidatura evitasse la scissione io sarei gia’ candidato”.

“La divaricazione forse e’ gia’ insanabile. Gli elettori hanno perso la speranza. Sabato lanciamo la nostra proposta, l’ultima chance al Pd. Se Renzi accetta, bene. Altrimenti, domenica andremo via. Mi sforzo di evitare lo strappo, ma fedele ai miei valori”. Lo afferma in un’intervista al quotidiano La Repubblica il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Alla domanda su cosa debba fare il segretario del Pd Matteo Renzi, Emiliano risponde cosi’: “Accettare una conferenza programmatica, poi un congresso che non sia un rito abbreviato. In autunno, insomma”. Quanto all’iniziativa lanciata ieri con Enrico Rossi e Roberto Speranza, il governatore pugliese sottolinea: “Fate conto che queste tre persone siano gia’ una persona sola, un candidato unico. Poi stabiliremo i ruoli tra questi primus inter pares”. E prosegue: “Parliamo a tutto l’universo dei centristi, riformisti e radicali italiani. Bersani e D’Alema hanno dimostrato una generosita’ e un’intelligenza enormemente superiore a quella di Renzi, dicendo che la fase politica che li riguardava e’ conclusa”. Per Emiliano l’ex premier “continua a correre come un matto, senza sapere dove va. Noi vogliamo arrivare al 2018 con Gentiloni, lui pensa di mollarlo in base alle sue esigenze congressuali. Ma se hai perso tutte le battaglie, nessuno ti segue. Il tono in direzione era: “Non faro’ prigionieri”. Per lui un congresso e’ una guerra”.

“Leoluca Orlando vende una storia che non c’e’: quella sua e’ intrisa di politica e molto spesso non e’ stata buona politica. Dire no ai partiti, piu’ che una abiura, appare come una catarsi che vive nel momento del declino della sua esperienza. Ognuno di noi e’ quello che e’ stato. Puo’ essere diverso, forse, in futuro ma non nel presente, cercando di camuffare cio’ che porta dietro di se’. Apprezziamo invece il tentativo di chi, come Ferrandelli, nonostante un percorso articolato e differente dal nostro, si mostra intenzionato ad unire le forze per un progetto nuovo per la citta’ e non esclude quella buona politica, indicandola come una prospettiva politica – popolare ed europea – che ci piace e sulla quale intendiamo lavorare’. Così Saverio Romano, leader di Cantiere popolare e Gianfranco Micciche’, coordinatore Forza Italia-Sicilia.

“Siamo lusingati ogniqualvolta esca il nome di Nino Di Matteo accostato ai 5stelle o quando lui spende parole positive nei confronti del movimento, come ha fatto nel caso del codice etico che abbiamo adottato. Ma non vorrei che dietro alle voci insistenti che lo danno come nostro candidato alla Regione siciliana ci sia l’azione di qualcuno che voglia delegittimarlo, proprio accostandolo al movimento”. Cosi’ il deputato regionale del M5s, Giancarlo Cancelleri, commentando con l’ANSA le voci su un eventuale impegno politico del pm dell’inchiesta Stato-mafia a fianco dei 5stelle. “Il M5s stima Di Matteo – aggiunge Cancelleri – Io non conosco i suoi gusti politici, spero certamente che vada avanti col suo lavoro. Confermo invece la mia candidatura alla presidenza della Regione. Proporro’ la mia candidatura attraverso la piattaforma Rousseau e a scegliere sarà la gente’

I leader del Partito socialdemocratico (Spd) hanno nominato all’unanimità Martin Schulz presidente e candidato alla cancelleria contro Angela Merkel. Della nomina dell’ex presidente del Parlamento europeo scrive la Dpa. Nei giorni scorsi Sigmar Gabriel ha ceduto la presidenza dei socialdemocratici, avendo rinunciato a correre contro Angela Merkel. Schulz dovra’ essere eletto anche dalla base del partito, in un congresso che si terra’ a meta’ marzo.

“Io sono il presidente felicissimo di una regione bellissima, sono un uomo strasoddisfatto e non ho nessuna ansia. Se c’è un congresso e un’unica candidatura alternativa a quella del segretario uscente e se io capisco che questa candidatura può essere utile e incarnata da me io non ho nessun problema”. Lo ha detto il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano ospite di In mezz’ora su Rai Tre. “Se c’è un altro e funziona meglio di me non ho nessun problema a fare campagna elettorale per lui”, ha concluso.